Diario di una schiappa

Maiorca per pochi

Quando ho detto agli amici che sarei andata a Maiorca,  ho dovuto spiegare che non andavo a spiaggiarmi come una balenottera, ma che avrei fatto un trekking, cioè camminato fra i 10 e i 18 km al giorno per raggiungere impervie vette e idilliache baie: nei loro occhi incredulità.     Infatti pochi sanno che Maiorca non è solo il luogo della movida più sfrenata ed alcolizzata, ma che lungo la costa Nord-Ovest si eleva una selvaggia catena montuosa lunga 90km.

Giorno 1         La Penisola di Formentor, che si protende come un dito indice nell’indaco del mare, ospita la meta della nostra prima gita, la vetta di ‘el Fumat'(334mt). Inizialmente un facile sentiero ci porta ad una solitaria caletta dove possiamo godere delle sue limpide e fresche acque. Non per molto però, poiché la dura salita ci attende sotto il sole implacabile di mezzodì, senza alberi ad ombreggiarci, né venticello a rinfrescarci: comunque, chi prima chi poi, raggiungiamo l’agognata vetta. Un panorama mozzafiato ci ricompensa della fatica. La successiva discesa è lunga e aspra e a tratti scivolosa. La sete e la stanchezza si fanno sentire, ma alla fine di questo “tormento” l’incantevole baia Murta ci accoglie.

Giorno 2         Molti si avventurano nel Barranco del Pareis, per escursionisti esperti qual io non sono, per cui mi avventuro alla scoperta della capitale Palma. E’ una città con un passato ricco di storia ed è piacevole camminare alla ricerca dei palazzi costruiti nelle diverse epoche storiche. Quello che però non si può perdere è l’imponente cattedrale gotica che si specchia in riva al mare, una delle più belle che abbia mai visto, specialmente l’interno. Anche il Barranco del Pareis avrebbe potuto essere una delle più belle gole che avrei potuto vedere, se fossi stata un po’ più preparata e in forma fisicamente, mi consolo che molti l’hanno trovato parecchio impegnativo e si sono trovati in difficoltà.

Giorno 3         Escursione al Puig del Teix (1064mt), ma i muscoli ancora irrigiditi mi sconsigliano di parteciparvi, così, con altri dissidenti, facciamo una gita alternativa, percorrendo circa 18km, ma senza salite o discese impegnative, raggiungendo comunque calette e scogliere di ineguagliabile bellezza. Al ritorno i partecipanti raccontano di non aver avuto difficoltà a percorrere i sentieri ben tracciati, pazienza sarà per la prossima volta!

Giorno 4         Finalmente di nuovo in forma e pronta alla partenza! Oggi si va sul Puig de Galatzo, (1027mt). Inizialmente un largo sentiero si snoda in un bosco in cui spiccano esemplari di Quercia Spagnola,per poi restringersi. I rocciosi pendii sono popolati da non so che razza di capre selvatiche, e le corna dei maschi sono molto ricercate come trofeo (infatti alcuni cacciatori sparano allegramente intorno a noi!). E’ proprio vero, se non le hai, te le vai a cercare!!!!

Giorno 5         Escursione a “la Trapa”, il cui nome deriva dai monaci trappisti che si sono insediati qui nel 1810, scappando dalla rivoluzione francese. Ammiriamo i terrazzamenti costruiti per rendere coltivabile un’area altrimenti arida, il mulino, i resti degli alloggiamenti  e l’insuperabile panorama sull’isola Dragonera e sulle baie sottostanti. Un sentiero panoramico, abbastanza agevole, ma talvolta stretto, roccioso e scosceso, ci riporta alla baia di partenza dove abbiamo tempo di godere di un bagno ristoratore.

Giorno 6         Gianni e Luciano vengono informati che il sentiero per raggiungere il Puig de Massanella è interrotto da una frana, per cui le nostre efficienti guide, prontamente, spostano la meta  alla spiaggia di ‘sa Calobra’. Purtroppo la stanchezza di 5 giorni di camminate lunghe ed impegnative decima i partecipanti e molti si defilano a Palma. Poteva la schiappa smentirsi? Ovviamente no e, insieme ad alcuni amici, decide di raggiungere la stessa spiaggia, ma con mezzi alternativi alle gambe: con un trenino d’epoca raggiunge la cittadina di Soller, annidata tra i monti; un tram, sempre d’epoca, la conduce al porto sottostante, dove si imbarca su un battello, moderno, che costeggia le vertiginose scogliere con cui la Tramuntana precipita mare. Durante il tragitto cerca di scorgere sulle pendici gli intrepidi compagni, ma senza successo.

            Oltre a tutti i partecipanti che hanno condiviso con me questo trekking rendendolo indimenticabile, vorrei ringraziare in particolare due persone: il “mio angelo custode personale”, che mi ha aiutata e confortata, impedendomi di crollare nei momenti difficili e “l’angelo custode di tutti”, Gianni, che, chiudendo la fila, si è sacrificato per assicurare la sicurezza a tutti noi.

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