PRESENTAZIONE CORSI 2020: MERCOLEDI’ 4/12/2019

Mercoledì 4 Dicembre, alle ore 21, nel salone della Sede del CAI Uget Torino, alla Tesoriera, Corso Francia 192, avrà inizio la serata di Presentazione dei corsi di Scialpinismo che si svolgeranno nel 2020.

La Presentazione sarà accompagnata da immagini e filmati in tema.

L’iscrizione ai corsi potrà avvenire esclusivamente on-line a partire dal 6 Dicembre. Sul sito della Scuola, www.caiuget.it/ssa , sarà possibile (dalla mezzanotte del 5 dicembre) effettuare la pre-iscrizione compilando l’apposito modulo.

la Sede dell’Uget è nelle ex scuderie della Tesoriera:

Tutte le informazioni relative alla gestione dei corsi, alle uscite pratiche, alla didattica in sede, ai documenti necessari per l’iscrizione ed alla relativa quota di partecipazione saranno date durante la presentazione.

PROGRAMMA CORSI 2020

Qui di seguito il programma per dicembre 2019 e anno 2020:

04 Dicembre 2019, mercoledì: PRESENTAZIONE della Scuola e dei CORSI 2020.  In Sede, Parco della Tesoriera, alle ore 21

05 Dicembre 2019, dalle ore 19 apertura delle iscrizioni on line sul sito della Scuola: caiuget.it/ssa

08 Gennaio 2020, mercoledì: Perfezionamento Iscrizioni. In Sede, dalle ore 21, consegna documenti richiesti per l’iscrizione

Calendario serate didattiche e uscite pratiche
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15 Gennaio 2020 – L’attrezzatura invernale per lo sci alpinismo e consigli per la manutenzione degli attrezzi, in Sede, ore 21.15

19 Gennaio 2020 – Prova in pista con gli sci

22 Gennaio 2020 – Autosoccorso in valanga, in Sede, ore 21.15

26 Gennaio 2020 – 1.a uscita

05 Febbraio 2020 – Neve e valanghe, in Sede, ore 21.15

09 Febbraio 2020 – 2.a uscita

19 Febbraio 2020 – Cartografia, orientamento e GPS, in Sede, ore 21.15

23 Febbraio 2020 – 3.a uscita

04 Marzo 2020 – Tecnica di discesa fuoripista, in Sede, ore 21.15

08 Marzo 2020 – 4.a uscita

18 Marzo 2020 – Salute e sanità in montagna, serata in Sede, ore 21.15

21-22 Marzo 2020 – 5.a uscita, di 2 giorni, con pernottamento in rifugio

01 Aprile 2020 – Nodi e manovre di corda , in Sede, ore 21.15

04-05 Aprile 2020 – 6.a uscita, di 2 giorni, con pernottamento in rifugio

15 Aprile 2020 – Elementi di meteorologia , in Sede, ore 21

19-20 Aprile 2020 – 7.a uscita, di 2 giorni, con pernottamento in rifugio

29 Aprile 2020 – Scelta e condotta della gita, in Sede, ore 21.15

01-2-3 Maggio 2020 – 8.a uscita

10 Maggio 2020- eventuale gita di recupero

3.a uscita, 24/02/2019: Rochers Charniers

Credo che la maestria dimostrata dalla natura nel saper accostare l’azzurro del cielo al verde delle foglie proprio come al candore della neve sia uno degli spettacoli attraverso cui meglio riesca a dimostrare l’esperienza consumata del vero protagonista della scena di fronte a noi spettatori di tanta meraviglia.

Eh già, spettacolo grandioso, ancor di più quando gli scorci più suggestivi si colgono a forza di braccia e bucce di foca, ed è di questo che parleremo, partiamo dal principio.

Siamo alla gita numero tre e contravvenendo alla più classica delle previsioni piemontese/catastrofistiche, dopo le prime due edizioni caratterizzate da condizioni meteo non propriamente confortevoli, abbiamo finalmente ribaltato la pervicace tendenza.  Non parleremo in questa sede del germogliare di certi (tutto sommato legittimi) sospetti, che vorrebbero ascrivere a un particolare soggetto assente domenica, la responsabilità del far convergere sulla verticale del nostro manipolo di eroi fantozziane perturbazioni, ci limiteremo per le prossime uscite, nel confrontare il parametro presenze/assenze del soggetto in questione con le condizioni meteo che via via si incontreranno, dopo di che il direttivo ne discuterà l’eventuale interdizione.

