Chi ben comincia è già a metà dell’opera

LaPelissier_MatteoGuadagnini
La Pellissier (foto M. Guadagnini)

Chissà se e vero? Ottobre, per chi ama lo sci e il tempo fresco, è un mese di transizione. Che permette però alcune “perle”. Quali le goulottes. Consentono di stare ad alte quote, di arrampicare non con soli mani e piedi e di toccare il ghiaccio e la neve immaginando quello che verrà. E allora l’11 ed il 24 di ottobre due goulottes: Pellissier alle Pointes Lachenal e Perroux con finale sulla Le temps est assassin al Triangle du Tacul.

La prima, quotata M5 WI4 consiste di quattro lunghezze oltre ad un tiro su neve dopo la terminale. Fatta in giornata, si scende dall’Aiguille du Midi con gli sci e, raggiunto il conoide, si attaccano i primi tre tiri su neve e ghiaccio. Era in condizioni perfette. Si sono rifatte tutte le soste con nuovi spit e cordoni. Il quinto e ultimo tiro, è praticamente tutto secco e consiste in una placca da superare in traverso cui segue una fessura con pochissimo ghiaccio per concludersi al colle nevoso. Data la stagione eravamo solo in tre nell’incanto di una giornata di sole tiepida e piacevole, io, Enrico Bonino e Michele.
La discesa sulle nuove soste è stata un piacere. Meno il ritorno sino all’Aiguille, un po’ di corsa per prendere l’ultima funivia sotto un sole bollente. Ce l’ho fatta per miracolo!
La seconda, quotata WI4+ M5 non si forma sempre ed interamente. Abbiamo salito quattro tiri di ghiaccio esile, con battute limitate delle becche, incastri vari nelle fessure laterali nel granito e passi sul granito stesso. L’ultimo tiro, il quinto, già raggiunto dopo un traverso su roccia da cartone animato (nel senso: scivoloooo), era troppo secco, liscio,
improteggibile per cui si è preferito andare sulla sinistra sulla Le temps est assassin, per fare altri tre tiri su questa via. Bellissimo l’ultimo tiro di questa via ancora in fessurina ghiacciata e posizionamento delle picche con la delicatezza di un ricamo.
Quindi traverso esposto, scivoloso, su placconata di granito appena rivestita di neve, cercando di stare in piedi e di trovare qualche accrocchio per le picche, per raggiungere la
Cherè e la sua calata finale.

Il ritorno è stato tranquillo perché ci siamo rintanati al bivacco Abrit Simond (invernale del Cosmiques) – portarsi un sacco a pelo serio! – e solo alla domenica, con calma, siamo risaliti all’Aiguille per tornare a valle. Ancora con Enrico, ma anche con Ilaria.

Chi bene inizia è a metà dell’opera? Sicuramente: senti addosso la voglia di freddo, di ghiaccio, di neve; con il respiro che diviene quello dell’inverno sottile, pungente e con gli sbuffi; sei come acquattato dietro i giorni di attesa, pronto a scattare alla prima invenzione di salita che ti abbaglia, sempre più della precedente.

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