Origine e dialettica del canto popolare Relazioni Armoniche: VALSUGANA

Tra il 1906 e il 1910 venne costruita la ferrovia Trento-Bassano del Grappa, sulla direttrice che avrebbe collegato l’Europa Centrale con il suo ideale sbocco al mare sull’Adriatico attraverso il Brennero. La linea ferroviaria attraversava tutta la Valsugana fino al confine del regno (all’epoca Prillano) dove si collegava alla Bassano-Padova-Venezia. Il mare e i relativi commerci sarebbero stati possibili con estrema facilità in quell’impero Asburgico che pur tremolando nell’alba del 1900 cercava ancora di risplendere.
I quattro anni necessari per la costruzione portarono in Valsugana numerosissimi operai da molte parti d’italia e d’Europa. Se si considera il contemporaneo allontanamento dei maschi locali per il servizio militare (a quel tempo triennale), il corteggiamento alle valligiane era cosa di facile realizzazione… Il fascino esotico dello straniero si fondeva con la carenza di “materia prima” in loco. Di questo sembra raccontare la seconda parte del canto. Nella prima parte invece la storia narra di una visita presso i genitori fuori dalla valle e di un amore partito in guerra.
Nesso logico e grammatica sono l’ultimo dei problemi del canto popolare, cosi come potrebbe essere che Valsugana sia la fusione di due canti di origine diversa. Quello che rimane certo e che, grazie al ritmo incalzante, Valsugana fu uno dei canti preferiti dai soldati durante la prima mondiale, anche per le facili e soddisfacenti acrobazie armoniche che si potevano ricamare sui suoi facili accordi. Le lunghe marce di spostamento o le giornate interminabili in trincea avevano la stessa colonna sonora, augurandosi che “quando andremo fora…” si potesse riferire il prima possibile all’uscita dalla guerra. Ancora oggi è tra i canti più conosciuti e popolari anche per chi non segue il canto corale; l’armonizzazione di Luigi Pigarelli resta la migliore e la più eseguita dai gruppi di tutta italia.

Quando saremo fora
fora della Valsugana
Anderem trovar la mamma
per veder, vedere come la sta.

La mama la sta bene,
il papà l’è ammalato.
Il mio ben partì soldato
chi sa quando tornerà.

Tutti me dis che lu ‘lse
cerca za ’n’altra morosa.
L’è na storia dolorosa
che mi cre’, mi credere non so.

Mi no la credo, ma se ‘l
fusse propri, propri vera,
biondo o moro ancor stasera
’n altro merlo, merlo troverò.


Testo a cura di di Pietro Bastianelli


Approfondimenti: GIAN PIERO SCIOCCHETTI
La ferrovia della Valsugana dalla sua ideazione alla fine della Grande Guerra. Storia di una ferrovia di montagna
Pergine: Edizioni Associazione Amici della Storia, 1998.