160 anni di storia: il coro della SAT omaggia il coro Cai Uget

Le luci della sala ottocentesca si spensero con precisione sabauda dando il via allo spettacolo. Un impacciato presentatore, fuori dal suo contesto burlone, cercava di mantenere un contegno consono al prestigio della serata. Le poltrone di velluto rosso quasi non si vedevano, occupate in ogni ordine di posto.  I canti salirono alti e armonici ad avvolgere il pubblico, nutrendo le emozioni che tutti si aspettavano.

Questa sala profuma di storia e di cultura e ogni qualvolta capiti di cantare qui, il nostro ego artistico s’ingrandisce un poco di più. L’apertura delle celebrazioni per il nostro settantesimo anniversario non poteva avere battesimo migliore: insieme ai maestri trentini che chiudono il loro novantesimo proprio in terra sabauda. In platea sono seduti i ragazzi che hanno partecipato al corso di avviamento alla coralità di questo 2016. Il giovane gruppo ha già avuto la soddisfazione di vincere recentemente, il concorso Yarmonia. Non male come inizio!

La SAT è sempre un’attrazione. È chiamato il Conservatorio delle Alpi, la scuola accademica del canto di montagna. La precisione esecutiva che poggia sulla tradizione e sulla storia, rende questa corale unica nel suo genere, apprezzata e applaudita in tutto il mondo.

Il legame tra i nostri cori parte da lontano ed è fondato su una stima reciproca costruita negli anni, fin da quando l’allora direttore del Coro Uget, Gilberto Zamara incontrò Silvio Pedrotti in un’intervista confronto raccolta e trascritta da Mario Allia e Mauro Pedrotti. Due generazioni di musicologi e appassionati mettevano sul tavolo la loro passione ricamando nota dopo nota, lo spartito della vita: Veci e Bocia in un ideale passaggio di testimone che si concretizzerà nelle future direzioni dei due gruppi corali.

Il coro Cai Uget

Torniamo alla serata: ultimati i saluti delle autorità e le frasi di doverosa circostanza, lo spettacolo prende vita; apriamo noi come padroni di casa. Siamo al completo; nessuno poteva mancare a questa serata. In platea sono seduti i ragazzi che hanno partecipato al corso di avviamento alla coralità di questo 2016. Il giovane gruppo ha già avuto la soddisfazione di vincere recentemente, il concorso Yarmonia: non male come inizio!

Abbiamo scelto quattro canti a rappresentare le diverse anime che risuonano dentro la nostra storia, quello di chiusura è Varda la Luna, omaggio alla Storia del canto, al fondatore Pedrotti, al nostro legame con la SAT. Questa esecuzione è stata particolarmente emozionante in quanto i “giovani” coristi ugetini si uniscono a noi sul palco per la loro prima apparizione pubblica. La percezione concreta del futuro e della salute del nostro amato coro!

Il coro SAT

Terminati i canti, i giubbotti blu scendono dal palco lasciando il proscenio ai presidenti che si scambiano doni e cioccolatini in un anticipo Natalizio: certo rimarrà nella storia la forma di fontina personalizzata con i loghi delle due corali che il presidente Costantino, detto il “margaro”, ha consegnato ad un sorpreso Pedrotti. Con il sorriso ancora sul volto, il maestro chiama a sè i coristi.

Pian piano si schierano i giubbotti marrone, cambia la giacca del presentatore e parte la magia del conservatorio: il nostro e il loro. Gli applausi sono fragorosi, dopo ogni esecuzione, e i volti dei trentini si stendono in piccoli sorrisi senza perdere la tensione del concerto: professionali in ogni situazione.

Un pubblico soddisfatto lascia la sala da concerto con la soddisfazione nelle orecchie e con la solida presenza tra le mani dell’ultimo CD del coro Cai Uget (L’aj sentù cantè…) quale concreto ricordo e promessa per il futuro.

 

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