Torniamo a noi, nel caso dovesse essere necessario ribadire, la gita è avvenuta qui:

Rochers Charniers da Montgenèvre.  Difficoltà: BS [scala difficoltà: sta per Buoni Sciatori] , esposizione prevalente  in discesa: Sud-Ovest, quota partenza: 1860m, quota vetta: 3067m, dislivello totale : 1207m

Ritrovo magnanimamente procrastinato alle ore 6.30, si tratta pur sempre di orari da caserma, ma la mezzoretta in più fa…. Finalmente svelato un aspetto misterioso della vita degli istruttori, di questi semidei avvolti da una spessa coltre di mistero. Eh sì, da tempo ci si chiedeva: ma questi Elohim cosa dovranno fare durante il viaggio, cosa si diranno di così riservato da non ammettere figure a loro subordinate sul LORO mezzo, Ecco, domenica, facendo il mischione con un solo autobus abbiamo finalmente visto…. non fanno niente, dormono placidamente, e forse è per questo che preferiscono appartarsi, d’altra parte è risaputo, l’istruttore è come il gatto (non delle nevi) va e viene, sparisce per poi ricomparire all’improvviso al tuo fianco, l’istruttore non lo scegli, è lui a sceglierti. E più di tutto l’istruttore necessita delle sue 16 ore di sonno quotidiane.

Sbarco avvenuto a Montgenèvre con sorprendente facilità senza che le autorità del luogo ostacolassero le operazioni (si sa, proveniamo pur sempre da un paese meridionale) indossate le nostre armature via tutti a marciare. Due cosette che val la pena di menzionare, la prima: potrà apparire banale ma ragazzi, panorami suggestivi, impregnati di una luce tersa, abbagliante e meravigliosa. Inizio facile di riscaldamento con difficoltà crescente ma sempre ampiamente gestibile, coadiuvata dall’impeccabile e continua collaborazione da parte dei nostri angeli custodi. Caldo, molto caldo, troppo per essere a febbraio, devo dire non sgradevole, ma lo sci alpinista è preparato ad affrontare il freddo, il caldo è più una cosa da bagnino… Tuttavia ci si adatta, e poi la salita, rispondendo al celebre adagio che recita “Nulla dura in eterno” anch’essa finisce. Finisce sulla punta. Che spettacolo, guarda, laggiù in ci sono il Viso con il Dado di Vallanta che ci spiano, e poi tutt’intorno montagne a perdita d’occhio, che meraviglia, sono attimi di immensa emozione. La seconda: discesa, a tratti molto bella, c’è chi l’affronta con assoluta disinvoltura (non io) chi con discreta disinvoltura (non io) chi con qualche difficoltà (non ancora io).  E poi finalmente io ….  Comunque anche questa volta giungo vivo all’autobus per preparare ciò che alla fine mi viene meglio, la mia piccola parte di rinfresco post-operativo. Bellissimo. Che figo, la magia della merenda improvvisata da celebrarsi con le persone con cui si è condiviso un simile torrente di belle emozioni è qualcosa di impagabile. Che dire, grazie a tutti. Grandissima squadra.

Ringraziamenti e precisazioni: ringraziamento al proprietario del tavolo da campeggio, senza il quale nulla sarebbe così come è. Lo proporrei per una carica all’interno del direttivo. Ringraziamento a tutte le anime gentili che mi hanno soccorso in stato di disidratazione durante la gita, ciò mi ha permesso di rimanere in vita … tant’è che all’autobus per ripristinare il corretto livello di liquidi ho bevuto credo una bottiglia di barbera … e comunque, quando uno ha sete, vi assicuro che la barbera funziona benissimo. Prometto che alla prossima porterò anche 6 bottiglie d’acqua.

Adesso la smetto. Vi abbraccio e state avanti con il peso. Alla prossima. Viva la foca!

 Spiritosi, quella delle pelli……

Mauro P., quello delle acciughe….

…ed ora la poesia di Elena:

