Diario della escursione di Domenica 13 novembre 2022 al Mont Saint Gilles (Valle d’AOSTA) , chiusura attività TAM 2022 con merenda

ARRIVEDERCI al 2023 con le Gite Domenicali e i Trekking.

Nel mese di Dicembre pubblicheremo, su questo sito, le proposte di Gite Domenicali e Trekking del Gruppo Escursionistico TAM per l’anno 2023. Tramite la newsletter Vi informeremo sulla pubblicazione. Con questo articolo vogliamo ricordare la bella giornata trascorsa insieme con l’augurio che ci siano nel prossimo anno tante occasioni come queste di ritrovarsi

Partenza e arrivo: Torille (Verrès, AO), 400 m – Quota massima: Monte Saint Gilles, 918 m – Dislivello in salita: 600 m – 9 km circa – Tempo salita: ore 2,30 – Durata complessiva: ore 5,00 (soste escluse)

Il riscaldamento globale e il conseguente innalzamento delle temperature ha permesso di prolungare la stagione escursionistica. Per l’ultimo appuntamento della TAM torinese, il meteo è stato clemente. Da Torille, frazione di Verrès, superata la Cappella di S. Barbara, saliamo su stradina asfaltata, poi lastricata e molto ripida, e quindi mulattiera.

Vista sul Castello di Verrès

Il bosco misto è ancora vestito dei colori autunnali, caldi contrasti tra le sfumature del giallo, del rosso, dell’ocra e del marrone, inframezzato dagli ultimi ricordi del verde estivo e dagli aghi dei pini.  Superato il bivio per Montjovet e Chatillon, sotto gli antichi castagni rinselvatichiti, seguiamo a destra l’indicazione per il “Lago”, abbandonando la mulattiera ormai impraticabile. Il sentiero sale ripido nel bosco, e raggiunge la località La Nache.

Sentiero nel bosco
Monte Avic da La Nache

Un vasto pianoro prativo, una bella costruzione con ripiani a coltivo, forse abbandonati, una fontana (asciutta), testimoniano che la località era sfruttata e per vari motivi ora non lo è più. Si raggiunge il Col de La Nache, sferzato dal vento. Il sole ne mitiga gli effetti. Lasciamo a sinistra un secondo bivio per Montjovet e proseguiamo verso est per una lunga e poco faticosa traversata panoramica che ci porta nelle vicinanze del Lago di Villa.

Giochi di luce

Proseguiamo seguendo la segnaletica su un tratto di sterrata, e poi nel bosco fino a raggiungere un colletto. Tralasciamo le altre indicazioni e guadagniamo in breve la sommità del Mont Saint Gilles o Punta della Bandiera, 917 metri. La grande panchina, costruita con tronchi grezzi, non impatta con l’ambiente circostante, così come i cannocchiali dall’allegro bordo arancione, rivolti verso le vette circostanti. Il nome Saint Gilles (Sant’Egidio) deriva dalla prevostura di Verrès risalente all’alto medioevo, i cui monaci seguivano la regola di Sant’Agostino, che rivestì grande importanza e contribuì notevolmente allo sviluppo dell’economia locale.

Gruppo
Bandiere in vetta

Ancora pochi passi e si raggiunge lo sperone roccioso di vetta a picco sulla valle, con le bandiere, italiana e valdostana, mosse dal vento. Il cielo è azzurro con qualche striatura, il sole splende e il panorama ci ripaga della fatica. Il Monte Avic svetta con la sua elegante silhouette al fondo della Valle di Champdepraz, lo Zerbion incombe sulla Valle Centrale, e le Dame di Challand sulla nascosta Valle d’Ayas.

In vetta
Dame di Challant sullo sfondo

Il panorama è a 360°. Le foto si sprecano, siamo tutti di ottimo umore. Ridiscendiamo raggiungendo con una breve digressione il lago di Villa, nella conca all’ombra di vecchi castagni, roverelle e pino silvestre, circondato dalla vegetazione palustre ricca di giunchi e carici. Unica località valdostana dove vive la ninfea, la zona umida del Lago di Villa ospita numerose specie sia vegetali che animali di grande interesse. Il sito è protetto come Riserva Naturale Regionale.

Lago di Villa

Ritorniamo lungo il percorso di salita, prestando particolare attenzione ai tratti più ripidi. Raggiungiamo il parcheggio e poco dopo il ristorante. Siamo in cinquantaquattro, riempiamo il salone con lunghe tavolate.

La “merenda” è più un banchetto che altro, l’appetito, e la sete, non mancano (sono anche le quindici e lo stomaco reclama). L’allegria non ci abbandona, il cibo è di ottima qualità e abbondante, i camerieri gentili e simpatici: cosa volere di più?

Il meteo ci ha risparmiato, abbiamo trascorso una giornata serena immersi nella natura e condiviso emozioni con tanti amici che la pesante situazione di questi tempi ha contribuito a dividere. Oggi abbiamo lasciato da parte i pensieri e le preoccupazioni, illudendoci di vivere in un mondo normale. Domani si vedrà. A proposito: il nome del ristorante è Carpe diem…  

Daria Fava