Maestro? Il saluto di Paolo Griffa

Nel Cai Uget dal 1990 e dal 1992 nella Commissione Alpinismo Giovanile dal 2004 presidente della Commissione Alpinismo Giovanile (AG) dell’Uget. Ancora oggi ricordo la mia prima escursione con l’AG.

Incontri ravvicinati con l’Alpinismo Giovanile, Cristalliera, Giugno 2015

Era il 12 aprile 1992 e la meta il Musinè. Al ritrovo del mattino giungevano auto in continuazione, si fermavano, si spalancavano le portiere e scendevano bambini, ragazzi che depositavano gli zaini nel pullman e salivano a prendere posto. I loro genitori si fermavano, chi chiedeva informazioni sulla gita, chi dava le ultime raccomandazioni ai figli, nonostante la loro indifferenza, impegnati a parlare con gli amici e proiettati già sulla bella giornata che avrebbero trascorso, “lontano” dai genitori.

A Caselette, all’inizio del sentiero, ciascun accompagnatore radunò i bambini che gli erano stati assegnati. Io avevo quattro bambini di 8-9 anni. Iniziammo a salire lungo la mulattiera; non smettevano un attimo di parlare, facevano domande su quante cime avevo salito, se avevo figli, se ero fidanzato o sposato, se ero già stato sull’Everest… Una valanga di domande. Diedi loro le risposte. Fortunatamente, la fatica li rese un po’ più silenziosi e proseguimmo lungo il sentiero che s’inerpicava ripido sul costone della montagna, fino a raggiungere la grossa croce di cemento della vetta. Ci sparpagliammo sulla cima e dagli zaini dei bambini uscì ogni ben di dio: panini, scatolette, biscotti, cioccolate, bibite; era incredibile quanto cibo potesse contenere il loro zaino e soprattutto il loro stomaco: mangiarono tutto, il triplo di quanto mangiò il sottoscritto. Rimanemmo circa due ore in cima; fu l’occasione per conoscerci meglio, adulti e bambini. Parlando di montagna, raccontai loro qualche mia piccola avventura: dall’espressione dei loro occhi immagino pensassero di essere di fronte a chissà quale “grande” alpinista.

La discesa fu compiuta lungo il versante sud della montagna dove i fini detriti rendevano il percorso un po’ scivoloso, ma quel grosso gruppo di bambini non si scompose minimamente e, nonostante la fatica, scesero allegri e spensierati fino alla base.

Due di loro, all’arrivo a Torino, mi presentarono ai loro genitori dicendo che io ero stato il loro “maestro” quel giorno. Questa frase mi fece quasi commuovere; con quel termine nella mia vita avevo solo e sempre individuato la figura del mio maestro di scuola elementare, il parroco del paese, un omone grande e grosso; io maestro! Eppure ai loro occhi io fui un maestro e scoprii che quel giorno ero riuscito a insegnare loro qualcosa. Essi, con la loro intelligenza, la loro curiosità e la loro attenzione, avevano appreso come camminare su un semplice sentiero, invece che su un marciapiede; come attraversare un bosco anziché una strada trafficata. Avevano appreso come comportarsi nella natura, rispettandola pienamente soltanto osservando il comportamento degli adulti. Fu una lezione anche per me: capii quanto è importante il nostro comportamento dinanzi ai bambini.

Quel giorno decisi che avrei fatto parte del gruppo di Alpinismo Giovanile. Da allora sono passati 24 anni e sono state compiute circa 240 escursioni. Ho dedicato questi anni a far conoscere la montagna ai ragazzi; ho dato molto, ma ne sono stato ripagato ampiamente. Vedere i ragazzi andare in montagna con gioia, fare domande, rimanere attenti alle spiegazioni è stata sempre una grande soddisfazione.

Oggi, vivendo lontano da Torino, devo rinunciare al ruolo di presidente dell’AG Uget per continuare la mia attività di Alpinismo Giovanile a Vercelli. Il responsabile di un gruppo deve essere presente sul luogo in cui si svolge l’attività, per organizzare, coordinare, comunicare con il gruppo e con la sezione. Lo farà degnamente l’amico Enzo Gilli.

Un saluto all’Uget, con affetto, con l’augurio possa continuare, a promuovere “… la formazione etico-culturale e l’educazione alla solidarietà, alla sicurezza, alla conoscenza e al rispetto dell’ambiente, specialmente dei giovani …”.

Già, i giovani, sono loro il futuro del Cai, non dimentichiamocelo!

Paolo Griffa

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