Relazioni Armoniche: Passa Parola

Quando Piero Jahier all’età di 32 anni si arruolò volontario nel corpo degli Alpini era il 1916. A casa lasciava la moglie, un bimbo di cinque anni ed una promettente carriera letteraria costruita in anni di studio e dedizione. Il padre, suicida nel 1897, aveva determinato lo spostamento della famiglia a Firenze, città di origine materna, dove Piero completati gli studi liceali si iscrisse alla locale facoltà di Teologia Valdese.
Conosceva Torino e la Val di Susa per averle frequentate negli anni giovanili, quindi gli Alpini rappresentavano la logica scelta per dare il proprio contributo alla causa della guerra italica.
“Altri morirà per la Storia d’Italia volentieri e forse qualcuno per risolvere in qualche modo la vita. Ma io per far compagnia a questo popolo digiuno / che non sa perché va a morire”
Durante gli anni del fronte curò la redazione del giornale di trincea, L’Astico, con lo pseudonimo di Barba Piero, nomignolo che utilizzò anche per la raccolta Canti dei Soldati.
L’esperienza della guerra di trincea trovò la sua consacrazione nella prosa “Con me e con gli alpini”, una sorta di diario del fronte dove si racconta l’assurdità di quel conflitto, che avrebbe cambiato per sempre il significato della parola “guerra”.
Nel testo trova posto anche una marcia funebre, non completamente edita, che ha ispirato il testo di Passa Parola, in lingua veneta:

Passa Parola che la monta ancora, Passa parola che sale ancora
ma per mi, tosi, non la monta pu. ma per me, ragazzi, non sale più.
Mai so sta bon de catarte sola, Mai son stato capace di “prenderti” sola,
addio Mariola, me toca morir. addio Mariola, mi tocca morir.

Sergio Liberovici ricama una melodia struggente intorno al lamento di chi non potrà più ritornare a casa e con il rammarico di non aver dichiarato il proprio amore.
Gino Mazzari poi armonizzò quel canto ampliando il senso di perdita ma anche di determinata abnegazione degli Alpini, che pur in punto di morte si premurano di avvisare i commilitoni che “la monta ancora”, che non è finita e bisogna andare avanti.
Nel canto, il “piano” della prima parte si apre sull’inciso “…mai so sta bon de catarte sola…”, quasi che con le ultime energie si volesse far arrivare l’estremo segno d’amore a colei che sola può capirlo.
La seconda strofa ha un “bocca chiusa” struggente, che come quartetto d’archi avvolge
l’ascoltatore nel respiro lento e sempre più flebile che anticipa il trapasso.
Negli anni questo brano è diventato il simbolo del nostro Coro, a significare la dedizione e l’attaccamento che, con le debite differenze, i coristi hanno per la loro compagine.
Negli anni il ricordo di chi ha cantato tra le nostre file si è sovrapposto all’immagine degli Alpini che lottavano per la libertà, rendendo ogni esibizione sia pubblica sia privata un momento di emozione per il cuore di ciascun corista e di chi ascolta.
Passa Parola è anche il titolo scelto per la collana di spartiti del Coro pubblicati negli anni, a significare la necessità che il lavoro di salvaguardia della tradizione popolare non si esaurisca ma sopravviva di bocca in bocca, a memoria delle generazioni future.

Pietro Bastianelli
Bibliografia:
Piero Jahier,Con me e con gli alpini, Roma: Edizioni de “La Voce”, 1920.
Piero Jahier,Canti di soldati, Milano: Mursia Editore

Il Coro per il Rifugio Monte Bianco

Il nostro Rifugio Monte Bianco, in Val Veny richiede seri interventi di manutenzione per i tetti.

