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Storie di scialpinismo mite, di Enrico Galasso, per gli amici ” Cavùr “

Chi non conosce o non ha incontrato Cavùr? quel simpaticone che ancora oggi si presente alle gite della Scuola come si vestiva negli anni ’90, ancora oggi rinnova solo la felpa, rigorosamente del Toro,

quello che – quando c’è – parte sempre con il primo gruppo e arriva con … non infierisco più, sarà forse perché in questi ultimi anni si è velocizzato: si è dotato di attrezzatura leggera…

Bene, Cavùr ha raccolto in un libricino, che allego, le relazioni che negli anni ha scritto, con passione, raffinate, divertenti, mai noiose, un maestro! 

Una buona lettura in questi giorni in cui #STIAMOACASA!

Dario, diretùr

Premessa

Che fare per alleviare l’attesa di tornare sulle montagne? Ho pensato di dare un contributo, coerente con quello che è sempre stato il mio ruolo nella Scuola: ho messo insieme una raccolta di tutte le relazioni che ho fatto, dai primi anni all’ultimo… sono tante, 25… 

Ho aggiunto una prefazione, un inedito, uno splendido disegno per la copertina fatto ad hoc da Alessandro, un paio di articoli sull’esperienza speleo, qualche nota agiografica in quarta di copertina.

Forse potrà essere un aiuto per far passare il tempo: chi quelle gite le ha vissute, avrà un’occasione per ricordare bellissime giornate; gli allievi di quest’anno – che hanno subito questo coiptus interruptus dell’esperienza sci alpinistica – potranno farsi un’idea di come saranno le prossime, più fortunate, stagioni.

Cavùr

Scarica QUI “Storie di sci alpinismo mite”

Buona lettura!       

… Le montagne non scappano … le ritroveremo  tutte ad aspettarci

lettera alla SSA

A tutti gli allievi, istruttori, amici, ex-allievi

Un carissimo saluto a tutti!

Sono già trascorse più di 5 settimane dalla nostra ultima uscita, era il 23 febbraio.

Nelle settimane immediatamente successive abbiamo dovuto, nostro malgrado, prima annullare la serata didattica e poi la 4° uscita.

La situazione permane critica e dobbiamo unirci agli appelli di tutti nell’osservare scrupolosamente le regole comunicate dalle autorità e stare a casa. 

Le montagne aspettano e ci offriranno altre opportunità di trovarci in un domani che non sarà purtroppo vicinissimo. 

Nel frattempo il direttivo della SSA sta facendo gli opportuni calcoli per offrire a tutti gli allievi 2020 un bonus valido per la re-iscrizione al corso del prossimo anno. Vi vogliamo tutti nuovamente con noi!

Ma non abbiamo ancora dato per concluso il corso 2020, restiamo fiduciosi.

Seguirà una ulteriore comunicazione tra qualche settimana, non appena sarà comunicata la data della fine di questa quarantena infinita e si potrà finalmente uscire di casa. 

Con l’augurio di poter tornare quanto prima alla normalità e con la speranza di ritrovarci insieme a maggio per una gita o passeggiata sui monti tutti insieme.

Per alleviare questa lunga attesa potete trovare sul sito della Scuola, nella pagina “Girl po(w)der”, ma anche accessibile alla fine della lettera, una nuova raccolta foto: le Girls del 2019/2020.

E poi: diteci cosa fate in questi giorni, come vi siete ingegnati per mantenervi in forma, se come e dove vi allenate. Scriveteci. Pensiamo di fare una pagina sul sito con i vostri racconti, le vostre sensazioni, e le vostre storie possiamo postarle su Instagram (solo con la vostra autorizzazione, ovviamente).

Un forte abbraccio a tutti voi da tutto il direttivo: Sara B., Vittorio, Francesca, Enzo, Kia, Sergio, Luca e Dario

Ed un grazie con tutto il cuore alle allieve ed allievi, istruttrici ed istruttori, che sono impegnati nella sanità e nelle farmacie, chi in prima linea a contatto con i pazienti, chi nei laboratori degli ospedali, ed a chi è rientrato volontariamente in servizio. Grazie!

