Dalle Valli di Lanzo alla Valchiusella: storia di montagne, uomini e teleferiche

L’amico Ezio Sesia, scrittore ed accompagnatore del nostro Gruppo TAM, è un grande conoscitore delle Valli di Lanzo con la sua storia, le sue tradizioni,  le sue bellezze naturali ed artistiche. Oggi ci regala un articolo che già comparve sull’Annuario 1997 della sezione di Venaria Reale del CAI (già UGET), con il sottotitolo “Personaggi e storie tra gli archivi della memoria”.
Buona lettura … 

Non è raro che nei villaggi di montagna, anche nei più sperduti, siano vissuti personaggi rimasti nella memoria per le loro singolari capacità intellettuali e artigianali. Ad esempio Giuseppe Alasonatti “Pin d’la Crous” di Ala di Stura, vissuto nella seconda metà dell’Ottocento, significativo caso di letterato pressoché autodidatta e costruttore di meridiane, che redasse tra l’altro una cronaca vivace e precisa degli avvenimenti locali. Nel mio piccolo, ricordo anche il mio bisnonno materno, Antonio Vottero Reis di Pugnetto (Mezzenile), detto per le sue capacità “Canoun” (cannone): era capace di aggiustare gli orologi, anche quello del campanile, si costruì da solo svariati aggeggi, tra cui un macinacaffè, ed era pratico di codici e leggi, tanto che molti suoi compaesani si rivolgevano a lui per pareri e consigli.

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Occuparsi della Piccola Montagna di Torino

Con questa bella riflessione l’amico Beppe Gavazza, responsabile del nostro Gruppo TAM, ci richiama all’attenzione per un nostro patrimonio a due passi da casa, la collina torinese  che dobbiamo tutelare prestando il nostro contributo fattivo anche nella manutenzione del suo sentieri 

Chi non c’è mai stato, almeno una volta, al Faro della Vittoria o a Superga? Sembra di essere in montagna? No: forse di essere nei paraggi di qualche alpeggio di bassa montagna con case che ricordano la città. Ciò che più fa correre l’immaginazione è la Storia che permea la città, Torino, e la sua “campagna elevata”, che trasuda dai nomi delle località collinari.
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L’ arrampicata sportiva: da Sport Roccia 1985 a Tokyo 2020 (2021)

Oggi, sabato 16 maggio 2020,  nel nostro salone UGET avremmo dovuto celebrare l’ammissione dell’arrampicata sportiva  tra le discipline olimpiche con un convegno e la partecipazione di tantissimi protagonisti di allora, tra i quali Andrea Mellano , Marco Bernardi e Marco Scolaris,  presidente della federazione mondiale  IFSC.
Purtroppo questa situazione emergenziale per la pandemia del corona virus non ce l’ha permesso: e così, come pure i Giochi Olimpici, anche noi abbiamo rinviato l’evento. Riteniamo importante ricordare ma soprattutto far conoscere ai giovani questa primogenitura torinese grazie alla lungimiranza dei suoi ideatori. 
Volendo anche ricordare l’importante ruolo ricoperto dalla nostra sezione patrocinando la manifestazione pubblichiamo alcuni documenti tratti dalla nostra rivista annuale  liberi cieli” – 1984

Il Consiglio Direttivo dell’UGET nella riunione dell’11 febbraio 1985 ha ascoltato – su proposta del presidente Leo Ussello – una relazione di Andrea Mellano, accademico del CAI e di Emanuele Cassarà, entrambi consiglieri della Sezione, sull’organizzazione di Sport Roccia 85 – l° meeting internazionale competitivo di arrampicata sportiva individuale.

Il Consiglio ha accettato di farsi primo patrocinatore della manifestazione, approvando poi definitivamente l’iniziativa a verbale nella riunione del 18 marzo 1985, all’unanimità.

Ecco la lettera di annuncio ufficiale del meeting poi presentato alla stampa dinanzi alla presidenza dell’UGET il 18 aprile 1985 al Museo della Montagna

Un’idea torinese

L’iniziativa costituisce una novità assoluta e clamorosa per l’Italia e l’Europa.
Si tratta della prima competizione internazionale di arrampicata sportiva individuale: una vera gara sportiva sulla roccia aperta a tutti, italiani e stranieri.