Data la disponibilità del Coro a esibirsi in un concerto pro tetti del Rifugio Monte Bianco, ci attiviamo con Aldo: l’obiettivo, per ottenere il miglior risultato, è di trovare una sede capiente con un’ottima acustica, accessibile al pubblico ma soprattutto a costo zero, missione difficile, se non impossibile!
Comincio a guardarmi intorno, prendo contatti con Andrea presidente del Coro e Simone per meglio comprendere le loro esigenze. Con il caro amico Gianni, amministratore locale, cominciamo a valutare alcuni siti ma poi ci indirizziamo verso la direzione più autorevole: il Conservatorio Giuseppe Verdi. Contattando gli uffici del Comune fissiamo la data del 24 febbraio e prendiamo contatto con l’Assessore. Un incontro cordiale, con Aldo che illustra le nostre intenzioni. L’Assessore è socio CAI, anche se dei cugini, e ci conosce bene. Nel giro di qualche giorno ecco l’approvazione della giunta: il nostro Coro si esibirà al Conservatorio per i tetti del Rifugio Monte Bianco!

Il coro in azione, foto di Roberto Gagna

Parte la macchina della promozione con locandina, programmi, inviti e arriviamo al gran giorno: il 24 febbraio nel pomeriggio i 35 coristi sono già sul palco per le prove, Aldo e io ci occupiamo delle ultime incombenze, poi alle 20,30 il pubblico inizia ad affluire e in breve la sala è quasi al completo, con nostra somma soddisfazione. Il discorso introduttivo di Aldo, poi il saluto di Andrea presidente del Coro.
Le impressioni a caldo di un corista: “…il direttore e tutti noi siamo concentrati, ma distesi e ben consapevoli che il pubblico è in gran parte ugetino e che stasera il Coro è qui con le migliori motivazioni: l’Associazione, il Rifugio, ma anche i valori del Canto popolare e della Montagna…”
Il concerto ha inizio. Presentati in forma scherzosa o ufficiale da un Pietro in gran forma, i canti si susseguono sciolti con la guida del Maestro Beppe Varetto: Che fai bela pastora, E picchia picchia la porticella, E col cifolo del vapore, La vita è bella … pezzi in prevalenza conosciuti, che culminano con la Montanara a coinvolgere in una sola voce tutti i presenti.
Applausi a scrosci, grande entusiasmo reciproco sul palco ed in platea.
Che bellissima esperienza! E grazie a tutti per la buona raccolta fondi, anche da parte dei tetti del Rifugio Monte Bianco.

di Roberto Gagna

Maestro? Il saluto di Paolo Griffa

Nel Cai Uget dal 1990 e dal 1992 nella Commissione Alpinismo Giovanile dal 2004 presidente della Commissione Alpinismo Giovanile (AG) dell’Uget. Ancora oggi ricordo la mia prima escursione con l’AG.

Incontri ravvicinati con l’Alpinismo Giovanile, Cristalliera, Giugno 2015

Era il 12 aprile 1992 e la meta il Musinè. Al ritrovo del mattino giungevano auto in continuazione, si fermavano, si spalancavano le portiere e scendevano bambini, ragazzi che depositavano gli zaini nel pullman e salivano a prendere posto. I loro genitori si fermavano, chi chiedeva informazioni sulla gita, chi dava le ultime raccomandazioni ai figli, nonostante la loro indifferenza, impegnati a parlare con gli amici e proiettati già sulla bella giornata che avrebbero trascorso, “lontano” dai genitori.

A Caselette, all’inizio del sentiero, ciascun accompagnatore radunò i bambini che gli erano stati assegnati. Io avevo quattro bambini di 8-9 anni. Iniziammo a salire lungo la mulattiera; non smettevano un attimo di parlare, facevano domande su quante cime avevo salito, se avevo figli, se ero fidanzato o sposato, se ero già stato sull’Everest… Una valanga di domande. Diedi loro le risposte. Fortunatamente, la fatica li rese un po’ più silenziosi e proseguimmo lungo il sentiero che s’inerpicava ripido sul costone della montagna, fino a raggiungere la grossa croce di cemento della vetta. Ci sparpagliammo sulla cima e dagli zaini dei bambini uscì ogni ben di dio: panini, scatolette, biscotti, cioccolate, bibite; era incredibile quanto cibo potesse contenere il loro zaino e soprattutto il loro stomaco: mangiarono tutto, il triplo di quanto mangiò il sottoscritto. Rimanemmo circa due ore in cima; fu l’occasione per conoscerci meglio, adulti e bambini. Parlando di montagna, raccontai loro qualche mia piccola avventura: dall’espressione dei loro occhi immagino pensassero di essere di fronte a chissà quale “grande” alpinista.

