Ma qual è il dislivello

Elogio della normalità

Testo e foto di Emilio Botto.

C’è sempre una distanza che separa due punti. Per chi frequenta la montagna solitamente è più usuale considerare questa distanza in altezza. Il dislivello è appunto la differenza fra il punto ove inizia l’escursione ed il punto che ci si prefigge di raggiungere.

In occasione della preparazione di una escursione il dislivello è un elemento di non secondaria importanza. Da lui dipendono la durata della escursione, quindi l’ora di partenza, e non meno l’ora di probabile rientro. Da quest’ultima quindi a seguire dipende la raggiungibilità del luogo di partenza e se andiamo avanti di questo passo una infinità di altre amenità. Il dislivello è non meno importante nella valutazione delle proprie capacità fisiche nell’affrontarlo. Cosa accadrebbe se qualcuno si cimentasse su misure mai tentate in precedenza? E cosa dire del dislivello che è dato dalla somma algebrica di tutte le salite percorse in occasione di una escursione che seguono una discesa e proseguono con una salita e così via fino alla meta. Insomma mi verrebbe da scrivere meno male che hanno inventato le montagne diversamente una escursione sarebbe noiosa senza il dislivello da dover considerare in precedenza, calcolare durante e raccontare con enfasi al termine di una escursione. Già le montagne. Spesso oramai nei discorsi ascoltati è diventato più importante discutere sul dislivello piuttosto che parlare della montagna che ci si accinge a scalare. Che cosa accadrebbe se per un attimo provassimo a pensare che il dislivello non esiste oppure le nostre energie fossero tali da rendere assolutamente irrilevante tutto quanto ho finora descritto? Sono certo che per un attimo ci troveremmo disorientati ma immediatamente dopo saremmo prevalentemente obbligati a concentrare i nostri pensieri su altro. Voglio pensare sul luogo che ci stiamo accingendo a frequentare. Troppo tecnicismo ci ha condotti ad immaginare sia più importante la misura rilevata dal nostro smartwatch che non l’ambiente che ci troviamo a frequentare. In questa ottica una montagna vale l’altra. Non è così. Mi piace pensare che l’ambiente montano frequentato si possa misurare talvolta considerando i metri ed altre i Km quando non entrambi insieme. Pensare che si percorre una distanza per percorrerne un’altra e poi un’altra ed un’altra ancora. Con questa visione non si termina mai di percorrere le distanze che ci separano da un punto al successivo. Si cammina sempre. Con questa prospettiva ogni nostro passo è funzionale a “qualcosa” ed il nostro camminare utile a scoprire luoghi nuovi e non solo a raggiungerli. Così facendo le distanze non esistono più.