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CLAUDIA una vita di corsa

Con enorme piacere vogliamo presentare il libro CLAUDIA UNA VITA DI CORSA che l’amico Ugo Manera ha scritto con la storia e le opere di Claudia, sua figlia,  scomparsa ad ottobre 2017 travolta da un camion mentre era in bicicletta. Il libro è stato realizzato da Fusta Editori ed è stato stampato nel mese di marzo in piena pandemia, ma sarà nelle librerie dalla prossima settimana.
Avremmo voluto organizzare una serata di presentazione ma le attuali restrizioni non ce lo hanno consentito; allora vi invitiamo a cercarlo in libreria per poter vivere leggendolo una bella storia!

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Grandes Jorasses

Anche l’amico Igi Salza ci regala il bel racconto di una sua grande impresa alpinistica. Buona lettura …

Le Grandes Jorasses, annoverate tra le più belle montagne del mondo, possiedono un magico potere di attrazione e sono avvolte da un’aura di grande prestigio. Chi, aspirante alpinista medio, come il sottoscritto, non serba almeno qualche reminiscenza di lettura delle storiche conquiste che si sono realizzate sugli scoscesi versanti e sulle arcigne creste delle Grandes Jorasses? Così per me la salita della via normale alla cima Walker ha costituito per anni una delle massime ambizioni, degna di figurare a coronamento di un’intera stagione.
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In ricordo di Gianni Comino: c’è un tempo per sognare

Il 28 febbraio  1980 cadeva sul seracco di destra della Poire, al Monte Bianco, un ragazzo di appena 28 anni, durante il tentativo di apertura in solitaria di una linea visionaria. 
Gianni Comino, originario di Vicoforte, non è stato solo una figura di indiscussa valenza alpinistica; la sua storia, prima ancora, rappresenta  un grande inno al valore della vita e dell’amicizia.
A quarant’anni da allora, il 30 gennaio 2020, nel nostro salone con la presenza della sorella Anna, dello scrittore Paolo Castellino  e di tanti suoi amici lo abbiamo ricordato.
Pubblichiamo la premessa al libro biografico “C’è un tempo per sognare”
che vi invitiamo a leggere …

L’alpinismo è un mondo meraviglioso, vasto e dalle molteplici sfaccettature; un sistema in continua evoluzione, composto da una complessa trama a maglia irregolare intessuta tra rocce, ghiacci e sentieri. Di tutto ciò il vero collante è da sempre rappresentato dalle vicende umane, le quali conferiscono un senso al tutto. Senza di esse, le montagne forse sarebbero prive di significato, magari belle a vedersi e a fotografarsi, ma vuote della storia cucita a suon di passi, respiri ansimanti, martellate sui chiodi che conferisce loro quasi un alito di vita e le rende entità capaci di interagire ed interloquire, sebbene con un linguaggio proprio che a noi uomini talvolta può sfuggire. Continua la lettura di In ricordo di Gianni Comino: c’è un tempo per sognare

Adesso cominciano ad essere un po’ tanti i giorni …

Ecco qui un bellissimo racconto dell’amico e gestore del rifugio Selleries, Massimo Manavella

Oggi è il 12 di maggio, martedì. Ed avremo raggiunto le 9 settimane di Selleries chiuso per la Pandemia.

Cosa possa raccontare un rifugio chiuso non ne abbiamo bene l’idea.

Sulla fine un deposito di mercanzia e faccende umane, senza umanità in circolazione ha poco senso di essere, gli viene a mancare la sua funzione: il suo scopo.

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La storia di un diedro

Sempre grazie all’importante lavoro di Alessandro Gogna con il suo bellissimo blog (www.gognablog.com) pubblichiamo, della grande produzione di scritti dell’ugetino Gian Piero Motti, un bellissimo articolo pubblicato sul nostro annuario Liberi Cieli nel 1967.

La Parete dei Militi è considerata dalla maggioranza degli alpinisti torinesi null’altro che uno “sporco muro”, una parete che esce sui prati, e soprattutto una parete marcia. In effetti la qualità della roccia non è delle migliori: si tratta di un calcare assai alterato, che richiede un’arrampicata attentissima, sovente logorante. Ogni appiglio deve essere provato, accarezzato; tutto muove e scricchiola sinistramente e la chiodatura, per di più, è assai difficoltosa per la ricerca di fessure adatte e sicure.

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