Il primo alpinista italiano sul Monviso

Bartolomeo Peyrot
Testo di Carla Eterno.

Non intendo certamente elencare aspetti tecnici, date o nomi di alpinisti famosi che sono saliti sul Monviso, lo hanno già fatto esperti ed autorevoli scrittori, ma voglio spendere alcune parole di sincera stima per il primo alpinista italiano che è salito in vetta: Bartolomeo Peyrot.

Questo desiderio è scaturito dal breve documentario che ho visto recentemente sulla prima ascesa al Monviso avvenuta il 4 luglio del 1862. Bartolomeo Peyrot nacque a Bobbio Pellice nel 1836 e morì nel 1920 a Luserna San Giovanni. Era un contadino di umili origini o forse un calzolaio, non si sa con certezza, né si conosce il vero motivo per cui l’intrepido viaggiatore inglese appassionato di alpinismo Francis Fox Tuckett scelse proprio lui come guida e portatore per la scalata in cui desiderava cimentarsi insieme con le guide alpine Michel Croz e Peter Perm. Probabilmente Tuckett si rivolse al curato del paese che lo indirizzò da Peyrot il quale tralasciò i suoi lavori estivi nei campi o il suo mestiere di calzolaio e decise di avventurarsi in quell’ardua impresa. Fu forse una questione di denaro? In ogni caso dovette decidere in brevissimo tempo: lasciare la casa, prepararsi a partire… verso l’ignoto.

Posa eroica ai piedi del Viso; da sinistra a destra: Peyrot, Croz, Perren e Tuckett (foto Marco Fraschia)

Inoltre a lui toccarono i compiti più gravosi: infatti si dovette caricare sulle spalle quasi tutto il materiale: il teodolite, il sacco da dormire, le provvigioni per due giorni. Dopo due giorni di fatica estrema e di salite impervie, si trovò, con i suoi compagni, a bivaccare sulla vetta della montagna con il vento e la neve, naturalmente senza un equipaggiamento adeguato che invece avevano gli altri tre. Nonostante quella terribile esperienza, i quattro uomini riuscirono a tornare indietro sani e salvi. Il “buon diavolo”, come lo definì Tuckett, accompagnò ancora un gruppo, nell’agosto del 1863, ma senza riuscire a raggiungere la vetta.

Bartolomeo Peyrot ormai anziano nella foto d’epoca conservata presso la sede del Cai Uget val Pellice

Sicuramente oggigiorno l’ascesa al “Re di pietra” è meno difficoltosa, anche se compete ad alpinisti esperti, preparati ed allenati. Considero comunque l’impresa di Peyrot un atto di eroismo, considerando l’assoluta mancanza di abbigliamento adeguato e di strumenti tecnici sofisticati in uso attualmente, senza contare l’assenza di supporti di previsione meteorologica. Forse Bartolomeo Peyrot non ha neanche ricevuto i dovuti riconoscimenti per la sua audace impresa che invece hanno avuto gli altri alpinisti al loro ritorno in patria. È importante, in questo periodo di pandemia, riflettere sulle coraggiose imprese del passato, sperando di poter ritornare presto sui sentieri delle amate montagne. Vedi anche articolo: