In silenzio

Testo Emilio Eugenio Botto.

Chissà per quanto tempo il solo suono delle foglie degli alberi è risuonato sulla Terra senza che specie di animale alcuno lo sentisse. Per non dire del suono muto dopo il frastuono che deve aver prodotto il movimento delle placche che dividendosi e incuneandosi una nell’altra hanno prodotto i continenti nella forma come li conosciamo oggi. Il lieve fruscio dei fiocchi di neve che d’inverno si posano sul manto imbiancato sotto i pini. Il nulla dopo il fragore della valanga che precipita a valle dal pendio ripido della montagna. Tutto questo noi lo chiamiamo silenzio.

Ma è anche silenzio il frantumarsi del ghiaccio sotto il peso dei ramponi la notte quando si lascia il rifugio Guide di Ayas per una salita alla Roccia nera. È silenzio il lontano rumore del ruscello risalendo la valle Etroite dal rifugio Re Magi per raggiungere la cima del monte Thabor. È silenzio svegliarsi all’alba per percorrere il tratto di via Francigena che parte dall’Hospice col du Grand Saint Bernard e, guardando il lago ai piedi del massiccio Gran Combins, scende verso i paesi di Saint Rhemy en Bosses prima, Saint Oyen ed Etroubles poi, per giungere infine ad Aosta passando da Echevennoz. È silenzio anche nelle città ma non lo sentiamo più in nessuna ora del giorno.
Nelle nostre città le auto e non solamente loro coprono di giorno con il loro andare il suono delle cicale, semmai ancora ce ne sia qualcuna nei disordinati giardinetti pubblici. La notte la città non si ferma, produce e prepara il giorno dopo men che meno in silenzio. Nei nostri pensieri il silenzio spesso lo accompagniamo con l’idea del vuoto. Ma è solamente una idea poiché come il vuoto non è vuoto allo stesso modo il silenzio non è silenzio. Oggi qualcuno direbbe che è un suono diverso. Amenità linguistiche. In realtà a me piace pensare che il silenzio lo si possa vivere ascoltando il Dettigen te Deum HWV 283 di Handel oppure il suo Dixit Dominus HWV 232 immaginando che le montagne intorno altro non siano che le pareti della abbazia di Westminster. Talvolta, ascoltando la Fantasia e fuga BWV 542 dell’immenso J.S.Bach, ho immaginato che l’organo a canne fosse posto in cima alla valle salendo verso il monte Chaberton o immediatamente nelle vicinanze della fortezza abbandonata sotto la sua cima. Non di meno ho ascoltato il silenzio prodotto attorno a me dalle note che scaturivano delle chitarre di David Gilmour, Carlos Santana, Mark Knopfler, Eddy Van Hallen, Robert Smith, Slash, Neil Young, Jimmy Page e molti altri. Provare ad ascoltare la prossima volta che andrete in montagna per credere.