Val Grande amarcord

8 settembre 2019
Testo e foto di Roberta Cucchiaro

Il periodo più bello in cui frequentare la montagna è, per me, l’inizio di settembre. Io lo chiamo “andare incontro all’autunno che arriva”. Amo particolarmente questa stagione, che è più precoce in quota: i colori, gli odori, la luce nitida dopo le prime nebbie mattutine, l’aria che inizia a farsi frizzante. Sono esattamente le sensazioni che ho trovato domenica 8 settembre. Non è stata una gita sociale qualsiasi, almeno per me, quella che si è svolta nel vallone di Sea, al bivacco Soardi Fassero. A dire il vero, ogni volta che vado nelle Valli di Lanzo (e lo faccio spesso), è come se tornassi a casa: indietro nel tempo, a calpestare i sentieri sui quali ho mosso i primi passi e ho appreso quello che so sulla montagna; a ricordare situazioni, aneddoti, persone, le storie dei vecchi marghé che popolavano gli alpeggi e scendevano a valle col mulo carico di tome. A Groscavallo, e a Forno Alpi Graie, ancora di più. Ci sono panorami selvaggi, angoli remoti, sentieri impervi, pareti dalla verticalità vertiginosa con vie aperte dai grandi nomi del Nuovo Mattino, Gian Piero Motti e Gian Carlo Grassi in primis. Eppure, da almeno un quarto di secolo, del tutto inspiegabilmente vengono trascurati da climber ed escursionisti. Allora grazie al gruppo “Valle di Lanzo Verticale”, che da tre anni organizza il raduno VAL GRANDE VERTICALE con attività di arrampicata, libera e trad, boulder, la gara di corsa “Daviso in verticale”, proiezioni, escursioni, per riportare alla frequentazione questo angolo di Alpi che non ha nulla da invidiare a zone più blasonate. Grazie anche a chi ha ripulito, decespugliato, segnato e reso nuovamente percorribile il sentiero 309 che dall’Alpe di Sea conduce al passo dell’Ometto, una delle antiche vie di comunicazione con la Val d’Ala attraverso la quale generazioni di valligiani per secoli si soo spostati, hanno lavorato, commerciato, faticato. Il frutto della collaborazione tra soci CAI di varie sezioni: Venaria, Lanzo, Torino con le sue sottosezioni, UGET, è bene espresso dalle parole dell’amico Michele. Anche per la nostra sezione, a dire il vero, è stata una giornata il cui significato va oltre una semplice escursione.