Una via per giovani aquilotti

Emanuele ed io, nelle nostre peregrinazioni per le falesie del Piemonte, abbiamo sempre un occhio di riguardo per la nostra principale attività sezionale: le gite dedicate ai giovani aquilotti dell’Alpinismo Giovanile. Al rientro dalle vacanze abbiamo voluto percorrere questa facile via di cresta che si affaccia sull’Alpe Colombino, in quella che fu la culla dello sci in Val Sangone fino a che la neve smise, a partire dagli anni settanta, di ammantare con generosità i pendii dell’Aquila di Giaveno.

Giovani promesse

Lasciata l’auto, ci siamo avviati verso il rudere della partenza della vecchia seggiovia, dove si scorgono i bolli blu e gli ometti che, prima in piano e poi in ripida salita, portano all’attacco. La via, ottimamente attrezzata dal nostro socio Alessandro Cauda con spit nei primi due tiri e golfari m10 nei successivi, si sviluppa per undici tiri, peraltro molto brevi, lungo una bella cresta a tratti erbosa ma panoramica e divertente, perfetta per le prime esperienze su vie lunghe o per mettere in pratica le prime manovre di corda. Le soste, attrezzate con catene e maillon, sono tutte comode e l’andamento della via assolutamente logico, mai problematico e a tratti singolare nei passaggi: in una parola, puro divertimento per i più giovani e adatta ai principianti, che possono tranquillamente percorrerla in scarponi, vista la difficoltà assai modesta. È possibile impiegare una corda da trenta metri e sono sufficienti sei o sette rinvii per tiro, appoggi e appigli non sono davvero un problema. I primi due tiri salgono verticali ma abbattuti, quindi per una rampa appoggiata e un breve spigolo si arriva alla sosta del terzo tiro, poi si percorre una crestina facile da cui godere il primo scorcio sulla Val Sangone. Dopo due lunghezze interlocutorie, con breve passo in discesa e una dorsale erbosa, si arriva al tiro “del buco”, un passaggio da fare a quattro zampe che i ragazzi troveranno spassoso prima della nuova sosta. L’ottava lunghezza è forse quella che dà più la sensazione del verticale, sempre senza patema alcuno, per poi lasciare spazio ad una breve cavalcata di cresta tra roccette e facili lame negli ultimi tiri. Per la discesa è necessaria una doppia di una quindicina di metri, per appoggiare i piedi sul pendio erboso che, in dieci minuti di facile traverso porta al tratto di mulattiera inerbita che si ricongiunge alla carrareccia e riporta al parcheggio. Se si è scelto di lasciare gli zaini all’attacco, si percorre invece la base della cresta per traccia di sentiero perfettamente indicata da ometti e poi il sentiero di andata. Insomma, davvero una bella opportunità per fare “una passeggiata con la corda”, a due passi da Torino.

Flavio “Luca” Bellan (ASAG) e Emanuele Sardo (ASAG), 6 settembre 2017

   Via “Sperone del Selvatico” integrale
Difficoltà 3 / 3 obbl
Quota base 1250 m.s.l.m, sviluppo 160 m, 11 tiri,
Avvicinamento: 15 min., 60 m D+
Apritori: Alessandro Cauda