Archivi categoria: Alpinismo

Accadde in settembre

L’amico Andrea Mellano ci ha regalato questo bell’articolo scritto per la rivista del CAI, Scandere, nel 1964. Un articolo già ripreso lo scorso anno da Alessandro sul suo quotidiano online Gognablog

Cosa ci vuole per compiere la scalata di una famosa parete? Innanzi tutto ci vuole la parete. E questa c’era perbacco: nientemeno che la Nord-est del Pizzo Badile.

Poi ci vogliono almeno un paio di individui muniti di una capoccia che riesca a ragionare e di gambe e braccia che al momento opportuno riescano abbastanza utili. E anche questi c’erano (forse non corrispondenti ai requisiti richiesti, ma c’erano) e non solo due ma tre, anzi, quattro. Infine una macchina super veloce, un po’ di materiale, un pizzico di fortuna, due etti di bel tempo e: «voilà», la parete è fatta. Facile no? Bene, sentite un po’ come andò a finire. Continua la lettura di Accadde in settembre

MERIDIANI MONTAGNE: FERRATE IN DOLOMITI

Meridiani Montagne è certamente la rivista di montagna più diffusa e amata. Grazie ad ogni monografia si possono scoprire le più belle cime dell’arco alpino e non solo, territori che custodiscono molteplici identità culturali, ambientali, naturalistiche ed etnografiche, tradizioni e storie senza tempo. Ogni numero di Meridiani Montagne presenta in modo esaustivo la meta senza dimenticare il percorso storico e antropologico e affrontando tutti i modi di viverla: l’alpinismo, l’escursionismo, le passeggiate, la cucina, i libri.
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Güstìn, l’alpinista

Riprendiamo le parole del giornalista e scrittore, Gian Luca Gasca, perchè descrive le stesse sensazioni di quando ho conosciuto per la prima volta qualche anno fa Güstìn Agostino Gazzera, ugetino da sempre:
“Quando per la prima volta ho incontrato il tuo sguardo ho intuito un bagliore particolare. Quegli occhi piccoli e scuri, sotto quelle sopracciglia incolte da montanaro, lasciavano trapelare una lunga esperienza. Erano malinconici, fieri, duri, speranzosi. Erano gli occhi di un uomo che ha saputo guardare alle difficoltà della vita con dignità e dolcezza; di chi ha guardato a ogni alba come un nuovo giorno da vivere, sempre in salita.”

Proponiamo QUI un brano della sua storia speciale quella raccontata nel film “L’alpinista” (49′, 2015), opera dei bravissimi registi Giacomo Piumatti e Fabio Mancari (Stuffilm Studio)

Di seguito l’articolo di Gian Luca pubblicato il 15 marzo 2020 sul sito Montagna.TV, il primo sito italiano sul mondo della montagna e dell’alpinismo.
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CUS Climbing & CAI UGET

In questa quarantena il tempo e la voglia per allenarci sicuramente non mancano, ed ora con l’aiuto del CUS CLIMBING e di Jacopo Muraro avete anche una scheda da seguire. Così da tornare a camminare sulle vostre cime preferite con le gambe (e l’addome) più allenati che mai. Si… naturalmente anche sul Musinè.

La scheda che abbiamo pensato per voi dura un mese, è completamente a corpo libero e non necessità di attrezzi. Essendo strutturata a tempo e non a ripetizioni, nel caso si voglia incrementare o ridurre l’intensità dei vari esercizi, basta aumentare o diminuire  la velocità di esecuzione. Speriamo quindi con questo allenamento di farvi sudare  divertire e soprattutto migliorare. Sono ben accetti consigli e feedback.

Vi aspettiamo per conoscerci meglio a fine quarantena nella nostra palestra d’arrampicata.

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Enrico Camanni: Alpi Ribelli

Altra puntata con la pubblicazione di brani tratti dai libri dell’amico, giornalista e scrittore, Enrico Camanni …. E’ la volta di questo tratto da “Alpi ribelli”, editore Laterza 2016

I disubbidienti del Petit Dru

Gian Piero Motti amava due generi di alpinisti, che spesso coincidevano: i romantici e i ribelli. Adorava l’alpinismo francese, più solare e scanzonato del nostro. Era molto attratto dagli americani. Quando Andrea Gobetti ed io proponemmo alla Rivista della montagna un articolo su René Desmaison, Gary Hemming e il famoso salvataggio del Petit Dru ci disse «bene, scrivetelo, è una bella storia». L’articolo uscì nel luglio del 1983, pochi giorni dopo la sua morte, ma lui fece in tempo a leggere e confermare: «Bella storia».

La storia del funambolico soccorso alpinistico dell’agosto 1966 sull’Aiguille du Petit Dru, nel cuore del Monte Bianco francese, è una sorprendente allegoria della rivoluzione culturale del Sessantotto. La precede di un paio d’anni e ne anticipa la sceneggiatura. Ci sono già tutti gli ingredienti: autorità, senso del dovere e dell’ubbidienza da un lato; anarchia, creatività e disubbidienza dall’altro. Il mondo diviso in due: chi è troppo vecchio per capire i giovani, chi è troppo giovane per sopportare i vecchi. Il potere ne esce con le ossa rotte; i disubbidienti hanno già il mondo nelle mani. Continua la lettura di Enrico Camanni: Alpi Ribelli

La falesia dei Toupé

Grazie all’amico ugetino Guido Bolla vi vogliamo presentare un bellissimo paradiso per l’arrampicata che con il lavoro di tanti appassionati si sta ripristinando in Val di Susa: la falesia dei Toupè.

