Valle Orco nascosta

Escursione in miniera
Testo di Ube Lovera. Foto di Massimo Taronna
Di nuovo il covid. È lui che ci ha tenuto rinchiusi e che una volta liberati ci ha voluto a casa entro le 22, novelli Cenerentoli, anche un po’ sfigati. Quindi, per andare in montagna occorre scegliere obbiettivi vicini dove, per me, vicini significa valle dell’Orco. Lo scopo è muovere un po’ le gambe
rattrappite dall’ozio invernale raggiungendo una miniera nel vallone di Ribordone della quale nulla sappiamo, salvo il fatto che esista.

L’ingresso della Miniera di Caramia.

Occorre risalire la valle dell’Orco da Cuorgnè fino a Sparone. Dal centro del paese, che tra l’altro è bello, si seguono le indicazioni per Ribordone fino a trovare sulla destra una deviazione per Vasario. E da Vasario si comincia a camminare alla quota di circa 1000 m: una tettoia all’inizio della borgata
nasconde alcune carte e svela la presenza di una casa forte. La quale è un rudere messo in mezzo all’abitato che, ben più arcaico delle costruzioni che lo circondano, si rivela comunque più recente di altre analoghe costruzioni datate XI secolo, non lontane di lì. Si seguono le indicazioni per le Miniere Ceresa che indicano la mulattiera percorsa a suo tempo dai minatori. Il percorso, inizialmente ostacolato dai rami e dagli alberi abbattuti lo scorso ottobre da una tromba d’aria che ha fatto disastri nei boschi della valle dell’Orco, diventa in breve un percorso agevole anche se discretamente ripido. Circa a metà cammino, a un’ora scarsa dalla partenza, si incontrano, prima la Ca’ Bianca, che ospitava gli uffici della società mineraria e poi i ruderi della Casa dei Minatori. Ancora un quarto d’ora di cammino e si raggiungono, nei pressi di un altro rudere, le indicazioni per l’ingresso di una prima miniera (Miniera di Caramia, ovvero Ca’ Ramia), posta a una cinquantina di metri dal bivio. Poca cosa, una galleria lunga una trentina di metri provvista di due accessi ma solcata da colate rossastre e verdi estremamente scenografiche: ossidazioni di minerali ferrosi e rameici. E proprio ferro e rame erano i minerali estratti dai vari buchi che si aprono su questo versante. Si procede sul sentiero originario per altri 20 minuti, con pendenza meno sostenuta e ampi traversi nella faggeta, per arrivare alla Bocchetta Caramia, alla quota di 1450 m, che separa il vallone dal quale siamo saliti da quello adiacente. Di qui un paio di minuti di discesa, lungo il medesimo sentiero portano all’ingresso delle Miniere di Ceresa che ospita misteriosi lavori che, se non mi sentissi ridicolo, definirei di adattamento turistico. Comunque, qualunque ne sia il destino, robuste staccionate limitano il piazzale antistante l’ingresso. Anzi gli ingressi, perché sul piazzale si affaccia, oltre all’accesso alla miniera, anche un grosso sprofondamento che mette in vista tutti i livelli di scavo. Ora, nell’immaginario se non collettivo almeno mio personale, la miniera è un posto oltremodo fangoso, dove secolari ed esili puntelli di legno reggono ciclopici ammassi di pietre e dove se sopravvivi allo schiacciamento perisci per il tetano trasmesso da rugginosi rottami. Bene, niente di tutto questo: niente frane, niente rottami, solo belle gallerie che si incrociano e che spesso si interrompono all’esaurirsi della vena, sovente solcate dalle colate verdi e rosse che ormai conosciamo. Un passaggio solo apparentemente ardito conduce a un’altra breve galleria e quindi all’esterno attraverso un ulteriore ingresso.

Miniera di Caresa.

Un quarto accesso si trova più in basso e porta alle gallerie inferiori. Altre due brevi gallerie si trovano nei dintorni, raggiungibili con il sentiero sistemato recentemente. Dopo un’ora avremo messo il naso in ognuno dei circa cinquecento metri di sviluppo della miniera e potremo porci il problema della discesa. Oltre al percorso dell’andata esiste un secondo itinerario, regolarmente segnato che personalmente sconsiglio. Segue la via di massima pendenza e dopo un’ora abbondante di estenuanti acrobazie porta alla frazione di Ceresa da dove un comodo tracciato a saliscendi permette di tornare nuovamente a Vasario.

Miniera di Caresa.