DD

Un sorriso ora con le foto delle allieve ed istruttrici nelle nostre gite della scorsa e attuale stagione

G8.130
le Girls 2019-2020

3.a uscita, 23.02.2020: Crête de Lenlong

Viaggi che saltano, perché annullati dalle autorità oppure perché si decide che è meglio non partire. Questa è la situazione in epoca Coronavirus, ma nonostante ciò nel gruppo vacanze UGET sono tutti pronti a salpare, nonostante l’ora, affrontando un viaggio appiccicati come sardine.

Nel delirio generale alla “si salvi chi può” in una Torino che assomiglia sempre più alla Firenze del 1348, l’unica spiegazione razionale per interpretare la presenza di allievi ed istruttori a questa gita, è la falsa consapevolezza che in quota i virus non arrivino. Risulta quindi giustificata la folle scelta della partenza pre alba, quando l’unica ricompensa certa è la fatica, emulando così i ragazzi del Decameron.

Esorcizzato il drago del Coronavirus, con la spada dell’ignoranza, agli allievi più in fasce non resta che deviare le proprie preoccupazioni sulla meta da raggiungere durante la gita.

Ed ecco che tutti i gruppi, sotto l’attenta supervisione degli istruttori, scrutano con la dedizione di un cane da tartufi tutti i dettagli delle mappe a disposizione. Alla fine dello studio approfondito, la direzione è chiara e certa: seconda stella a destra, dritto è il cammino, porta alla vetta che non c’è. Ebbene sì, il punto di arrivo è anonimo, non definito, paradigma dell’esistenza stessa di ogni uomo.

L’unica certezza è il fanalino di coda del pullman degli allievi distrutto, che ci ricorda che forse svegliarsi alle 5 di mattina affrontando un viaggio in pullman come passeggeri è sempre meglio che esserne il conducente. Il povero conducente, a quel punto, nonostante mezza carrozzeria distrutta, si dedica a redarguire tutti gli incauti allievi che appoggiano gli sci su quel che rimane della fiammeggiante carrozzeria arancione.

Così inizia la gita.

Ci incamminiamo da Val des Près su una strada forestale per cominciare a carburare e rompere il fiato, che là si rompe definitivamente. I numerosi tornanti si inerpicano dolcemente per la montagna, dove i più intrepidi azzardano qualche scorciatoia direttissima fino alla borgata di Granon. 

Più che umano è il pensiero ad un pranzo in baita, ma gli istruttori ci propongono l’allettante alternativa dell’esercitazione con bussola e cartina. Qui viene a galla la pigrizia di qualcuno che non ha verificato i bollettini valanga in settimana, ma un certo entusiasmo nei confronti delle competenze scout acquisite durante l’ultima lezione teorica. 

Riprendiamo la marcia su per i monti e i gruppi di diramano, ovviamente non per alleggerire il pendio, ma unicamente nel rispetto delle attuali normative imposte dal Ministero della Sanità. La pendenza e la temperatura crescono, il numero degli indumenti addosso diminuisce, entro i limiti del possibile. Fa caldo come a maggio, gli alberi sono in fiore e le cicale accompagnano la salita, ma c’è un solo pensiero fisso: mi posso togliere tutto ma non i guanti! Ed è così che spuntano fuori immagini raccapriccianti di gente che sale con le culottes, mostrando lo villoso petto, ma appunto con i guanti, che senza dubbio coprono un’orticaria galoppante. Nessuno vuole essere immortalato in foto senza guanti e finire alla gogna pubblica del mercoledì sera e la suddetta è l’ovvia conseguenza di un clima di terrore.

Il paesaggio si apre su una splendida vallata innevata e rassicurante che ripaga la sveglia di ormai molte ore prima. 

Testimone dei nostri dubbi e delle nostre ambasce è una volpe, che sembra quasi ci faccia l’occhiolino prima di andarsene per i fatti suoi. Chissà se anche lei sa riconoscere la neve vecchia dalla neve nuova. 

Non è chiaro quale sia la meta. Il Fort de Lenlon è in vista, ma il gruppo di testa sembra voler puntare altrove per raggiungere gli oltre 1100 m di dislivello prefissati. L’indecisione tra il fermarsi e il continuare è palpabile, ma fortificati dalla lezione di orientamento e da un forte spirito critico, si segue la traccia del Diretur senza fare troppe domande. Le ultime (e forse uniche!) inversioni della giornata sulla dorsale attaccata alla roccia della Crête de Roche Gauthier ci permettono di raggiungere la cresta. I più celeri si assicurano un posto al sole sulla roccia asciutta, ma le postazioni finiscono presto.