LA NASCITA …
La Falesia dei Toupè si trova a 950 m di altezza ed ha una esposizione Sud-Est. La roccia è uno gneiss granitoide a grana fine con diedri alternati a placche a tacche e reglettes che richiedono un’arrampicata piuttosto tecnica.
E’ stata scoperta nei primi anni 90 dalla G.A. Alberto Bolognesi che vi ha tracciato ed attrezzato una cinquantina di itinerari fra Monotiri e Multipitches.
Negli anni successivi la vegetazione si è via via riappropriata di parte del territorio e la frequentazione, per un lungo periodo, è rimasta limitata alla grande placconata del Settore Destro e a pochi altri tiri.
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PUNJAB ’70

Oggi era in programma una serata per ricordare a cinquant’anni la spedizione PUNJAB’70. Avrebbero dovuto partecipare alcuni dei protagonisti: Corradino Rabbi, capo spedizione, Alberto Re e Bruno China

Purtroppo questa emergenza dovuta al coronavirus non l’ha resa possibile, ma noi vogliamo rimediare proponendovela in modo virtuale con il racconto della spedizione dall’articolo di Alberto Re pubblicato sulla nostra rivista LIBERI CIELI nel 1970.
Comunque appena possibile la serata verrà riproposta e potremo sentire il racconta dalla voce dei protagonisti.
Buona lettura!

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Linda Cottino: L’alpinismo delle donne al tempo di Alessandra Boarelli

Con la postfazione del suo libro NINA DEVI TORNARE AL VISO (Fusta Editore 2019) l’amica, giornalista e scrittrice,  Linda Cottino, ci racconta l’alpinismo delle donne, intorno alla metà dell’ottocento, nell’epoca d’oro della conquista delle cime, quando anche le donne, in compagnia di padri, fratelli e mariti, iniziarono a frequentare le montagne.

Estate 1863. Una settimana prima che la comitiva guidata da Quintino Sella giunga in cima al Monviso, un gruppo di alpinisti anticipa il tentativo italiano alla vetta. Con loro c’è anche una 25enne di Verzuolo. Si chiama Alessandra Re Boarelli. Il maltempo e l’indecisione della guida arresteranno il tentativo. Ma se la salita fosse andata per il verso giusto, una donna avrebbe preceduto sulla vetta i fondatori del Club Alpino. E probabilmente la storia dell’alpinismo italiano organizzato avrebbe
avuto un inizio diverso da quello che tutti conosciamo.
Ad Alessandra, donna colta e libera, il Monviso è comunque entrato nel sangue. E il 16 agosto 1864, un anno dopo il precedente tentativo, riesce a calcare la vetta della montagna. 

Ma chi era davvero la giovane pioniera del Viso? Tra storia e narrazione romanzata, questo libro getta un po’ di luce sulla vita, sulla personalità della protagonista e sull’ambiente culturale in cui la donna maturò la decisione di salire sul Re di pietra.

Buona lettura!

Il 4 settembre del 1838,  lo stesso anno di nascita di Alessandra Boarelli, all’una e mezza pomeridiane una nobildonna francese metteva piede sulla cima del Monte Bianco. Quella donna era Henriette d’Angeville. Aveva la bella età di 44 anni e abitava a Ginevra, dove si era stabilita dopo che il Terrore aveva inghiottito quasi per intero la sua famiglia; da lì, nelle giornate terse, vedeva luccicare in lontananza la cupola bianca e glaciale del Monte Bianco, una montagna che all’epoca era “italiana”, in quanto parte dei territori del Regno di Sardegna. Continua la lettura di Linda Cottino: L’alpinismo delle donne al tempo di Alessandra Boarelli

Enrico Camanni: il desiderio d’infinito

Proseguiamo con la pubblicazione di brani tratti dai libri dell’amico, giornalista e scrittore, Enrico Camanni …. E’ la volta di questo tratto da “Il desiderio di infinito. Vita di Giusto Gervasutti”, editore Laterza 2017

Primavera torinese
Nei primi mesi del 1933 i taccuini di Gervasutti registrano molto sci alpinismo, soprattutto nel Vallese. Spiccano un tentativo alla Dent Blanche naufragato in un mare di neve e l’haute route del Cervino dalla Valtournenche alla Valpelline.
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Capucin

Grazie all’importante lavoro di Alessandro Gogna con il suo bellissimo blog (www.gognablog.com) pubblichiamo, della grande produzione di scritti dell’ugetino Gian Piero Motti, quello che probabilmente è stato il primo articolo da lui pubblicato: il racconto di una salita primaverile alla parete est del Grand Capucin con l’amico ugetino Dino Rabbi.
Ci teniamo a ricordare che questa parete su salita per la prima volta nel 1951 dalla cordata di Walter Bonatti e l’ugetino Luciano Ghigo.

(pubblicato su Bollettino della GEAT n. 3-4 del 1967)

«Basta con le staffe!», brontola Dino sbucando da un ennesimo
strapiombo; da ore sotto di noi non vediamo che il bianco del ghiacciaio e la fatica comincia a farsi sentire.
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