La discesa fu compiuta lungo il versante sud della montagna dove i fini detriti rendevano il percorso un po’ scivoloso, ma quel grosso gruppo di bambini non si scompose minimamente e, nonostante la fatica, scesero allegri e spensierati fino alla base.

Due di loro, all’arrivo a Torino, mi presentarono ai loro genitori dicendo che io ero stato il loro “maestro” quel giorno. Questa frase mi fece quasi commuovere; con quel termine nella mia vita avevo solo e sempre individuato la figura del mio maestro di scuola elementare, il parroco del paese, un omone grande e grosso; io maestro! Eppure ai loro occhi io fui un maestro e scoprii che quel giorno ero riuscito a insegnare loro qualcosa. Essi, con la loro intelligenza, la loro curiosità e la loro attenzione, avevano appreso come camminare su un semplice sentiero, invece che su un marciapiede; come attraversare un bosco anziché una strada trafficata. Avevano appreso come comportarsi nella natura, rispettandola pienamente soltanto osservando il comportamento degli adulti. Fu una lezione anche per me: capii quanto è importante il nostro comportamento dinanzi ai bambini.

Quel giorno decisi che avrei fatto parte del gruppo di Alpinismo Giovanile. Da allora sono passati 24 anni e sono state compiute circa 240 escursioni. Ho dedicato questi anni a far conoscere la montagna ai ragazzi; ho dato molto, ma ne sono stato ripagato ampiamente. Vedere i ragazzi andare in montagna con gioia, fare domande, rimanere attenti alle spiegazioni è stata sempre una grande soddisfazione.

Oggi, vivendo lontano da Torino, devo rinunciare al ruolo di presidente dell’AG Uget per continuare la mia attività di Alpinismo Giovanile a Vercelli. Il responsabile di un gruppo deve essere presente sul luogo in cui si svolge l’attività, per organizzare, coordinare, comunicare con il gruppo e con la sezione. Lo farà degnamente l’amico Enzo Gilli.

Un saluto all’Uget, con affetto, con l’augurio possa continuare, a promuovere “… la formazione etico-culturale e l’educazione alla solidarietà, alla sicurezza, alla conoscenza e al rispetto dell’ambiente, specialmente dei giovani …”.

Già, i giovani, sono loro il futuro del Cai, non dimentichiamocelo!

Paolo Griffa

Lo Spartiacque

Il sole già scalda alle dieci del mattino. Il capo-gita percorre il sentiero, per nostra fortuna ombroso qua e là, con il passo saggio dei settantotto anni – lo scaramantico lungo ombrello appeso al braccio.
Camminando ci affresca con poche efficaci parole la battaglia delle Alpi del giugno 1940, il colpo di pugnale contro la Francia già sconfitta dai nazisti. Leggi tutto “Lo Spartiacque”

Tanti tituli – Maggio 2016

Soddisfatti ASAG 2015

Flavio Bellan, Emanuele Sardo, Enzo Gilli della comm. Alpinismo Giovanile e Vittoria Cappa, Carlo Giraudo, Ferruccio Elmi delle Sottosezione di Trofarello hanno superato il corso di Accompagnatore Sezionale Alpinismo Giovanile (ASAG) 2015.

Carlo Giraudo ha superato il corso ASE 2014-2015 presso la Scuola Sezionale di Escursionismo Maurizio Bechis.

Festeggiano il mezzo secolo

Auguri ad Aldo Munegato, che  festeggia i 50 anni di associazione come presidente del Cai Uget.

Auguri a Lorenzo Barbiè, istruttore di alpinismo alla Scuola Gervasutti e membro del Club dei 4000,  che nel 2008 ha  percorso il lunghissimo trekking “Pacific Crest Trail” che lo ha portato dopo 4288 km dalla frontiera USA/Messico alle foreste del Canada. La sua esperienza, raccontata sul blog de lastampa. Leggi tutto “Festeggiano il mezzo secolo”

Relazioni Armoniche 2 – La montanara e Soreghina

Toni Ortelli, autore di La Montanara

Dietro il più celebre canto di montagna, tradotto in trenta lingue, nome e vessillo dell’ambiente alpino, si cela una storia piemontese. Il suo compositore Toni Ortelli, all’epoca studente universitario a Torino, nel luglio del 1927 si trovò a fare una gita al Pian della Mussa. L’incanto del paesaggio, dove giochi di luci e suoni lo suggestionarono oltremodo, lo portò a creare quei versi immortali

