Maggio 2019, trekking tam alle isole Flegree

Escursioni tra mare e storia.
Testo di Aldo Casetta. Foto di Giancarlo Acquario.

“… I dintorni di Napoli sono i più meravigliosi del mondo.
La distruzione e il caos dei vulcani inclinano l’anima a imitare la mano criminale della natura…
noi somigliamo a questi vulcani e le persone virtuose alla desolata pianura piemontese …”
Marchese De Sade

E noi, piemontesi della TAM di Torino “virtuosi e desolati” del XXI secolo siamo partiti alla volta di Napoli, nei cui dintorni si estende la zona dei Campi Flegrei, una caldera vulcanica attiva compresa tra le colline del golfo di Pozzuoli, Posillipo, Bagnoli, Cuma e le isole di Procida e Ischia, quest’ultima la meta principale del nostro trekking. Ambienti non solo di grande bellezza ma anche di grande interesse per la geologia, la storia e le tante curiosità che le guide locali, Rossella e Vito hanno cominciato, subito dopo il nostro arrivo in treno a Napoli, a raccontarci sull’autobus che ci ha condotto ai Campi Flegrei. Qui il panorama si fa più dolce e verdeggiante ed il Macellum di Pozzuoli, zona archeologica emersa dal mare nel XVII secolo, è lì a testimoniare il bradisismo tipico del luogo. Archeologia anche l’indomani con una breve ma intensa visita a Pompei. Poi finalmente traghetto, mare e prua verso le isole!

Prima tappa e base del trekking, Ischia. Ben sistemati nell’albergo scelto dalla nostra ottima capogita TAM Michela facciamo conoscenza l’indomani delle nostre guide a partire da Alexandra, simpatico mix di rigore asburgico e solarità ischitana che nei suoi colleghi Rossella e Vito è “di serie”!
La prima escursione è al monte Epomeo, 789 m meta per la quale partiamo da Serrara e saliamo alla frazione Fontana. Prima di Inoltrarci tra le acacie dei Frassitelli, si dischiude ai nostri occhi il panorama dell’isola sottostante con il mare dove ammiriamo all’orizzonte le isole Ponziane e distinguiamo nettamente Ventotene. Passiamo dalle acacie ai castagni del bosco della Falanga, piantumato al tempo dei Borboni come riserva di caccia, e qui non tanto la vegetazione ma le realizzazioni dell’uomo ci sorprendono e meravigliano ed il pensiero va ad un villaggio di Hobbit mediterranei che forse avrebbe dato nuova ispirazione a J.R.R. Tolkien. Piccole abitazioni/rifugio scavate in grandi macigni di tufo verde, pietra endemica di Ischia, e le “fosse della neve” dove fino agli anni ’20 del XX° secolo i nevaiuoli accumulavano neve e grandine cadute in inverno: circolari e profonde da 4 a 10 m, larghe 6 e impermeabilizzate con muri a secco di tufo verde qui chiamati “parracine”, molto diffusi nelle zone agricole dell’isola.
Un aneddoto: sembra che una granita fatta con la neve dell’Epomeo e offerta a Ferdinando IV di Borbone nel 1763 fece diventare i nevaiuoli fornitori ufficiali di corte! Dalla granita al vino. Il suolo vulcanico consente di coltivare la vite fino a 500 metri di quota e dal tempo dei Greci e dei Romani ad oggi le vigne fanno bella mostra nel paesaggio ischitano. Fino al XIX° secolo si vinificava all’aperto coi “palmenti”, due vasche rettangolari di tufo dove nella più grande si pigiava l’uva e nella successiva si trasferiva solo il mosto; uno di questi è ben conservato nel bosco della Falanga. Da questo usciamo per incontrare la “Pietra dell’acqua”, macigno lavorato e scavato per raccogliere l’acqua piovana. Ancora un’oretta di cammino ed arriviamo alla bizzarra e affascinante cima dell’Epomeo che ospita nella parte immediatamente sottostante l’eremo di San Nicola.