Tacuma a rampié per la punta di Rochers Charniers

Ogni volta un quarto d’ora più tardi, 
Ma non basta a cambiare gli sguardi.. 
Così assonnati alle sei e trenta, 
È l’orario che tutto rallenta. 
Col bus andiamo in direzione val di Susa 
Mentre regna una sonnolenza diffusa. 
Come sempre il diretur di primo mattino 
Puntuale ci risveglia dal sonnellino 
Che precede un po’ di sano sci alpino. 
Inforcati gli sci, recuperati gli accessori 
E’ fatto il cancelletto dagl’istruttori, 
Si parte alla volta del Rochers Charniers
E così uno, due, tre, tacuma a rampié. 
Dopo la seconda gita sfortunata 
Ne becchiamo finalmente una terza soleggiata
Hallelujah! Si vede qualcosa 
In questa giornata meravigliosa, 
Qualcosa di diverso dal bianco annebbiato:
Un spettacolo davvero incantato, 
Infatti dopo mille zig zag in salita, 
Qualche guancia un po’ arrostita, 
Un bel po’ di fatica avvertita
Ed una sudata inaudita, 
Finalmente in vetta 
Ci attende una vista perfetta! 
Dopo un meritato riposo 
E un po’ di foto con un panorama strepitoso 
Iniziamo 1200 metri di discesa 
Attraverso questa valle estesa. 
Tra versanti pieni di sastrugi 
E pendii con parecchi pertugi 
C’è chi pala, chi ARTVA e chi sonda, 
Ma poi al via si scatena la baraonda. 
Tutti giù per mangiare i soci:
Pare in atto l’assalto dei Proci 
Che divorano tutto come barbari feroci
O anzi sembran delle cavallette 
Che fan sparire tutto con le loro zampette 
Ma poco importa, il risultato è lo stesso:
Il deserto dei tartari è ciò che resta adesso. 
Tra un bicchiere di vino e qualcosa tra i denti 
Ci si domanda: chi tra gli assenti 
È il colpevole degli sfortunati eventi 
Delle due uscite precedenti? 

Ed ora le FOTO! Bella giornata = tantissime foto. Allora, vai allo Slide show:

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2.a uscita, 10/2/2019: Colle di Ciotto Mieu

Eccoci pronti e gasati per la seconda uscita del corso: le aspettative sono alte, visto il meteo poco clemente della prima uscita.

Sveglia ore 5:00, ritrovo in C.so Agnelli e partenza alle ore 6:30.

Il brio a quest’ora è ancora un po’ assopito, si sale sul pullman dove ci si scambia un saluto cortese prima di ripiombare in un sonno profondo ….

….. il risveglio a Limone è accompagnato dalla voce del Diretur che ci comunica che la meta di oggi sarà la Ciotto Mieu (mt 2378). Il punto di partenza è a quota 1300. Un “millino” di salita per sgranchire un po’ le gambe dopo una settimana di ufficio.

Arrivati a Limonetto un’aria frizzantina ci desta subito dal sonno. In un attimo si fanno i gruppi conoscendo così i nostri compagni di gita e siamo pronti a partire.

Inizia la salita ed il sole splende in alto, una leggera brezza rinfresca il gesto atletico; ci incamminiamo per una strada innevata dove si scambiano le prime battute.

Il panorama che si vede salendo è invitante, le montagne son ben coperte di bianco, e si vedono le firme degli ski-alper che ci hanno preceduto.

Ci guardiamo intorno dove proviamo ad applicare quanto imparato alla lezione di mercoledì. Ricapitoliamo: “farina” ovunque che aspetta solo noi …. ops, forse serve un ripassino, o forse stiamo solo sognando ad occhi aperti!

Iniziamo ad intravedere la vetta che spicca sopra di noi ed un cielo terso spazzato da una leggera brezza continua ad accompagnarci. Dietro di noi nuvoloni in agguato, ma siamo ottimisti, si fermeranno prima di raggiungerci, non può fare di nuovo brutto!

In un batter d’occhio, forse qualcuno in più, raggiungiamo il pendio dove ci aspettano le ultime strepitose “guce” eseguite ormai con una certa abilità e perfezione nel gesto tecnico …. va beh dai, forse non ancora proprio perfette, l’importante è crederci …

Ed eccoci arrivati al colletto: il panorama è stupendo si vede fino al Monviso (almeno così ci hanno raccontato!). Ancora una volta per noi solo “nuvole passeggere” e “brezza leggera”.

Una volta ricompattato il gruppone siamo pronti per la discesa: ognuno ora potrà dare libero sfogo al proprio estro e fantasia e disegnare la linea che preferisce sul pendio sotto di noi, o forse no, neanche questa volta. Così con un po’ meno estro ed un po’ meno fantasia, l’allegra brigata inizia la discesa.  

Proseguiamo fino ad una casupola sommersa dalla neve; i nuovi allievi già immaginavano polenta concia innaffiata di vino rosso (la fame aveva avuto il sopravvento a questo punto della gita). Invece della polenta abbiamo trovato guanti che spuntavano dalla neve smossa e bastoncini che invocavano aiuto. E così sul finire della giornata, con la stanchezza che si fa sentire, i nostri istruttori, ci dimostrano quanto visto a lezione e come, in breve tempo, si possa provvedere all’autosoccorso  in caso di valanga; come ci è giustamente stato insegnato la prevenzione prima di tutto! Il mantra riecheggia, ma mai abbastanza forte: la prevenzione prima di tutto.

Siamo così giunti alla fine della giornata, prima di riaddormentarmi nel viaggio di ritorno penso alla giornata di oggi: sole, fatica, vento gelido, nebbia, risate … non vedo l’ora che ci sia la prossima uscita!