Gira voce che si stia costruendo una barella, qualcuno si è fatto male? Non arrivano né smentite né conferme (la gente non ha più fiato), ma si affronta il dubbio con in mano un panino…la felicità. 

È il momento di togliere le pelli per non tardare a scendere giù dal versante sud, prima che la lezione di sci alpinismo si trasformi con queste temperature in sci d’acqua. Si dà il via alle danze e avanti tutta…in discesa, dove l’obiettivo di tutti sembra ritagliarsi il proprio disegno su una neve vergine, inaspettatamente ancora bella. 

A complemento di tutto ciò ci attende la doverosa esercitazione di ricerca Artva e sondaggio una volta tornati nella borgata di Granon. Dopo i sondaggi, alcuni allievi vengono richiamati all’ordine per finire di dissotterrare i manichini dispersi, ”Maschi Giovani”  appella il Diretur e improvvisamente tutte le donne del gruppo sono felici che le istanze femministe degli ultimi 50 anni siano state temporaneamente dimenticate. A dispetto della più alta retorica del Decameron, l’ermetica descrizione del patrimonio umano è il massimo grado di erotismo bucolico a cui possiamo ambire in questa novella.

La stradina finale ci regala delle belle curve e scendendo la sensazione di gratitudine e leggerezza si fanno tangibili, quando torneremo a casa ci sentiremo tutti meglio di quando siamo partiti. 

Al banchetto di fine gita si determina una strana dinamica che porta a dividere in due posti diversi la distribuzione del cibo. Uno scisma interno? Un’auto quarantena dei primi sospetti casi di Coronavirus? Troppo stanchi e affamati per cercare una spiegazione ci si divide tra le due fazioni e coccolati dal panino alle acciughe e l’ebbrezza di una birra si rientra felici a casa. 

In questi tempi pazzi, la voglia di mollare famiglia e lavoro e aprirsi un chioschetto di Amuchina nel lodigiano è molto forte… per fortuna che c’è il CAI UGET.

” Bello salire (e scendere) insieme! ”

Realizzato dalla delicata retorica di Cecilia Cavallo e l’inadeguato contributo di Giulio Farinelli e con la partecipazione del talent scout Matteo Gallo.

…ed ora vai allo slide show:

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2.a uscita, 09.02.2020: traversata della Punta Saurel

Nel calcio si dice che quando un modulo funziona è bene non cambiarlo, come il famoso e versatile 4-2-3-1 dell’ Inter di Mourinho o della Juventus di Allegri (nota bene, l’unico dei moduli che non contemplava Mazzarri al Toro, e ora capiamo il perché di tante cose … lo dico da tifosa granata!).

Ebbene, la prima cosa che ho imparato alla scuola di Alpinismo del CAI UGET è proprio che, qui, è tutta un’altra cosa.

Se alla Pitre de l’Aigle il modulo dato da: “700m dislivello, istruttori propensi alla didattica, incedere soft” (ogni riferimento alla prima relazione del mitico Cavùr è puramente casuale 😉 ) era stato alla portata delle nostre forze, la seconda uscita CAI regala invece il brivido dello stravolgimento di campo, del “cambio modulo” in favore di Cima Saurel: “1020m dislivello, istruttori propensi a pregare che ogni allievo arrivi in cima, ed incedere grintoso” – Luca Berta batte traccia con passo da bersagliere.

E così se Cavùr rimpiangeva, nella prima relazione, quelle vecchie scritte con stile eroicomico e dal canovaccio standard come nella filmografia di Bollywood… ecco che la seconda uscita ci regala un tuffo nel passato.

La partenza è da Bousson: felicissimo portage iniziale con scarponi ai piedi e annesso rischio volo su ghiaccio, che già ci mette tutti alla prova (come nei migliori film d’azione potremmo dire che “è solo l’inizio!”); i nostri istruttori si trasformano in cercatori d’oro: si prega per un po’ di neve su cui poter far “scorrere” gli sci, almeno in salita con le pelli!

