Sul più alto vulcano dell’Asia

Nell’estate 2014, dal 3 al 17 agosto, ho partecipato ad un viaggio in Iran organizzato da “Avventure nel mondo” con il supporto  dell’organizzazione del Sig. Ader shir Soltani.

Il puntino rosso rappresenta la posizione del vulcano Damavand, in Iran.

Il programma comprendeva la salita al Damavand, la visita della Persia classica con i suoi gioielli storici (Shiraz, Persepoli, Pasargade con la tomba di Dario) e il proseguimento per il nord a Esfhan, attraversando la catena montuosa dei Zagros in un ambiente naturale dei deserti Dasht-e Kavir, Dasht-e Lot.

Avvicinandosi al Damavand

La salita del Monte Damavand (5671 m) è molto ambita e attrae praticanti di trekking e alpinismo da tutto il mondo. Il versante sud in estate si presenta senza neve o al limite se ne notano poche chiazze, che non ostacolano la salita. Montagna di origine vulcanica dalla forma regolare di un cono, si presenta sempre con un cappello di nuvole formate dalle emissioni di vapori. E’ situata a nord dell’Iran nella catena montuosa dell’Elburz (o Albroz) a meno di cento chilometri dalla capitale Teheran. In quest’area montuosa ci sono più della metà delle oltre duecento cime superiori ai 4000 metri degli Elburz. Il Damavand è la più alta montagna dell’Asia centrale e il più alto vulcano del continente asiatico. Affascinante per gli alpinisti che collezionano le cime vulcaniche dei sette continenti: le seven summits dei vulcani.

Damavand, Le prime luci dell’alba proiettano l’ombra del vulcano sulla pianura.

La salita inizia il 5 agosto dal campo due, in località Polur a 3050 m. Siamo undici escursionisti, con tre guide. La prima tappa si percorre in meno di cinque ore coprendo un dislivello di 1200 metri per giungere al rifugio a 4250 metri.

Il nuovo Rifugio all’ultimo campo, a 4250 metri

Il giorno successivo viene dedicato all’acclimatamento e il terzo giorno, all’alba, prima che sorga il sole, ci apprestiamo all’attacco della sommità del Damavand. In sei ore di cammino su sentiero evidente, su pendio di costante pendenza, si raggiunge la meta.

Damavand, alla base del cono sommitale, poco prima della cima. Il colore del terreno è dovuto a materiale solforoso.

Dalla vetta del vulcano, accanto alla bocca che erutta gas solforosi, si gode il magnifico scenario del parco nazionale del Mazdaran. Vallate strette e profonde evidenti nonostante gli oltre due mila metri di differenza.
Si rientra a Teheran con una tappa rilassante e rigenerante ai bagni di Al Garm. Le acque tiepide e ricche di minerali provengono dalle viscere del vulcano.
Rientriamo a casa dopo quindici giorni di viaggio nel paese di una popolazione accogliente ed ospitale. Anche il cibo e l’artigianato ci hanno fatto vivere un’esperienza indimenticabile.

Carmelo Mimmo Zuccarello

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