Posai la bici…

Continuare a ricordare, non può essere solo un gesto intellettuale. Neppure quando si parla di storia dell’alpinismo. E i ricordi si misurano in sprazzi di tempo che ci vengono donati da chi li ha vissuti; così, Corradino Rabbi, molto conosciuto nella sezione per essere stato anche presidente. Di questi momenti ne ha vissuti parecchi: molti risalgono a più di 70 anni fa, come la sua prima uscita in montagna dove ha posato la bici per prendere la picozza e cavalcare vette. Così, è il suo primo impatto: “Ho iniziato perchè un mio amico con cui facevo corse di bicicletta nei dilettanti, aveva bisogno di una coperta mentre era in vacanza al Mariannina Levi. Allora, come allenamento gli portai quanto richiesto: eravamo intorno agli anni 47-48” Come, ha iniziato da sherpa? “ Arrivato, ho cercato il mio amico ma vedevo molta frenesia al rifugio…morale, stavano organizzando una squadra per soccorrere il gruppo di escursionisti usciti la mattina, tra cui c’era il mio amico!” con la tuta da ciclista e un paio di scarponi imprestati Rabbi si accoda al soccorso, per rendersi utile: salveranno gli sfortunati presso il colle d’Ambin dopo una ruzzolata sul pendio nevoso. “lasciammo della roba degli infortunati lì in zona, la settimana dopo salii con un’altro che aveva fatto da soccorritore: misi i ramponi per la prima volta lì! Ho iniziato con una sventura!”: a distanza di tempo possiamo dire che la sua carriera sarebbe potuta solo migliorare.

Dopo il militare, infatti, nel 1953 si lega con gli amici di sempre per fare il Monte Bianco dall’italiana: “Portammo su viveri per una settimana, perchè all’epoca non c’era mica la previsione del meteo! quasi subito riuscimmo ad avere la giornata buona, chiara: salimmo ma presto  della cordata dovettero fermarsi. Con il mio compagno di cordata  arrivammo in cima rapidamente… facevo la mia prima ascensione con orgoglio:quando andai a inizio settembre in sede, lo raccontai a Guido Rossa il quale mi chiese se avessi fatto l’Innominata! Per me era già una meravigliosa ascensione quella della normale italiana, ma già allora Guido Rossa stava segnando grandi salite”.
Fu proprio con lui che successivamente Rabbi si legherà per tentare la salita delle Placche Gialle alla Sbarua “non avevamo l’attrezzatura per forzare un passaggio finale. Ci calammo, lui tornò a fare la prima salita con Ottavio Bastrenta. oggi è ancora una delle più belle vie della Sbarua”. Ma con Rossa riuscirà a segnare la salita del Corno Stella “la nostra salita di  quest’ultimo itinerario fu ripresa dal giornalino Lancia; lui sperava di ottenere delle agevolazioni per un progetto di spedizione con questo “successo”, con questa fama che ci eravamo fatti. La facemmo nel 1963, ma non andò come preventivato”. La memoria si sposta alla tragica spedizione in Nepal nel 1963 per la salita al LiRung: perirono Rossi e Volante, a cui oggi è dedicato il bivacco ai piedi della Roccia Nera sul Monte Rosa. Il ricordo è segnato dall’emozione: “Calai io stesso nel crepaccio Rossi”. Quella spedizione vedrà tornare i restanti membri con la “sola” vetta del Kyunga-Ri, un quasi 7000m, salito in stile alpino. Seguono altre e più dure salite in varie parti dell’Himalaya.

Spesso è lo stesso Rabbi a partecipare ai recuperi di persone infortunate, come nel 1971 quando con Manera in Punjabs soccorre, dopo aver scalato il Changabang, una ragazza americana abbandonata dalla sua spedizione. Ma la carriera alpinistica è anche segnata dal servizio alla presidenza del Cai-Uget, negli anni 90, per 7 anni. Succede alla carica dopo la presidenza Lussello. Molti cambiamenti, già anche come responsabile del CAAI, vengono apportati: un riordino dei bivacchi, e altre importanti attività si svolgono nel sotto la sua direzione. Non tralascia anche che è stato istruttore alla Gervasutti: duplice servizio, quindi, come presidente e come volontario per insegnare a chi ancora non sa quanto sia bello andare per i monti!

Testo di Andrea Castellano – Foto archivio Rabbi