Lassù tra le montagne,
tra boschi e valli d’or…

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A modo mio

Sarà il quinto corso di Escursionismo da accompagnatore, non da docente, nonostante le serate a chiacchierare illustrando diapositive di piante o animali o cartine geografiche. Nella mia vita non ho mai fatto l’insegnante: ho reso comuni le esperienze e le conoscenze mie e di altre persone. Ne sono uscito ogni volta con qualcosa in più da comunicare la prossima volta e con domande da risolvere.

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Soccorso Alpino, è finita la pacchia

Seguendo l’esempio di altre regioni alpine, anche la Regione Piemonte ha deliberato che d’ora in poi non tutti gli interventi di soccorso alpino saranno gratuiti. Saranno infatti a pagamento quelli “immotivati, inappropriati o provocati da comportamento imprudente”. I rimborsi (che andranno alla Regione) saranno sulla base di un ticket fisso di 120 euro più altri 120 per ogni minuto di elicottero oppure 50 euro all’ora (salva la prima ora) per ogni squadra di terra impegnata. Il tutto però con un tetto di 1000 euro, non di più.

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Brutto, un racconto di treno

Forse non era il treno del Bernina ma.. (http://it.interrail.eu/)

Qualche giorno fa avevo deciso, come al solito all’ultimo momento, di accettare l’invito di una coppia di amici a passare una giornata nella loro casa in montagna: il tempo di una telefonata di conferma e poi – lo zaino è sempre pronto – una corsa in auto verso la stazione di Collegno, la mia porta verso la Valle di Susa. Quando entro nell’atrio della stazione con i soldi pronti in mano, vedo che la macchina erogatrice dei biglietti è già impegnata in duello con una ragazza che vorrebbe usare il bancomat – e sento contemporaneamente il mio treno arrivare sul binario 2. Non ho alternative a salire comunque e subito in vettura. Leggi tutto “Brutto, un racconto di treno”

Nordic che?!

Terza uscita, collina morenica di Rivoli

Ho conosciuto Ibrahim prendendo il caffè la mattina nel suo bar.
– Sai sono appassionato di montagna
– Io sono Maestro di Nordic Walking, sai quell’attività fisica e sportiva finalizzata al benessere della persona che va svolta con una precisa tecnica…

– Interessante, ma perché non la proponiamo alla mia sezione del CAI UGET Torino?Bell’idea, adesso vado ad associarmi anch’io poi ne parliamo!

– Nordic che???
– Nordic Walking, sai, quel tipo di camminata che utilizza i bastoncini.
Difficile spiegare ad Aldo, il nostro presidente, con poche parole cos’è il nordic walking; soprattutto perchè non lo so bene neppure io. Ma ho la sua fiducia e mi propone di parlarne con Mara, responsabile dello sci di Fondo
Escursionismo. Chiamiamo Ibra ed in breve il primo corso è organizzato: presentazione, dimostrazioni e tre lezioni.
In un autunnale sabato mattina nel verde del Parco della Tesoriera al cospetto di Villa Sartirana (perché è così che si chiama la bellissima villa barocca settecentesca) i nostri allievi sono pronti e motivati. La prima lezione è da subito molto gradevole ed il Maestro simpatico e paziente.
Camminare lo fanno tutti, ma fare i passi lunghi? E “rullare” i piedi? E alternare sapientemente i bastoncini? E intanto sorridere? Poi si impara il movimento delle mani, che non è affatto naturale. Insomma, non è così semplice.
Dopo tre lezioni, di cui una “magica” sulla Collina Morenica di Rivoli, ecco la valutazione finale: tutti promossi, tutti soddisfatti, tutti davvero dispiaciuti che il corso sia finito. Ciao Pablo, Elisabetta, Laura, Domenico, Elena, Paola e Marcella. Buone passeggiate a tutti!
Agli amici Ugetini un arrivederci in primavera per il secondo Corso di Nordic Walking!”

Roberto Gagna