9-12-90

Testo di Ube Lovera.

Ci si diceva un tempo che un incidente è l’incrocio di due sfortune. Per una strage ne servono molte di più. Serve la sfortuna di avere una splendida giornata di dicembre in un Marguareis stranamente ancor privo di neve e quella di previsioni del tempo allora poco attendibili. Serve una squadra ligur-piemontese, otto persone, per cementare una neo amicizia dopo anni di attriti e dispetti. Serve la sfortuna di un obiettivo ipogeo succoso che porterà altri quattro speleologi, inizialmente destinati a tutt’altra meta, anche loro dentro grotta Labassa. Servono tre giorni di quiete sotterranea mentre fuori si scatenava l‘inferno.

Serve la sfortuna di una nevicata colossale e quella di essersi divisi durante la risalita dall’abisso. “Sbrighiamoci, cominciano a cadere le valanghe” dirà l’ultimo della prima squadra al primo della seconda. Serve la sfortuna di un accumulo di neve spostata dal vento che porterà i primi sette, prima ben distanziati, ad ammucchiarsi. Servirà l’immane sfiga di una slavina che, partita in quel momento dal blando pendio, li spingerà uno sull’altro coprendoli con poca neve, in una zona tradizionalmente considerata sicura. Servirà la sfiga che l’ultimo della fila abbia, oltre allo zaino, anche un sacco di corde che gli impedirà di rialzarsi. Servirà la sfortuna che, pochi minuti dopo, la seconda squadra passi nei pressi della tragedia senza accorgersi di nulla. Servirà il colpo di fortuna, l’unico, di sprofondare nella neve consentendo ai primi due della fila di allontanarsi di qualche metro prima di essere travolti da una seconda grande valanga. Servirà una drammatica e tremenda ritirata, nuovamente nella grotta, per avere almeno tre superstiti.
Il 9 dicembre del 1990 due slavine si sono abbattute su dodici speleologi all’uscita della grotta Labassa. Quattro di questi erano membri del GSP Cai Uget. I loro nomi: Sergio Acquarone, Aldo Avanzini, Roberto Guiffrey, Marino Mercati, Luigi Ramella, Mauro Scagliarini, Stefano Sconfienza, Flavio Tesi, Paolo Valle.