Ciao Adriano

Accidenti quanti sono oramai gli amici che sono andati avanti, quanti sono quelli che la montagna ha chiamato a sè, eppure questa passione per lei non scema. Tutti noi siamo protesi verso di essa ed il godere della sua bellezza.

Le cime, come suadenti sirene, ci ammaliano e ci confondono, sino a farci dimenticare che il caso o i nostri errori, le possono trasformare in spietate Erinni. I versi del signore delle cime, sono i soli, che possono poi venirci in soccorso, dicendoci che potremo andare per le sue montagne coperti con il bianco mantello che la signora della neve ha voluto deporre sulle nostre spalle.

Adriano era uno di questi, un amico originale, una personalità poliedrica e irresistibile. Un forte alpinista ed un arrampicatore idealista e sognatore, come pochi al giorno d’oggi sanno essere e proprio per questo non sempre apprezzato ed amato da tutti.

Mi piace ricordarlo com’era, perché la fortuna di chi scompare prematuramente, sta negli occhi delle persone che gli hanno voluto bene. Ai loro occhi, il suo viso ed il suo corpo non invecchieranno mai, in quanto non piegato dalla vecchiaia o dalla malattia, resterà giovane e vitale per sempre.
Era un uomo colto, profondamente colto, il restauro di mobili antichi e la musica lo hanno accompagnato a lungo insieme al suo nume tutelare, la sua mitica nonna scomparsa da alcuni anni.

Lo avrei strozzato con le mie mani in più di una occasione, ma era impossibile non volergli bene ed accettare le sue Trombonate. Ricordo una volta in cui in una falesia della Val di Susa, dovetti dirimere una questione legata a differenti vedute e che presto avrebbe potuto degenerare in una rissa clamorosa. Oppure quando partito per gli Stati Uniti venne tosto rimpatriato per una sciocchezza fatta durante un suo precedente soggiorno Americano.

In questo ricordo, ho rovistato nei miei archivi ed ho trovato un testo che mi aveva inviato affinché lo facessi pubblicare su di un sito di alpinismo. In queste poche righe c’è tutto l’Adriano scanzonato ed autoironico che ci mancherà per sempre.

Nona Sinfonia.
Questa nuova via è sconsigliata ad un pubblico minore di 7a/b a vista ed è richiesta gestualità falesistica unita a testaccia da montagna… astenersi vecchi alponi!

Sono 9 anni che frequento il vallone di Noaschetta è fin dall’inizio gli specchi rossi posti al centro della Sud del Castello hanno attirato la mia fantasia.
Nel susseguirsi delle stagioni li ho aggirati in ogni modo, nello sfuggirgli sono finito sino alle lontanissime torri del Blan Giuir, insomma, mi facevano paura e non avevo osato mai sfidarli….sino ad ora!
Se pensate che sia divenuto più forte vi sbagliate oppure non comprendete il fatto che un arrampicatore non si senta mai abbastanza in forma rispetto a un’ideale irraggiungibile!… ovvio quindi che le sensazioni che attendevo per sfidare “Chimera” non sarebbero mai potute arrivare…
E’ arrivato però “Bellerofonte” alias Michele Amadio! E’ curioso come, la prima via di Michele coincida con la mia più dura, esattamente come la mia prima coincise con la più dura di Daniele Caneparo…e tutte al Castello! (continua su planetMountain)

Elio Bonfanti

Leggi anche l’articolo Riflessione dopo una tragedia.

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