Il secondo giorno saliamo alla Bocca di Tifeo per poi scendere al mare. Si tratta della fumarola più importante dell’isola e prende il nome dalla leggenda di Tifeo, gigante addormentato dentro all’Epomeo; tra la vegetazione lussureggiante che la contorna, le guide ci segnalano il “papiro delle fumarole”, rara pianta che necessita proprio del microclima creato dalle fumarole per prosperare. A questo punto, parlando di vegetazione, non posso che ricordare con nostalgia i colori e profumi della grande ed armoniosa varietà di orchidee e calle selvatiche, bardane, ginestre, mirto, cisto, erica e violette che abbiamo ammirato lungo i sentieri di Ischia. Anche le lucertole ci hanno incuriosito: iridescenti forse per mimetismo. Scendiamo e attraversiamo l’abitato di Panza e ci dirigiamo a Baia della Pelara. Proprio a Panza, grazie a scavi compiuti tra il 1993 e il 1995, è stato possibile stabilire che là si insediarono i primi coloni Greci nell’VIII secolo A.C. che approdavano con le navi nella vicina baia di Sorgeto, riparo ideale dai venti di scirocco. Baia della Pelara è un luogo mozzafiato grazie all’anfiteatro naturale creato dalle rocce e dai fiori e percorribile grazie all’ottimo sentiero attrezzato dalla Pro Loco di Panza. Risaliamo e terminiamo l’escursione in un luogo mondano: Monte S. Angelo, prediletto da Angela Merkel, non prima di esserci dissetati presso il chiosco di Enzo la Bomba, con spremute di arance a go-gò!

Il terzo giorno visitiamo l’altro versante di Ischia, quello di Casamicciola e Ischia Porto. Da Casamicciola saliamo al bosco del Cretaio, esempio di un positivo intervento umano realizzato tra gli anni ’30 e ’50 del XX° secolo. Il Corpo Forestale dello Stato realizzò un parco pubblico di pini, lecci e castagni che, con i suoi 44 ettari, è oggi il polmone verde più importante dell’isola, al cui cuore si trova il Cratere di Fondo dell’Oglio, antico vulcano. Passiamo dal parco al bosco ed attraversiamo una selva di felci poi, procedendo verso est, ritroviamo il sole, le colture e ci appare uno splendido panorama del castello Aragonese, Procida, Capri… Scendiamo verso la località di Barano ed incontriamo dei contadini che ci offrono un’ eccellente vino bianco di loro produzione. Terminiamo l’ escursione a Nitrodi, nota per le fonti termali dalle acque salutari per la pelle.

Quarto giorno, Procida! Tanto Ischia, prima dell’avvento del turismo era, ed è, un’isola contadina, tanto Procida era, ed è marinara. È un’escursione classificata “T” ovvero facile, per tutti. Piccola e priva di sentieri se non sull’isolotto di Vivara, offre però un posto unico al mondo come la spiaggia/porticciolo della Corricella con l’annesso borgo dei pescatori (location del film “il Postino” con Massimo Troisi ), la villa di Elsa Morante, innamorata dell’isola al punto di renderla coprotagonista de “L’isola di Arturo”. E come non ricordare la parte superiore dell’isola con Palazzo d’Avalos, ex carcere dismesso da pochi anni, altra celebre location cinematografica (“ Detenuto in attesa di giudizio”, con Alberto Sordi), la chiesa di S. Michele Arcangelo ed il “museo di Graziella” protagonista del romanzo scritto da Alphonse de Lamartine, dove parla di sé, delle sue giovanili passioni amorose, politiche e letterarie. Come dimenticare prelibatezze come le sfogliatelle e le lingue di suocera, specialità procidane, finite nella pancia e negli zaini di molti. Che altro? Non potendo raccontare tutto vi dirò che su queste isole ci hanno preceduto Luchino Visconti, Truman Capote, Pablo Neruda, Ennio Flaiano, Mark Twain, Tennessee Williams, Angelo Rizzoli senior che negli anni ’50 portò il turismo a Ischia… un bell’elenco di testimonial direi

Grazie di cuore a Michela per l’opportunità che ci ha dato ed a Rossella, Vito, Alexandra per averci fatto conoscere e ben memorizzare questi luoghi.

Grazie amici del CAI di Ischia!