Il pastore di stambecchi

Storia di una vita fuori traccia
Il pastore di stambecchi

Tante cose ho visto: quel che ho potuto l’ho imparato o per lo meno cercato di capirlo. Ho visto i forcelli darsi battaglia sulla neve e la pernice sciare sulle sue zampe fatte per il freddo; ho visto l’aquila portare via una marmotta e ho imparato che in vecchiaia le tocca morire di fame perché l’uncino, crescendo, le impedisce di aprire il becco. Ho visto tornare il lupo e il gipeto, il ghiacciaio ritirarsi e il bosco avanzare; ho visto campi della valle abbandonati e le case vecchie crollare e quelle nuove riempirsi e vuotarsi di gente che ritorna, ma non resta. Ho visto amici e colleghi andarsene, uno dopo l’altro, portati via dalla vecchiaia, dalla solitudine o dalla malattia.
Mi sono mancate molte cose, ma quello che manca a molti è quel qualcosa che viene dopo che hai condiviso con i selvatici la stessa terra, aria e cielo per una vita intera.
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I diavoli bianchi

Luciano Viazzi
I diavoli bianchi

Dal risvolto di copertina:
La gloriosa e affascinante storia degli alpini sciatori, dalle loro lontane origini alla fine della Seconda guerra mondiale, che si sofferma in particolare sui reparti tratti dalla Scuola Militare Alpina di Aosta e, primo fra tutti, il battaglione sciatori Monte Cervino, due volte costituito e due volte distrutto. La storia di questo battaglione, che ha come simbolo la più bella e possente montagna del mondo, sintetizza la storia di tutti i battaglioni alpini, in quanto ognuno di essi contribuì alla formazione di questo reparto d’assalto, predestinato alle più ardue e difficili imprese.
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Report India : I vincitori del Premio Paolo Consiglio

Testo e foto di Davide Limongi

Tra il 20 agosto e il 20 settembre un gruppo di sei persone composto da Daniele Castellani, Federico Martinelli, Enrico Mosetti, Federico Secchi, Luca Vallata e da Davide Limongi ha esplorato la Rangtik Valley, una laterale della Zanskar Valley nella regione del Kashmir, in India.

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Nonna racconta – Antiche leggende del Piemonte L’saut d’la bela auda

Mia nonna raccontava storie, era una story teller, come si usa dire oggi. Da abile narratrice qual era, imbastiva trame partendo da fatti personali, aneddoti, storia familiare, fiabe famose e antiche leggende. Una di queste riguardava un luogo reale, che tutti noi conosciamo bene, e una bella ragazza di nome Alda, la bela Auda. La fanciulla viveva in bassa Valle Susa ed era solita portare al pascolo le sue pecore sulle pendici del monte Pirchiriano, sotto la Sacra di San Michele. Leggi tutto “Nonna racconta – Antiche leggende del Piemonte L’saut d’la bela auda”

Trail degli Invincibili, lo sport incontra la storia

Quando un autore porta un libro alla nostra biblioteca, qualcuno della redazione si preoccupa di leggerlo e, se ne vale la pena, di parlarne qui.
Stavolta tocca a me, già pregusto la scena: divano, copertina e libro. Poi leggo il titolo: “Trail degli invicibili”. Il divano e la copertina lasciano il posto alle scarpette e allo zaino, per toccare con piede le meraviglie decantate dal primo capitolo. Andiamo in Val Pellice, a Bobbio, un’oretta di macchina da Torino. Il percorso del trail è un anello, di venti chilometri e 1100 metri di dislivello (dal sito www.traildegliinvincibili.it si può scaricare la traccia GPS in vari formati). Leggi tutto “Trail degli Invincibili, lo sport incontra la storia”

Lettere dall’Everest

Giovanni Rossi ha raccolto in “Lettere dall’Everest” decine di brani delle lettere che Mallory ha scritto alla moglie, alla sorella o agli amici negli anni ’20 del secolo scorso, nel corso delle spedizioni inglesi all’Everest. Si può seguire, attraverso la lettura di questi brani, l’intera storia delle tre spedizioni  (1921, 1922, 1924) organizzate con lo scopo dell’esplorazione geografica e dell’ascensione del Monte Everest. George Mallory ne è stato un protagonista, forse il maggiore. Nel tentativo finale dell’ 8-9 giugno 1924 alla vetta, Mallory e il suo compagno Andrew Irvine persero la vita e soltanto nel 1999 è stato ritrovato il corpo di Mallory. Irrisolto l’interrogativo che tutti si sono posti in questi decenni: i due alpinisti sono morti prima o dopo la conquista della cima più alta del mondo? Leggi tutto “Lettere dall’Everest”

Il Sogno del Drago di Enrico Brizzi

Se sei stato giovane negli anni 90 hai letto “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”, esordio fulminante del giovane Enrico Brizzi.

Il ragazzo è poi cresciuto e si è messo a camminare su è giù per la nostra Italia, ripercorrendo le vie del pellegrinaggio o semplicemente le tracce della nostra storia.

