Vallone di Sea, intervista ai Fratelli Enrico

Il Vallone di Sea è un piccolo scorcio delle Valli di Lanzo, nascosto tra le insenature delle pareti di Forno Alpi Graie. Questo luogo, palestra per i rocciatori e bucolico antro per gli escursionisti più esigenti, si trova nel comune di Groscavallo, ai piedi della parete nord dell’Uja di Ciamarella. Recentemente, la giunta comunale ha manifestato interesse per un bando europeo che stanzierebbe cospicue somme per la realizzazione di piste agropastorali proprio nella valle solcata dalla Stura di Sea. Per opporsi a questa eventuale ma molto concreta possibilità, gli amanti della montagna, soci CAI e non, hanno manifestato il loro dissenso il 9 novembre 2016, riuniti in conferenza al Monte dei Cappuccini. Il Club Alpino Accademico Italiano (CAAI) è intervenuto con Ugo Manera, campione dell’alpinismo nostrano, e con il giovane Matteo Enrico che con l’associazione “Rocciatori Val di Sea” si sta impegnando per ripristinare e valorizzare alcuni pregevoli itinerari di arrampicata del Vallone, da qualche anno caduti nel dimenticatoio. Matteo, in collaborazione con il compagno di cordata e fratello Luca, anch’egli accademico e membro dell’associazione, ha gentilmente risposto alle nostre domande per offrire ai soci Uget una puntuale analisi della situazione.

Le porte del Vallone di Sea
Le Porte del Vallone di Sea, ph. Fulvio Adoglio

D. La realizzazione dell’opera comporta oneri non marginali. Dove porterà e, soprattutto, arricchirà queste valli, le valli di Lanzo, troppo spesso dimenticate?

Le opere da realizzare per i progetti relativi a Sea e Trione (infrastrutture, in questo caso piste, per l’accesso e la gestione delle risorse forestali e pastorali) saranno coperte dal finanziamento europeo solo per l’80% dei costi complessivi. Gli oneri a carico del Comune di Groscavallo risulteranno pertanto essere di circa 220 mila euro, come dichiarato dal Sindaco durante la riunione del 12 settembre in Comune. In particolare la strada in Sea richiederà anche ingenti costi di manutenzione, vista la conformazione geologica e morfologica del vallone. Il comune non ha saputo produrre un piano costi-benefici nè dire per chi effettivamente tali opere saranno vantaggiose. Non ha per ora prodotto un progetto di fattibilità che possa giustificare i costi di consulenze, costruzione, gestione e il pesante tributo che pagherebbe l’ambiente naturale. Non bisogna dimenticare i negativi esempi già presenti in Val Grande e in particolare sul territorio del medesimo comune, in primis la fallimentare strada di Pera Berghina, sottoposta tra l’altro ad accertamenti, e quella di Mea-Vaccheria, che ha distrutto uno dei luoghi più belli delle Valli di Lanzo, come lo definì Gian Piero Motti nella guida “Palestre delle Valli di Lanzo”, ma anche quella di Santa Cristina, nel Comune di Cantoira. I benefici per l’economia della Val Grande e la popolazione in generale saranno inesistenti: queste opere non portano a nessuno sviluppo economico o turistico, come dimostra la costruzione delle strade appena citate. Questa logica di accaparrarsi i fondi europei è assolutamente fallimentare per un’ipotesi di sviluppo a lungo termine perché non ha alla base un progetto strutturato.

Nella serata del 9 novembre scorso, si è affermato che il turismo nelle valli è aumentato. Si può dire quindi, che questa pista sarà un buon strumento per favorire nuovi progetti nel settore turistico?

Il turismo “ecosostenibile” composto anche da tanti stranieri che vedono nelle Valli di Lanzo uno dei pochi luoghi ancora selvaggi e incontaminati delle Alpi non vuole strade ma sentieri meglio segnalati e infrastrutture per l’accoglienza nei paesi di fondovalle. Una pista vista in ottica turistica è anacronistica e dimostra la non conoscenza delle nuove esigenze. In questo modo si torna indietro, alle storture architettoniche create tra gli anni ’60 e ’80 che purtroppo, ancora oggi, deturpano in maniera irrimediabile il territorio. Altre valli piemontesi che hanno puntato su un certo tipo di turismo riscuotono oggi grande successo, vedasi ad esempio la Val Maira.