PS: un caro  amico mi disse … “non ho mai saltato una gita”  … ora gli risponderei: c’è sempre una prima volta!

Andrea P.

Ciotto Mieu? Mon dieu!

A sto giro ritrovo sei e un quarto
A quell’ora si sarà svegliato almeno un arto? 
Dopo l’appello del diretur 
Tutti giù a far pipì dietro al tratur. 
La salita è abbastanza dura 
Ma almeno il sole ci rassicura
All’inizio di quest’avventura.
Però la montagna ci ha di nuovo illuso, 
Della visibilità, finché c’è, fanne buon uso! 
Perché quando poi la nebbia galoppa 
La vista diventa subito zoppa. 
Finalmente in cima ho conosciuto cavúr 
E che dire, un verso signúr.
Quando il freddo bianco incombe 
Dario e Luca suonan le trombe:
“Pronti a scender verso valle 
Via le pelli e zaini in spalle!”
E in discesa altro che derapare, 
Sta volta c’è toccato galleggiare. 
Sarà un caso che scialpinismo
Faccia rima con masochismo? 
Ma tanto in fondo lo sappiamo.. 
Montagna, come resistere al tuo richiamo? 
Poi calati noi, calato il vento
Nonostante la stanchezza avesse preso il sopravvento 
È partita la famosa simulazione 
Ed è subito stata chiara la lezione:
Valutazione e prevenzione 
Non son da farsi a colazione! 
Però complimenti alle soccorritrici incallite
oggi sono state salvate due mute farcite! 
Anche sta volta dopo un tempo impietoso 
Abbiamo goduto di un rinfresco delizioso, 
Nonostante le gambe a fuoco 
Niente ci ha impedito di festeggiare in loco 
Stavolta muniti di un mitico tavolino 
Attorno al quale s’è riunito il meglio dello sci-alpino. 
Si mangia, si beve, si fischia 
Quando ci si butta nella mischia! 
Si mormora tra le fila del CAI 
Chi è la causa dei nostri guai? 
Dopo un’altra meteo-sciagura
Ci si chiede, contro chi è sta congiura? 

Elena

Vai ora allo slide show. Oltre alle (poche) foto di domenica troverai 4 foto della stessa gita effettuata con la Scuola nel 2015…..

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….e se hai la curiosità di vedere la gita perfetta al Ciotto Mieu, vai a vedere a vedere le foto di quattro anni fa….

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1.a uscita, 27/01/2019: colle di Crevacol

La prima gita della Scuola per me è un concentrato di emozioni: mi fa ripensare alla mia Prima Gita, datata 1987;  poi segna l’inizio della stagione: si tira fuori l’attrezzatura, si ritrovano certi automatismi (pellare la sera prima, doppia sveglia sul comodino, tisana per la gita, ecc.). E poi finalmente si rivedono amici che si sono lasciati alle ultime uscite dell’anno prima.

Certo, un po’ di poesia è venuta meno… Grazie ai social, ormai so che quella che per me è la prima gita, per molti altri è l’ennesima; quando io stavo ancora riponendo secchiello ed ombrellone, c’era già gente che pubblicava foto di sciate qua, là, su e giù, di serpentine, di cime conquistate.. E che cappero! E un po’ come, il primo giorno di scuola, arrivare tutto trullo, e scoprire che gli altri han già  fatto “rosa rosae rosae”, e “lupus lupi lupo”, e sono già alla terza declinazione…. Non vale così… è già che sui pendii ti superano che manco una Ferrari sulla corsia di sorpasso, questi non hanno mai smesso di macinare dislivelli (pure ad agosto, secondo me, tengono in freezer un po’ di neve, che mettono su di un tapis roulant, o su di una grande ruota per criceti).

Però mi affaccio lo stesso bello carico all’appuntamento antelucano. Secondo la tradizione degli ultimi anni, abbiamo due bus: scafati (istruttori/consorti istruttori/aggregati) ed esordienti (allievi + Diretùr); sul primo i gesti sono ordinati e coordinati, e si dorme (del che approfitto); ma mi manca l’atmosfera del secondo, assistere alle scoperte dei nuovi venuti, osservare quell’impaccio che deriva dal fare una cosa per la prima volta con sconosciuti.

Alla lettura dei gruppi, scopro che è stato raggiunto il record storico: 13 gruppi.. se uno fosse scaramantico avrebbe qualche timore… L’arrivo nel posteggio degli impianti di Crevacol conferma che la scaramanzia è una scienza esatta: lo scenario è quanto di più disincentivante ci sia… fuori è ancora scuro, fa freddo, nevischia…  Controvoglia si scende, ci si veste, e ci si avvia.. i pendii sono tristi, poca neve che non riesce a coprire erba ed arbusti…

Lungo la salita un timido sole fa capolino; allude, illude e sempre delude… Copriamo in circa 3.30 h i 900 m di una gita senza storia.

Sul colle di Crevacol giusto il tempo di rifocillarci, e si scatena una bufera:  questa sì, rimarrà nei miei personali annali… il vento schiaffeggia e trafigge con mille fiocchi cristallizzati, la visibilità è minima, fa un freddo becco; lesti scendiamo con una derapata su pendio gelato. In una giornata dove la formazione era oggettivamente difficile (rischio valanghe 0,5) la montagna ha voluto contribuire con qualche insegnamento: chi ha infilato nello zaino le pelli di foca arrotolate sul panino alla frittata, può annoverare l’esperienza che l’operazione spellamento è bene farla subito, perché poi magari le condizioni mutano…

Siamo un po’ abbacchiati..  si diffondono fake news sulla volontà del Diretur di fare una ricerca Artva in punta, che richiederebbe uno scongelamento al microonde dell’intera brigata. Invece nulla di tutto ciò; si scende, con una gradita sorpresa: la discesa è sulle piste, in condizioni più che buone.

Bene! Nel disegno di legge che ho presentato sull’introduzione dello “Sci alpinismo mite”, pendente in Commissione Senato, tutte le gite prevedono la discesa su pista, se non sono garantite condizioni ottimali di powder…

Al bus, consuete ed abbondanti libagioni, di tutto un po’: acciughe rosse e verdi, torte, torcetti, vino, ecc. ecc.

Nel tragitto a Torino, l’erede dei Dugono prende il microfono; vuole intonare la Montanara? No. Spiega che verrà creato un profilo Instagram della Scuola di Sci Alpinismo… e ci invita a caricare foto ed a “taggare”. Da digital immigrate, seguo un po’ confuso… Fortunatamente mi viene in soccorso Vittorio, che serio mi spiega: “Capita di taggare, quando non digerisci le acciughe. Ma tranquillo, non è un nostro problema”.

Arriviamo a casa presto; anche questo positivo aspetto è recepito nell’articolato del disegno di legge sullo sci alpinismo mite: “La gita finisce presto, si arriva a casa, e si guarda la partita del Toro. Che vince”.

Un altro zampino dei pervasivi social arriva la domenica sera: foto di amici sci alpinisti celebrano gite sulle Marittime, benedette dal sole… Ma noi sulle Marittime non siamo potuti andare, perché alla velocità dell’era digital si contrappone la burocrazia, ferma all’Editto di Teodorico: la comunicazione della meta ai bus va fatta in pergamena con sigillo imperiale,  ed una volta fatta, non si cambia più…

L’ultima sorpresa è la mattina di lunedì: appena desto, un messaggio del Diretùr  mi informa che un’allieva ha già mandato una poesia, in rima baciata, sulla gita… Attende la mia relazione per pubblicarla… Ma che ansia! Non si può far tutto veloce… una volta erano solo le gite ad avere ritmi forsennati, ora pure la relazione! Non hai ancora riposto gli sci in soffitta, e questi giovani han già mandato un poema in endecasillabi…

Attento Diretùr.. diffidiamo di questi trend… uno si distrae un attimo, questi ti organizzano una votazione on line, su qualche piattaforma del piffero, e ci troviamo un nuovo Direttore, che magari di sci alpinismo capisce poco, ma le acciughe le fa buonissime ed ha un sacco di like…

Cavùr

….ed a seguire l’articolo del “veterano Cavùr” ecco la poesia di una giovane allieva:

Poesia: Una giornata in rima baciata

Suona la sveglia. Giù dalla branda

Ci aspetta l’appello del capobanda.

Sul bus regna un silenzio monacale,

Solo qualche ronf eccheggia nel buio totale.

Il diretur alle 8 si desta

Finalmente tiriamo tutti su la testa:

Il Crevacol ci attende con aria funesta.

Scesi dal bus ci abbraccia il gelo

Del sole nessuna traccia in cielo.

Sotto il ponte della statale

C’è chi trova riparo dal freddo abissale

E chi invece fa una pipì colossale.

Dopo la ricerca dei compagni di sventura

E la raccolta di tutta l’attrezzatura,

Si comincia a salire

Ed il sudore si fa sentire.

Mentre la neve scende

Piano piano la gücia s‘apprende,

Mentre la colonna sale

C’è chi pensa “per iniziare è la gita ideale!“.

Sul colle soffia il vento e urla la bufera

La neve di traverso s’infila nella canottiera

La montagna veggente quasi arrabbiata

Sembra dirci: ”Andate! Che v’aspetta un’acciugata..!

