Cominciò con un “bau”

Molti amici del Cai Uget l’hanno conosciuta la nostra Dianetta, nelle uscite e le serate in sede, e molti ci sono stati vicini quando si è ammalata e poi se ne è andata.

Dianetta delle neve, foto di Silvio Tosetti.

Erano passati sette mesi da quel triste giorno (8 marzo 2016) quando finalmente io e Carla abbiamo deciso di prendere un altro bel “bau”, un degno erede di Diana che ci terrà compagnia nelle nostre escursioni in montagna.

Si chiama Zar, è un segugiotto di colore nero focato con le zampe marroni; lo abbiamo prelevato da un canile. Dicono di averlo trovato che si aggirava sperduto nelle campagne della Provincia Granda, senza medaglietta nè microchip!
Per Zar è cominciata una nuova vita, proprio come successe a Diana quando dal suo recinto, vedendoci andare via, lanciò un “Bau” che fece scoccare la scintilla e diede il via a più di dieci anni di vera e propria simbiosi cane-umano!

Avevamo appena acquistato due stanzette per le nostre vacanze nella località di montagna preferita ed avevo ancora un sogno, una immagine stampata nella mente: bastoncini nelle mani con le braccia aperte e gli sci ai piedi, il sole in fronte, il Grand Pic de Rochebrune che svetta dietro il colle e… un animaletto peloso scodinzolante che mi segue nella neve!

Veramente quando si fanno questi sogni si pensa ad un bel cane lupo se non proprio ad un San Bernardo, ma noi abitiamo in appartamento in città e abbiamo preso le misure della macchina e “Si, forse e’ meglio un cane piu piccolo. Pero’ deve essere “da caccia”, forte e resistente alle intemperie!”
Quella setterina bianca e nera faceva al caso nostro. Anche per lei mancava una data di nascita precisa: abbiamo scritto 14 febbraio 2004, San Valentino.

Dianetta, foto di Silvio Tosetti

“Ma andra’ bene sulla neve questo scricciolo di appena quindici chili?” Paolo, gestore del canile-rifugio di Trofarello e socio Uget, mi rassicurò e aveva ragione. Diana ha fatto di tutto pur di seguirci: dietro le racchette da neve, dietro le mountain bike, ai piedi delle rocce, legata in cordata sul ghiacciaio. Qualche volta abbiamo anche dovuto calarla con le corde dai salti dove ci aveva raggiunti.
Con le sue zampine aderiva alle rocce quasi come un camoscio e, per coronare il mio sogno originale, sul Grand Pic de Rochebrune (3320m, PD, II grado superiore) ci è salita davvero!

Amava l’acqua gelida dei ruscelli e dei laghetti di montagna, amava correre dietro le code dei miei sci abbaiando alla neve che sollevava; ci si rotolava ed a volte la mangiava pure la neve. Amava correre libera ma ci teneva sempre d’occhio, perche’ Lei amava soprattutto i suoi due padroncini, inseparabili !!

Una volta quando siamo tornati da una lunga via di roccia, Lei non c’era piu’ ad aspettarci. L’abbiamo cercata per due ore, prima verso l’alto sulle pietraie poi giu’ verso la macchina. Stava gia’ facendo scuro quando l’ho vista sul sentiero che mi correva incontro: mi sono seduto ad aspettarla piangendo di gioia! Poverina, non le avevamo lasciato abbastanza acqua ed era scesa a bere al fiume ( e magari ad elemosinare qualche boccone come faceva spesso ).
Per festeggiare, quella volta comprammo un grosso pollo arrosto allo spaccio del campeggio e lo dividemmo con le mani in tre parti uguali!

La nostra Dianetta era obbediente ed affettuosa, ma aveva il suo carattere e nel giardino che frequentava si era guadagnata il soprannome di “taca pui” (attacca brighe in piemontese). Voleva stare sempre con noi ed era gelosissima, specialmente delle cagnette. Una un giorno aveva osato salire sulla sua automobile ed appena scese si azzuffarono. Diana ebbe la peggio (diversi punti interni a labbro e gengiva) ma orgogliosamente non lo fece notare e fece tutta la gita sulla neve senza battere ciglio. Il giorno dopo il veterinario che l’aveva operata mi chiese di venire a prenderla, che non lasciava avvicinare nessuno alla gabbia dove era stata rinchiusa la notte per la sorveglianza medica post-intervento.

Aveva anche una resistenza fuori dal comune, tanto che arrivo’ a consumarsi i polpastrelli dopo 3 gite in 3 giorni consecutivi dietro le nostre biciclette. Qualcuno ci chiese se l’avessimo drogata.

Diana ha avuto anche degli amici “bau” molto bravi:
Lampo, bell’aski-lupo con un occhio azzurro ed uno maron, con cui giocava a fare le buche (nel giardino di Luca e Cristina). Elfo, eccezionale tre-zampe volpino dell’aspromonte super peloso e molto autonomo che Erika e Gianluca lasciavano sempre libero anche in inverno, tanto sapevano che lo avrebbero ritrovato vicino all’auto ad aspettarli. Elfo e’ stato un maestro di vita per Diana e quando c’era lui noi eravamo tranquilli.
Infine Laki, il labrador nero buono-buono di Dida, che l’ha ospitata per una settimana nel suo giardino, perché non potevamo portarla in aereo con noi. Al nostro ritorno, l’intraprendente Diana era già diventata la padrona di casa!

Beh ci sarebbero ancora tanti aneddoti, ogni tanto mi diverto a raccontarli a chi mi chiede di Diana.

Per lei, quando e’ mancata, sono tornato bambino poeta nello scriverle la dedica. E non solo io (vero Ivo? Vero Giovanna?).  Come dice un amico, ora Diana corre e “ruba panini” nel paradiso dei cani!

Eh si, caro Zar, credo proprio che ti sarebbe piaciuta la nostra Dianetta.

P.S. le gite di Zar e di Diana le potete trovare su Gulliver sotto l’account “Dianette”, alla francese: http://www.gulliver.it/glog/dianette/.

Ciao e grazie a tutti gli amici umani e non,

Silvio Tosetti, Carla Prete.

08 Marzo 2016
08 Marzo 2016

 

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