Il CAI inaugura con l’editore Ponte alle Grazie questa collana chiamata “I PASSI” portandoci lungo il cammino più blasonato degli ultimi anni, un pellegrinaggio di massa con virtù taumaturgiche per l’anima e le vesciche.

Brizzi si allarga e parte da Torino, dove era terminato il suo viaggio precedente, sempre accompagnato dai buoni cugini. Valica Alpi e Pirenei, incontra gente e vede posti di morettiana memoria, ma soprattutto racconta. Tracce di storia italica, francese e spagnola, mescolate a leggende, aneddoti e personaggi rappresentativi del variegato mondo del turismo di massa.

Chi arriva in auto verso la fine del percorso, chi cammina con abbigliamento quanto meno inadeguato, chi avanza ritmando i passi con gli scatti dei selfie.

Mescola stile giornalistico, narrativo e storico didattico e tu mentre leggi, segui sulla carta i suoi passi verso Santiago. Scopri posti interessanti, sorridi con Ivan e Leo, ti perdi in quelle riflessioni dell’autore che in parte condividi.

Sentimenti altalenanti accompagnano la lettura di un percorso che probabilmente tutti vorremo fare, qualunque siano le motivazioni.

Una lettura molto scorrevole, ma mai banale, un percorso che può indurre più di una riflessione.

Il Drago del titolo è il nemico, l’ossessione, la nemesi dello scrittore; lo accompagnerà fino alla fine del viaggio, spiccando il volo solo sull’oceano atlantico, rompendo così quelle catene che spesso imprigionano la mente prima del corpo.

Pietro Bastianelli

Ski spirit, sciare oltre le piste

 

Sì, mi è piaciuto.

Condivido il suo modo di intendere lo scialpinismo e invidio i suoi grandi raid scialpinistici in giro per il mondo.

Giorgio Daidola nel 1977 succede a Gian Piero Motti nella direzione della Rivista della Montagna, fondata nel 1970,  primo direttore Piero Dematteis: da notare che su dieci redattori del primo numero ben cinque facevano parte del Gruppo Scialpinistico del Cai Uget. Per tanti anni Giorgio ha coordinato Dimensione sci, della purtroppo defunta Rivista della Montagna. 

Ski spirit si basa sui numerosi articoli scritti da Giorgio negli anni, per varie testate tra cui Alp, Montagnard, Telemarkmag e Skialper. Gli articoli sono stati adattati, aggiornati, talvolta riscritti: sono tralasciate tutte le parti tecniche, le descrizioni degli itinerari percorsi e dell’attrezzatura utilizzata, in sostanza ha puntato tutto sullo “spirit”. Il libro non è un “racconto d’ascensione” o una mera autobiografia,  no, Giorgio ha creato della letteratura scialpinistica, cosa rara in Italia se non unica.

In Ski spirit sono citati due libri,  che consiglio di leggere a tutti gli appassionati di scialpinismo che abbiano una certa dimestichezza con il francese, poiché purtroppo non sono mai stati tradotti in italiano Il primo è Ski de printemps di Jacques Dieterlen definito nel testo come “…un piccolo capolavoro di letteratura dello sci…è un inno al piacere di sciare al sole, alla vita di rifugio in alta montagna, a lasciare tracce delicate sulla neve argentea e granulosa.” . Il secondo è “Léon Zwingelstein: Le Cheminau de la montagne”: non è un romanzo, ma sono i diari di Zwingelstein, uno dei più grandi sciatori alpinisti di tutti tempi, raccolti da Dieterlen.

Giorgio Daidola, Ski Spirit, Alpine Studio Editore, 2016.

di Riccardo Valchierotti

La conquista del K.O. di W.E. Bowmann

La conquista del K.O.Per chi ama la montagna e l’umorismo anglosassone ecco un libro gustoso.

E’ la storia della spedizione per scalare il K.O.,  la montagna più alta del mondo con i suoi 11.890 metri sul livello del mare.

L’organizzazione e lo svolgimento dell’impresa sono narrati con apparente precisione  tecnica unita  ad ironiche  descrizioni delle assurdità che, grazie ai protagonisti,  vengono rivelate al lettore. I protagonisti rappresentano in sintesi  ed in modo esilarante, un certo mondo eroico e pomposo dell’alpinismo di nicchia, riservato a uomini di grande capacità, forza, determinazione e di alti valori etici, mettendo in luce  ridicole  debolezze di ognuno di loro ed offrendone un quadro diametralmente opposto a quanto si attenderebbe  da loro.

Giunge all’estremo assurdo e iperbolico della possibilità che  degli incapaci riescano a compiere un’impresa impossibile.  Ciò, semplicemente perché la conquista avviene per caso e per merito dei portatori che, letteralmente, portano un protagonista in cima, giacché tutti gli altri o sono fermi o sbagliano la direzione di salita.

Un libro che si legge rapidamente e con soddisfazione. Di tanto in tanto un po’ di sdrammatizzazione  è fonte di piacere.

William Ernest Bowmann,  La conquista del K.O., Corbaccio, settembre 2016.