Così quasi senza colpo ferire

La discesa iniziamo a gestire:

Dopo qualche curva ben assestata,

Una lunga derapata

Ed un bel po’ di neve ventata

La simulazione viene disertata,

E tutti giù per sperimentare sta famosa magnata!

È un assalto bello e buono

All’ allievo con il dono!

Non scherzava mica Dario

Quando parlava del “sistema fognario”:

Se dopo i torcetti e gli amaretti

ti offron le acciughe, che fai non le accetti?

E la torta coi porri dopo quella al cioccolato?

Niente di meglio può essere abbinato!

C’è chi dice: “Tranquilla basta saltellare,

tanto tutto insieme si va a mescolare!”

Alla fine sul bus ci parla di un veterano il diretur,

Ma la domanda resta, quando ci presentate sto Cavour?

Elena Bignoli

ora puoi andare allo Slide Show, collezione delle foto della prima gita 2019:

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Prova in pista, 20/01/2019

Domenica 20 gennaio si effettuerà l’uscita in pista per la consueta “prova” dei nuovi iscritti al corso di scialpinismo, una verifica delle capacità tecniche di conduzione degli sci sulle nevi del Sestriere.

Il ritrovo è a Torino, Corso Agnelli 200, di fronte alla palazzina della Fiat, alle ore 7:15. Viaggio in pullman.

Per chi fosse già al Sestriere, il ritrovo è a Borgata, di fronte alla scuola di sci Borgata, intorno alle 9.

PROGRAMMA 2018 (DICEMBRE) e 2019

Qui di seguito il programma per dicembre 2018 e anno 2019:

1° Dicembre 2018, apertura delle iscrizioni on line sul sito della SSA

5 Dicembre 2018, mercoledì: PRESENTAZIONE della Scuola e dei CORSI 2019.  In Sede, Parco della Tesoriera, ore 21

9 Gennaio 2019, mercoledì: Perfezionamento Iscrizioni. In Sede, dalle ore 21

Calendario serate didattiche e uscite pratiche
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16 Gennaio 2019 – L’attrezzatura invernale per lo sci alpinismo e consigli per la manutenzione degli attrezzi, in Sede, ore 21.15

20 Gennaio 2019 – Prova in pista con gli sci

23 Gennaio 2019 – Autosoccorso in valanga, in Sede, ore 21.15

27 Gennaio 2019 – 1.a uscita

06 Febbraio 2019 – Neve e valanghe, in Sede, ore 21.15

10 Febbraio 2019 – 2.a uscita

20 Febbraio 2019 – Cartografia, orientamento e GPS, in Sede, ore 21.15

24 Febbraio 2019 – 3.a uscita

06 Marzo 2019 – Tecnica di discesa fuoripista, in Sede, ore 21.15

10 Marzo 2019 – 4.a uscita

13 Marzo 2019 – La parola al medico: patologie, primo soccorso e alimentazione, in Sede, ore 21.15

16-17 Marzo 2019 – 5.a uscita, di 2 giorni, con pernottamento in rifugio

27 Marzo 2019 – Elementi di meteorologia, in Sede, ore 21.15

30-31 Marzo 2019 – 6.a uscita, di 2 giorni, con pernottamento in rifugio

10 Aprile 2019 – Scelta e condotta della gita, in Sede, ore 21

13-14 Aprile 2019 – 7.a uscita, di 2 giorni, con pernottamento in rifugio

02 Maggio 2019 – Nodi e manovre di corda, in Sede, ore 21.15

05 Maggio 2019 – 8.a uscita

12 Maggio 2019 – eventuale gita di recupero

le “girls” 2018

Siamo quasi al termine dell’estate, a 4 mesi dalla fine del corso, e, nell’attesa di rispolverare gli sci nella bianca farina (ancora due mesi?!), come da tradizione dobbiamo assolutamente ricordare le “girls” dell’ultimo corso, ben 20 iscritte su un totale di 52 allievi.

Ecco il link allo slide show delle “girls” del 53° corso della SSA:   vai allo Slideshow

Corso 2018: le allieve raccontano

Introduce Federica:

Tutti gli anni a gennaio alla presentazione del corso di scialpinismo rimango piacevolmente colpita dall’ incremento delle allieve iscritte al nostro corso. Ma a pensarci bene non c’è molto da stupirsi: questo sport è fatto di fatica, determinazione e passione sostantivi che noi donne sappiamo far nostri! La soddisfazione degli istruttori di vederle abbandonare le loro incertezze ed illuminarsi in volto ad ogni meta raggiunta non ha davvero prezzo. E allora perché non lasciare loro lo spazio di queste pagine per raccontarci come hanno vissuto quest’anno di scialpinismo?

Scrive Patrizia:

L’idea di iscrivermi ad un corso di sci d’alpinismo girava in testa già da un paio di anni. Mi era nata mentre ascoltavo i racconti di amici Valdostani di gite in valli bianche dove gli unici rumori erano quelli del vento e delle pelli che scivolano sulla neve.

