Sweet Mountains, la rete del turismo dolce

Testo e foto di Enrico Camanni.


L’aveva già capito l’abbé Amé Gorret alla fine dell’Ottocento: «Nessuno va in montagna per ritrovare la città che ha appena lasciato». Eppure, a oltre un secolo di distanza, sembra che il paradigma del turismo montano sia ancora legato agli impianti, ai motori e alle seconde case, a dispetto della Convenzione delle Alpi, del grido di Greta Thunberg e di qualunque altra forma di rispetto per le generazioni che verranno. Il modello novecentesco del turismo di massa è ormai insostenibile dal punto di vista ambientale ed economico.

Per questo, ormai sette anni fa, in seno all’associazione torinese Dislivelli (sito: http://www.dislivelli.eu/blog/ ) abbiamo cominciato a lavorare allo studio e alla promozione dell’altro turismo, che abbiamo chiamato dolce: Sweet Mountains. Si può anche definire sostenibile o responsabile. La nostra convinzione è che la montagna sia di chi la difende e che, al contrario, il turismo di massa consumi l’ambiente che vende. Il turismo dolce lo rispetta e lo valorizza. La fruizione dolce della montagna rifugge gli impianti e i motori e privilegia le attività rispettose come l’escursionismo, la bicicletta, l’alpinismo, lo sci alpinismo e le ciaspole. Fondamentale il rapporto con chi abita in montagna. L’ospite è parte attiva dell’esperienza, la vive e la rende unica, personale, intima. Il turista è protagonista, non spettatore. Il dialogo con i locali è centrale perché l’esperienza dolce è una pratica immersiva nel contesto locale, a stretto contatto con chi presidia i villaggi, o i rifugi, e rende vero il luogo. Bisogna capire per amare e ricordare, altrimenti è solo un’emozione senza futuro. Dopo un lungo percorso culturale e organizzativo, nel 2019 abbiamo fondato l’associazione Sweet Mountains, mantenendo con Dislivelli un debito di paternità e un rapporto di consulenza scientifica. Per il resto siamo diventati una realtà autonoma, che per il momento si prefigge, gratuitamente, di divulgare la cultura del turismo dolce sulle montagne italiane, nella convinzione che non ci sia alternativa, non più. In sette anni di lavoro abbiamo fatto ogni sforzo per ottenere sostegno pubblico all’azione, ma a parte le pacche sulle spalle non è arrivato nulla. La politica continua a pensare e investire più o meno come negli anni ottanta del Novecento, anche se il mondo si è rovesciato e il riscaldamento climatico impone scelte urgentissime.
Lo stesso Coronavirus è prova del disordine planetario. Comunque noi non molliamo, e siamo in compagnia di molti operatori di buona volontà, di cui le trecento realtà mappate dal sito: www.sweetmountains.it (visitatelo per rendervi conto) rappresentano solo una porzione limitata alle Alpi del Nord ovest. Il mondo sweet è assai diffuso dalle Alpi agli Appennini, e cresce ogni giorno a dispetto delle apparenze perché il cinquanta per cento dei turisti, escursionisti
e alpinisti compresi, non si accontenta più di vivere una vuota emozione, ma cerca l’esperienza e la condivisione. Ora urgono due passi fondamentali: l’aggiornamento del sito e una guida cartacea di alto profilo che esprima compiutamentele possibilità di turismo dolce sulle Alpi, cominciando ancora dal Nord ovest ma guardando oltre, senza limiti geografici.

Non ci giro intorno: abbiamo bisogno del sostegno privato. Ci serve il vostro aiuto. Ogni donazione sarà preziosa per portare avanti il nostro impegno e per provare, con chi ci crede, a cambiare l’etica del turismo e la frequentazione della montagna che amiamo. Grazie a tutti voi! Enrico Camanni (presidente Sweet Mountains) Donazione Associazione Sweet Mountains: IBAN IT44Y0335901600100000165323 info@sweetmountains.it Strada Forni e Goffi 70, Torino