Nino Soardi

Testo di Pier Felice Bertone.

Per oltre mezzo secolo Nino Soardi dedicò il suo tempo libero e la sua noperosità all’UGET, con passione e senza risparmio; vi operò per lunghi anni in posizioni di grande responsabilità eppure della sua figura e della sua vita sono restate pochissime tracce: è rimasta ampia documentazione della sua lunga attività ma della sua persona rimane soltanto il ricordo fra i soci più anziani.

Può darsi che proprio questa fosse l’intenzione di quest’uomo riservatissimo. Difficile trovare sue fotografie, è stato difficile persino risalire alla data esatta della sua morte. Nato il 21 settembre 1888 a Sabbio Chiese (in Val Sabbia, provincia di Brescia) si trasferì in giovane età a Torino. Divenne socio dell’UGET nel 1914 (quindi ad un anno soltanto dalla fondazione) e ne fu presto eletto consigliere (il 14 dicembre 1916). Negli anni del primo dopoguerra divenne uno degli elementi propulsori della giovane associazione e ne venne nominato presidente il 23 dicembre 1920. Andò incontro proprio in quegli anni a gravi difficoltà personali: infatti, quando il fascismoebbe conquistato il potere, le sue idee democratiche ed il rifiuto ad iscriversi al partito unico costarono a Soardi la perdita del posto di lavoro presso le Ferrovie dello Stato.
Conobbe il lato violento dello squadrismo e si salvò soltanto grazie all’amicizia con il dott. Zucchetti, un dirigente dell’UGET che, essendo un esponente del partito fascista, poté intervenire in suo favore presso Brandimarte, comandante locale degli squadristi. A questo proposito è bello ricordare che, concluso il secondo conflitto mondiale e caduto il fascismo, quando Brandimarte finì sotto processo per le violenze di cui si era reso responsabile vent’anni prima, Soardi andò a deporre a suo discarico, ricordando l’episodio da lui vissuto. Nonostante queste traversie personali, gli anni della sua presidenza videro l’UGET tesa a grandi realizzazioni: costruzione di rifugi, costituzione di nuove sezioni, aumento sensibile delnumero di associati, primo campeggio estivo in tenda alla Conca di By (1925); si sviluppò una attività sociale molto intensa sia in campo alpinistico e sciistico (salite individuali, gite sociali, gare) sia in campo culturale (pubblicazioni, conferenze,mostre, convegni). Le date di fondazione delle varie sezioni testimoniano la vitalità espressa dall’UGET nel decennio di cui trattiamo:

Sede di Torino 9 marzo 1913
Sezione della Valpellice 15 luglio 1923
Sezione Canavesana 25 novembre 1923
Sezione della Vallesusa 25 gennaio 1924
Sezione di Modane 8 giugno 1924
Sezione di Venaria Reale 17 aprile 1925
Sezione di Settimo Torinese 15 maggio 1927
Sezione di Agliè 10 febbraio 1929

La sua famiglia, proprio in quegli anni, fu colpita da una incredibile catena di lutti: nell’ottobre 1926 perse la consorte,Giuseppina Bertinetti, prossima a divenire madre; nel maggio successivo morì la cognata Rita e, nel maggio 1928, perse la madre. Nonostante tutto ciò egli restò coraggiosamente al suo posto, attivissimo nell’agire e nell’animare i collaboratori. Negli anni successivi lo attendeva un’altra battaglia, durissima, contro le disposizioni centrali che miravano a fare sparire le associazioni non inquadrate negli schemi del partito unico. L’UGET, insieme alle sue Sezioni, il 2 ottobre 1931
entrò nel Club Alpino Italiano con lo status di Sezione, conservando quindi la sua indipendenza. Questo grazie al prestigio raggiunto e grazie all’impegno e alla tenacia del suo presidente.
L’8 marzo 1934, in pieno ventennio fascista, fu però costretto a lasciare la carica di presidente dell’UGET, ancora una volta pernon sottostare all’imposizione dell’iscrizione al partito unico, pretesa dal regime imperante per chi ricopriva cariche nelle organizzazioni riconosciute ufficialmente. Ma l’UGET, che lo aveva nominato presidente onorario, avrebbe ancora avuto bisogno di lui: nel secondo dopoguerra, in un periodo di grave crisi dell’Associazione, ebbe ancora modo di dare il contributo della sua esperienza di saggio amministratore. Il suo reincarico alla presidenza avvenne nel 1951, in un momento drammatico per la Sezione che, nelle traversie del dopoguerra e della ricostruzione, era andata incontro a serie difficoltà di ordine finanziario. Le sperimentate qualità di amministratore, abile, onesto e pieno di dedizione, fecero cadere su di lui la scelta dei soci riuniti in assemblea straordinaria il 23 dicembre 1951; gli venne affiancato, quale vicepresidente, il più giovane Bruno Toniolo.
Lasciò definitivamente la presidenza nel 1953, a situazione economica avviata alla normalità, pur continuando per qualche tempo ancora, sino al 1956, a seguire l’amministrazione della sezione, essendogli succeduto alla presidenza Giuseppe Ratti. Lo ricordiamo all’inaugurazione del bivacco in Val Sea, il 22 settembre 1957 (una delle rare fotografie è stata scattata in quell’occasione, mentre parla ai convenuti); lo ricordiamo nel giugno 1963 salire pian pianino al Musinè per i festeggiamenti del cinquantenario della sezione. Fu appassionato animatore di tutte le iniziative e manifestazioni sociali, buon alpinista (si ricordano sue prime ascensioni nel gruppo del Bernina). Particolarmente attento agli interessi ed alle motivazioni dei giovani, ne sostenne le attività senza mai evidenziare personalismi.
Estensore di una lunga e puntigliosa ricostruzione della vita sezionale per il volume “Cinquant’anni di vita dell’UGET” (1963), scriveva:
“Lieto di unirmi a voi, giovani, con l’augurio che le ardite imprese di cui date continue prove siano sempre accompagnate da quei puri sentimenti di poesia, di passione e di amicizia coi quali la UGET ha raggiunto la splendida maturità di oggi.”
Dai documenti della Sezione sappiamo che nei suoi ultimi anni abitò in Liguria, a Rapallo, dove si spense il 30 dicembre 1967.Troviamo una commemorazione della sua figura nel verbale dell’Assemblea Generale Ordinaria dei Soci dell’UGET del marzo 1968.

Da allora riposa nel cimitero del paese natale.