Ogni anno una scusa diversa per rimandare. Poi ti svegli una mattina e decidi che quei racconti vuoi viverli di persona e prendi il coraggio di iscriverti.

Le tue amiche ti prendono per pazza, ti incoraggiano con frasi del tipo, ma alla tua età non sarebbe meglio iscriversi ad un corso di cucina oppure imparare a fare la maglia? Non ci riuscirai mai … Stiamo parlando di classe 1965.

La montagna ti piace, ci vai d’estate. Perché non andarci anche d’inverno, con la seggiovia sono capaci tutti ad arrivarci, tu vuoi faticare ad arrivare lassù, sai che verrai ripagata dallo spettacolo della natura.

Ti iscrivi da sola, vai alla presentazione del corso, ti sembra di essere un’aliena in un mondo di personaggi mito che compiono delle imprese da capogiro……

….vuoi continuare la lettura di quanto ha scritto Patrizia? Vai a:

https://www.caiuget.it/notizie/scialpinismo-al-femminile/

Scrive Silvia:

“Quando ho iniziato il corso di scialpinismo dell’Uget sono rimasta impressionata dal numero di ragazze, giovanissime e meno giovani, che come me avevano scelto di mettersi in gioco calzando scarponi e pelli e cimentandosi in una attività così faticosa e severa. Consultando il sito della scuola avevo sorriso nel vedere, tra le foto, una gallery dedicata alle ragazze del corso: pensavo fossero state menzionate in quella specifica sezione del portale, come si fa con le rarità che arrecano lustro e incuriosiscono.

Oggi, dopo aver frequentato parte del corso e aver conosciuto molte compagne di gita, posso affermare che non c’è nulla di strano.

La montagna affrontata con sci e pelli è sempre sostantivo femminile, così come lo sono la tenacia, la pazienza, l’abnegazione e la volontà di oltrepassare i propri limiti…..

….vuoi continuare la lettura di quanto ha scritto Silvia? Vai a:

https://www.caiuget.it/notizie/scialpinismo-al-femminile/

Scrive Irene:

“Finalmente mi sono decisa e mi sono iscritta! Quale occasione migliore per iniziare a praticare lo scialpinismo se non frequentando un corso Cai? Quantomeno, pensavo al momento dell’iscrizione, avrò più occasioni per andare in montagna, potrò tenermi in forma facendo sport all’aperto, respirando aria pulita. Sarò motivata a frequentare le lezioni, anche quelle teoriche, e finalmente potrò anche io elevarmi a scialpinista, snobbando gli impianti di risalita e quelle stupide e inutili ovovie riscaldate che vanno tanto di moda……

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Scrive Chiara:

Non è stato difficile riconoscere che essere figlia e nipote di scialpinisti ed aver partecipato in passato a qualche sporadica gita non faceva di me una scialpinista.

Questo accenno di presunzione è svanito come neve al sole non appena, con il corso di scialpinismo del CAI UGET, ho rimesso scarponi ai piedi, sci e attacchi in modalità salita…..

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Scrive Gaia:

“Una premessa è necessaria: adoro stare all’aria aperta in montagna. Il mio è un bisogno fisico: avere la possibilità di respirare aria pura e di perdermi nei ampi panorami facendo scorrere lo sguardo tra cime e valli mi riempie di energia. D’estate o d’inverno, appesa a una corda o a passeggio sui sentieri mi piace percorrere i versanti in lungo e in largo. Lo scialpinismo lo scoprii ormai una decina di anni fa e fu un amore a prima vista. Con totale incoscienza, mi aggregai a un gruppo di amici che organizzavano la traversata Valle Stretta Modane in primaverile. Che fatica…una delle più grosse mai fatte in vita mia, ma una gita stupenda che mi conquistò!….

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USCITA 8 DEL 6/05/18 – Cavùr ricorda…

Tra le tante gioie che la montagna mi concede, ce n’è una che non ho ancora compreso se è un dono speciale che riserva a me, o se lo elargisce a tutti i suoi estimatori: quando raggiungo una vetta che ho già salito, si apre una sorta di varco temporale; rivivo in istanti vividi la gita precedente, rivedo il me più giovane, ricordo la fase di vita che stavo attraversando, le circostanze ed i compagni di allora. E questo effetto rievocativo mi è ispirato non solo dalla cima su cui mi trovo, ma anche dalle vette circostanti: ad esempio, sullo spartiacque Val di Susa – Val Chisone, specie nel Parco Orsiera Rocciavrè che ho percorso in lungo ed in largo, il panorama delle vette diventa una sorta di film dell’esistenza: quando sono stato sul Pintas avevo appena dato la maturità, sul Villano sono salito con Tizio dopo un esame all’università, sulla Cristalliera ci sono stato appena assunto, ecc.