Bivacco Soardi Fassero nel Vallone di Sea
Bivacco Soardi Fassero, 2207. Ph. Fulvio Adoglio

Per questa pista sono previste opere di sbancamento della montagna; la zona è anche molto amata dagli scialpinisti più attenti, che nel bivacco Soardi Fassero possono riposarsi prima di affrontare i pericolosi pendii. Quali, dunque, i rischi per l’eventuale pista?

I versanti del vallone sono ripidi e battuti dalle grandi valanghe, come d’altra parte indicato nei piani geologici regionali e ben spiegato dal geologo Paolo Barillà nella già citata conferenza del 9 novembre. Pertanto non solo una strada avrebbe un utilizzo annuale molto limitato ma sarebbe soggetta a manutenzione continua, e quindi a costi elevati, tutti a carico del piccolo Comune. Nel momento in cui la disponibilità economica diventasse insufficiente quest’opera verrebbe abbandonata a se stessa e in poco tempo diventerebbe inutilizzabile, ma il danno al vallone rimarrebbe. Anche l’intervento di Paolo Ghisleni, ex funzionario della Regione Piemonte ed esperto di Piani di Sviluppo Rurale, ha dimostrato, calcoli alla mano, che la strada del Trione, per lo sviluppo della filiera del legno, è un’infrastruttura in perdita che potrebbe venire sfruttata al più per una decina d’anni.

Il CAI Torino, ma anche il CAAI e moltissime associazioni ambientaliste, si sono mossi e hanno deciso di opporsi a questa costruzione, forse anche per cercare di proteggere un ambiente dell’alpinismo occidentale…

Il CAI tutto ha come primo articolo la difesa dell’ambiente montano, quindi è naturale e doveroso che si opponga a un progetto che distruggerebbe un ambiente con caratteristiche uniche. La finalità del CAI è quella di valorizzare e incrementare l’escursionismo, l’alpinismo e l’arrampicata senza intaccare l’ambiente, certo anche delle ricadute economiche che si avrebbero da queste attività su tutta la valle. Inoltre, il CAI UGET possiede nel Vallone un importantissimo bivacco, con una valenza alpinistica notevole, dedicato a Nino Soardi e all’indimenticabile Marco Fassero, perito giovane sulla Gura e che sicuramente, avendolo conosciuto molto bene, non avrebbe apprezzato un simile scempio.

Nell’immediato futuro, quali le mosse? Ci sono proposte alternative a questa pista?

Le mosse sono quelle di sensibilizzare la popolazione cercando di spiegare che l’opera, ammesso che servirà, sarà solo a fruizione di pochissimi. Così com’è necessaria la sensibilizzazione sui soldi pubblici spesi dal Comune per le consulenze e per coprire il 20% dei costi. Ma non basta opporsi, dire sempre no, bisogna proporre l’incremento del turismo e soprattutto di quel turismo che cerca in queste valli una bellezza ancora incontaminata, portando di fatto soldi. Stiamo parlando, come già detto, del ripristino della rete sentieristica, ora in stato di preoccupante degrado, e della promozione turistica del patrimonio paesaggistico e naturale di queste valli. Sono molti gli stranieri (soprattutto tedeschi, olandesi, del Nord Europa) ma anche italiani di altre regioni che rimangono entusiasti della bellezza selvaggia di queste valli, ma basiti di fronte all’assenza di cura dei sentieri.

Qualcosa di positivo si sta facendo a Balme, culla dell’alpinismo piemontese, dove sono già sorti ben tre posti tappa che vivono su questo tipo di turismo. Perché allora non proporlo anche in Val Grande? Con un ritorno economico importante a fronte di investimenti molto ridotti e ricadute ambientali nulle. Pensate che la guida escursionistica più aggiornata delle Valli l’ha fatta un tedesco! Vorremmo anche ricordare l’opera di ripristino di alcune vecchie vie di Gian Carlo Grassi e l’apertura di nuovi itinerari nel Vallone di Sea, vie splendide, che in poco tempo hanno richiamato numerosi scalatori, tutti entusiasti del posto e delle vie percorse. Il Vallone di Sea non ha niente da invidiare alla vicina Valle Orco, infatti insieme a Marco Blatto e Flavio Parussa abbiamo in progetto la realizzazione di una guida di arrampicata, bilingue. Non bisogna però dimenticare la pastorizia, a tal proposito la proposta già fatta dalla minoranza d’opposizione del Comune è quella di cercare di ripristinare alpeggi già serviti da strade esistenti, in zone tra l’altro molto più prative e sfruttabili, senza bisogno di costruire nuove piste.

Andrea Castellano

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