La lunga strada verso la meta è resa però davvero piacevole dal bel sole che ci accompagna, dalla compagnia dei “compagni di sventura” e dal panorama di ampio respiro che davvero molto spesso regala dei WOW (il più delle volte non detti, ma solo pensati, perché – si sa – bisogna conservare il fiato! 🙂 )

Capanna Mautino e i suoi 2100m sanno alquanto di tentazione: al profumo di polenta e spezzatino che arriva dalla cucina, si pensa a disertare! Bella la soddisfazione della cima – per carità -, ma vuoi mettere una bella sosta lì… così facciamo tornare in auge anche il “dato tecnico” delle “mangiate pantagrueliche” che sempre il buon Cavùr ricordava nella sua prima relazione.

Ma chi si ferma è perduto… e così, dritti alla meta. 

Un po’ alla spicciolata…finalmente arriva Cima Saurel con i suoi 2451m: eccola lì la “visione dell’arrivo”, del dislivello macinato e della strada percorsa! Tutti sopravvissuti al momento e pronti alla discesa, da un altro versante, perché -ormai l’abbiamo capito- il brivido è il nostro mestiere e l’ignoto ci appartiene!

Ultimo sforzo è la prova didattica della ricerca artva: la suspance, anche qui, non è mancata, soprattutto nel gruppo di Aldo che, ad un certo punto, ha provato l’ebrezza di rimanere solo sulla montagna, a scavare mezzo vallone nel tentativo di ritrovare il dispositivo del proprio istruttore (nuovo di zecca, per di più!) che risultava “proprio lì” … eppure “lì”, non c’era mai! (Cavùr, non era spento l’artva ma ti assicuro, ci siamo divertiti come quella volta! 😉 )

Le piste di Claviere ci portano veloci al piazzale dei pullman, dove ci aspetta la solita abbuffata – questo sì un classico – che rimette al mondo tutti dopo una seconda uscita importante, che fa mettere benzina nelle gambe e ci ricorda (con le parole di saluto a fine gita del nostro mitico Diretur)  che “il meglio deve ancora venire”! 🙂

Cristina

Cristina con Cavùr

Il percorso di salita:

Ora vai allo slide-show, 110 foto tra le più belle ricevute:

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1.a uscita, 26.01.2020: Pitre de l’Aigle

Prima uscita della Scuola, corso 2020.

Abbiamo le foto!

Ora per vedere lo slide-show clicca sulla foto:

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Inizio da dove avevo terminato. Dallo splendido weekend del 13-14 aprile 2019, con l’accoppiata Gran Vaudala ed Entrelor. 3.200  m di dislivello in due giorni, il record della Scuola di Sci Alpinismo Cai Uget in 55 anni.. ed io c’ero… 😊 (c’ero anche sabato, alla peggior sconfitta del Toro in 113 anni di storia…. ma non divaghiamo). 

La settima uscita dell’altr’anno ci aveva regalato un’accoppiata sontuosa; parto da lì, perché la prima uscita del corso di solito non rende giustizia di quel che seguirà, ed è giusto che i nuovi allievi (benvenuti!!) sappiano che grandi soddisfazioni li attendono. Gli scenari saranno ben più appaganti della Pitre de l’Aigle da Borgata che ci ha impegnato domenica; certo, le gite si faranno via via più impegnative dei 700 m di dislivello percorsi, ma si sarà messa benzina nelle gambe, e la tecnica si sarà affinata. E – si spera – la neve sarà più gratificante di quella trovata in questa discesa: dura, soprattutto in alto, battuta dai passaggi precedenti; ma non è andata malissimo, per brevi tratti c’era perfino qualche oasi di farina….

Comunque, dicevamo, andatevi a leggere la relazione dell’uscita Gran Vaudala + Entrelor, conservata nel ricco archivio del sito della Scuola; l’impresa è stata magnificamente cantata da Andrea. Percepite la goduria di quel week end, e, con l’occasione, traete spunti, perché a qualche neofita toccherà stendere le prossime relazioni (io, per tradizione, mi smazzo la prima…). 

E fare le relazioni delle gite, ragazzi, mica è facile come un tempo… Una volta gli ingredienti della relazione (pubblicata su di un glorioso, ma tristanzuolo bollettino cartaceo), avevano un canovaccio standard, come i film di Albano e Romina, o la filmografia di Bollywood (lui, lei, il cattivo, balli e musica): la gita era narrata con stile eroicomico, condito con qualche dato tecnico ed immancabili riferimenti a mangiate pantagrueliche in piole remote.  Un uso corretto del congiuntivo era un buon titolo di merito per l’articolista, ma non essenziale.