Orbene, su Piramide Vincent sono salito il 29 e 30 maggio 1993; su Punta Gniffetti 26 e 27 maggio 1990. Quindi, quando domenica sono giunto in vetta, il mio sguardo spaziava tra le splendide cime del Rosa, ma anche tra i ricordi.

Quasi trent’anni…. Molti dei miei compagni che oggi sono con me non erano ancora nati, o facevano i primi passi, inseguiti dalla mamma con l’omogeneizzato. Altri, invece, c’erano già allora.
C’era Vitto, l’amico della montagna, amico di una vita, sia nella salita alla Vincent che in quella a Punta Gniffetti. Una foto appesa in casa mia ci ritrae abbracciati sulla balconata di Capanna Margherita: l’Enrico di allora ha una faccia stravolta, ma è entusiasta (nel senso etimologico, en theos, “con Dio dentro di sé”).

Vitto c’era anche sulla Vincent: eravamo io, lui, ed una sua fidanzata di allora, una graziosa biondina; lui ci aveva lasciato indietro, e lo ricordo lontano, già vicino alla punta, mentre io ero a metà dell’ultimo pendio, accanto alla biondina .. che vomitava (la storia finì poco dopo.. non so se la condotta di gita tenuta dallo sciagurato nell’occasione abbia contribuito alla saggia decisione della fanciulla).

C’era Dario, agli esordi della carriera da leader maximo, che nel comunicare i gruppi della salita alla Gniffetti mi disse: “Ti ho messo con quelli che non arriveranno in cima”. Ci azzeccò, nel senso che tutti quelli del mio gruppo diedero forfait, eccetto il sottoscritto, che dopo la sua frase era determinato ad arrivare in vetta a costo di trascinarsi sulle gengive.. Peraltro, non posso biasimarlo: era il periodo in cui praticavo lo sci alpinismo con discontinuità (non come ora, in due anni 16 gite su 16); ero giovane, distratto da mille passioni, convinto che l’allenamento fosse un optional sostituibile con ferrea volontà alfieriana (un anno, come mia prima gita, mi presentai all’uscita della Scuola al Gran Paradiso …).

Tra i compagni della salita alla Gniffetti del 1990 non posso non ricordare Aldo Frola, mitico istruttore della mia giovinezza, che  vedendomi spalmato a terra nei pressi del Col del Lys (mi sentivo come un alpino in ritirata dal Don…),  mi incoraggiò, non amorevolmente come ora fanno gli istruttori, ma con lo stile del tempo: un laconico e perentorio “Così su non ci arrivi, non fermati più e tieniti attaccato alle code dei miei sci”.

In questa salita del 2018, c’erano invece molti amici assenti tre decenni fa. Innanzitutto,  i miei compagni di cordata, Enrico, in versione Gandalf il grigio, e Thea. C’era Loby,  che ha vomitato il piloro, in cima ha rifiutato la mia crema di peperoni, ma in cima stoicamente ci è arrivata. C’era Laura, che ha fatto una grande relazione, ma una strepitosa salita; l’ho battezzata la “vestale dello sci alpinismo mite”, ma mi sto ricredendo… ripellare è una pratica inconciliabile con la nostra dottrina. C’era la Resty, che affronta i pendii con piglio di virgo bellatrix, vergine guerriera, novella Camilla di virgiliana memoria, ma sfoggia all’occorrenza un cuore di mamma, pronta a soccorrere un’allieva accasciatasi al suolo, accasciandosi accanto a lei. C’era Luca, che continua brillantemente la tradizione della tribù dei Berta, le guide navajos del CAI UGET. C’era Sara Dughi, che praticamente ho visto in fasce ed ora sprinta sui pendii (se la carica di Diretùr fosse ereditaria, saremmo già a posto per il prossimo mezzo secolo…). C’era quel persistente odore di fiori di arancio che ci ha accompagnato per tutta la stagione… C’era – ma non solo domenica, anche trent’anni fa –  il mio fedele imbrago, complicato, obsoleto, ma a cui sono tremendamente affezionato.. Lo so, lo sci alpinista moderno ormai segue la settimana della moda a Milano per individuare il colore per l’attrezzatura, ma io sono “antico”, come dicono i miei figli…

C’erano in tanti in questa salita, in una giornata benedetta dal meteo oltre ogni aspettativa, che ha chiuso in maniera splendida l’ennesima splendida stagione. Non li posso ricordare tutti qui, ora, ma sicuramente li ricorderò quando farò di nuovo la Gniffetti o la Vincent… tra trent’anni!!

Cavùr