Storia Ugetina

Come eravamo… centanni fa
Testo di Pier Felice Bertone.

Oggi l’umanità è sotto tiro per la terribile epidemia che imperversa da oltre un anno. I problemi sono enormi e l’esperienza per affrontarli sta maturando mese dopo mese a caro prezzo: scelta e approvvigionamento dei vaccini, organizzazione delle campagne di vaccinazione, cura dei malati in ospedale e a casa, attenzioni per limitare i contagi, attenzioni per le attività economiche e lavorative in grave difficoltà…

Fatte le debite proporzioni, stiamo constatando che anche le attività del CAI hanno subito un grave contraccolpo e solo grazie alla buona volontà di tanti soci e di tanti dirigenti le sezioni tengono in piedi qualche attività. Stiamo imparando a rapportarci fra noi con un distacco penoso, diffidiamo dell’amico appena incontrato che potrebbe essere portatore del morbo. Confessiamolo, soffriamo a non darci la consueta vigorosa stretta di mano, da sempre segno di amicizia e di fiducia.Già prima del manifestarsi di questa grave crisi i problemi nel mondo non mancavano, miseria, guerre, tirannie… Ora tutto è aggravato. Viene spontaneo ripensare al bel tempo che fu ma… attenzione, non era tutto roseo. 1921, la Grande Guerra era finita da poco, in ogni famiglia europea si contava un caduto o un mutilato o uno dei componenti del nucleo famigliare in qualche modo menomato. Molti dei 4 milioni e mezzo di congedati (considerando soltanto la nostra nazione) non avevano più trovato un’occupazione. Non dimentichiamolo, stava anche terminando la grande epidemia detta “spagnola” che aveva falcidiato le popolazioni: le stime a livello mondiale parlano di 50 milioni di morti. Non erano annibelli neppure allora.
E la nostra amata UGET? La Sezione era nata da pochissimo (1913) quando scoppiò la guerra e molti giovani furono chiamati nelle file dell’esercito:
all’UGET 70 o 80 soci, su un totale di poche centinaia di tesserati, erano sotto le armi. Dodici non sono tornati e non sappiamo quanti rientrarono mal conci.
Nel mezzo di una situazione piuttosto confusa, presidenti che durano un anno, obiettivi poco chiari, emerge la figura di un giovane determinato, appena congedato dall’esercito: Nino Soardi che imprimerà alla sezione una decisa trasformazione. Nato il 21 settembre 1888 a Sabbio Chiese (BR), divenne socio dell’UGET nel 1914 e ne fu eletto consigliere il 14 dicembre 1916. Venne nominato presidente il 23 dicembre 1920. L’8 marzo 1934 non accettando l’imposizione dell’iscrizione al partito fascista, lasciò la carica. Un suo reincarico alla presidenza avvenne nel dicembre 1951. Lasciò definitivamente nel 1953 pur continuando per qualche tempo ancora, sino al 1956, a seguire l’amministrazione della sezione.
Nei suoi ultimi anni abitò in Liguria, a Rapallo, dove si spense il 30 dicembre 1967. Da allora riposa nel cimitero del paese natale.