Oggi, mica basta più… bisogna spremersi le meningi, cercare lo spunto ad effetto. Andrea ha fatto una cronaca simpatica, frizzante, di gran ritmo e notevole penna, con un tocco di originalità, inserendo link a brani musicali… proprio carina l’idea di associare la scarpinata ad una colonna sonora! Mi piacerebbe raccogliere la sfida, ma io come cultura musicale sto sottozero… Ognuno ha il suo backround… al Liceo che mi ha lasciato in dote il soprannome con cui mi firmo, poco si suonava e molto si veniva suonati… sono cose che segnano… Sarà per questo che i miei rimandi sono alla  Gerusalemme liberata del Tasso, in cui trovo magnificamente rappresentata la condotta di una gita di sci alpinismo.

Il saggio Capitan con dolce morso
I desideri lor guida e seconda:
…..
Gli ordina, gl’incammina, e ’n suon gli regge
Rapido sì, ma rapido con legge.
Ali ha ciascuno al core, ed ali al piede:
Nè del suo ratto andar però s’accorge.

Ecco apparir Gerusalem si vede:
Ecco additar Gerusalem si scorge:
Ecco da mille voci unitamente
Gerusalemme salutar si sente.

Ditemi se non c’è tutto! “Il saggio Capitan” che “guida e seconda” la truppa… Il Diretùr! 

(con questa captatio benevolentiae mi sono assicurato il posto bus per la stagione…)

Il “Rapido sì, ma rapido con legge” è una magistrale sintesi di tutte le lezioni che vi propineranno nell’anno.

E nell’anafora con cui i crociati salutano Gerusalemme c’è tutta la gioia dello sci alpinista per l’arrivo in cima (l’accostamento della cima a Gerusalemme, poi, è azzeccatissima… io di solito nell’ultimo tratto di salita vedo la Madonna e tutti i Patriarchi…)

Dovessi poi descrivere cosa associo alla fine di ogni gita, virerei su Dante.

E come quei che con lena affannata,

uscito fuor del pelago a la riva,

si volge a l’acqua perigliosa e guata,

così l’animo mio, ch’ancor fuggiva,

si volse a retro a rimirar lo passo

che non lasciò già mai persona viva

Vedrete, quando si macinerà dislivello, come cara apparirà la visione dell’arrivo, delle macchine, della piola… e quale sarà lo stupore, voltandosi indietro, per tutta la strada percorsa…  e che tutti siano sopravvissuti..

Comunque, questa è fatta, la “prima” l’abbiamo portata a casa…

Gli istruttori, in questa salita, erano particolarmente propensi alla didattica, quindi l’incedere è stato molto soft; la discesa è stata interrotta da una ricerca Artva (ormai un classico della prima uscita) che dura una fracca di tempo….

Utile, utilissima, imprescindibile questa ricerca Artva, ci mancherebbe.. poi attori bravi e calati nel ruolo… voce narrante competente e preparata… però non prende, non appassiona… l’happy end è ormai scontato.. ci siamo divertiti un pò di più solo quella volta che si è seppellito un Artva spento…

Alla prossima!

Cavùr

Cavùr

PROVA IN PISTA – 19.01.2020

La prova in pista dei nuovi iscritti al Corso di sci-alpinismo si effettuerà domenica 19.01.20 sulle piste di Bardonecchia Jafferau.

Ritrovo a Rivoli, Corso IV Novembre, di fronte al supermercato Mercatò. Corso IV Novembre (in realtà è una via) deve essere imboccato dalla rotonda che si trova al fondo di Corso Allamano, appena superato il cavalcavia sulla tangenziale. Arrivando da Corso Allamano (o dalla tangenziale, uscita IV NOVEMBRE) alla rotonda, che si trova appena superata la tangenziale, uscire alla prima a destra. Vedi sulla pagina “ritrovi” ulteriori info.

Orario: ritrovo ore 7:30. Ad attenderci il pullman che ci porterà alla stazione sciistica.

Attrezzatura: sci da pista o da scialpinismo (quest’ultimi se in buone condizioni e con lamine che possano affrontare neve che potrebbe essere dura)

Pullman e giornaliero si pagheranno sul bus, in contanti