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DA BLACHĖRE A SHAHSHAHAMI
La valutazione delle difficoltà
degli itinerari di Sci Alpinismo

La storia e l’evoluzione delle scale di valutazione delle difficoltà dello Sci Alpinismo è una storia che parla, come vedremo nelle righe che seguono e perlomeno per gli echi che se ne hanno da noi, essenzialmente Francese.

Ciò è dovuto probabilmente non solo alla grande diffusione fra i cugini d’oltralpe dello Ski de Randonnèe ma soprattutto alla grande attenzione sociale anche agli aspetti pseudo-agonistici del nostro sport (prova ne è la popolarità in Francia delle gare di Sci Alpinismo che solo recentissimamente stanno prendendo da noi una certa diffusione) e quindi alla loro propensione di valutare in qualche modo le proprie performance.


Un po’ di storia

L’esigenza di schematizzare gli itinerari di Sci Alpinismo assegnando loro un grado o un livello di difficoltà in modo da catalogarli in modo univoco e consentire a ciascuno di orientarsi su quelli più adatti alle proprie capacità ed ambizioni è vecchia almeno quanto lo Sci Alpinismo moderno.

Il primo sistema di valutazione risulta infatti introdotto alla fine degli anni ’40 dall’Ingegnere francese Gerard Blachère, che in quel periodo svolse un’attività di alto livello ma anche di ricerca sistematica di itinerari soprattutto nella zona dell’Oisans.
La sua scala delle difficoltà, divenuta classica, è quella in tre gradi SM (Skieur Moyen), BS (Bon Skieur), TBS (Tres Bon Skieur) che con l’aggiunta della lettera A, ad indicare itinerari con difficoltà alpinistiche che richiedono corda piccozza e ramponi, diventano sei.

La popolarità per queste sigle arriva in realtà vent’anni dopo con la pubblicazione nel 1966 della prima rivoluzionaria raccolta di itinerari “Alpes et neige – 101 Sommets a Ski” dei coniugi di Grenoble Philippe e Claude Traynard.
E’ così che, anche da noi, i sonni degli Sci Alpinisti del tempo cominciano ad essere popolati di immagini, in verità in b/n e non sempre bellissime, e soprattutto di quella sigla TBSA che incute timore anche solo a pronunciarla.

Con la seconda pubblicazione (Cimes et neige – 102 Sommets a ski) del 1971 viene introdotta anche l’interessante Scala Traynard che riguarda la pura difficoltà sciistica (insieme di pendenza, tipologia del terreno ed esposizione) del tratto/i più impegnativo dell’itinerario.

Sono 6 gradi da S1 ad S6 (recentemente ampliata all’S7) che vengono inseriti nel testo della descrizione.
Nella pratica vengono sostanzialmente utilizzati solo i gradi superiori (3-7) molto utili per segnalare che magari anche un solo breve tratto può richiedere un impegno severo anche ad un buon o ad un ottimo sciatore.

I Traynard avevano teso a farne un uso un po’ esasperato isolando ed estrapolando dall’itinerario il tratto evidenziato con questa graduazione.
Ad esempio proponevano come valutazione dell’itinerario alla Pointe du Lamet il livello SM (Medio sciatore) con un tratto S5 per raggiungere il ghiacciaio.
Questo tipo di valutazione (che pure può in qualche caso rendere bene le caratteristiche di un itinerario) avrà in realtà poco seguito e questo tipo di itinerari verrà indicato per ottimi sciatori (TBSA/OSA) pur essendo il tratto di alto impegno relativo ad una parte limitata dell’itinerario.

Negli anni ‘80, con il progredire della difficoltà degli itinerari, prende piede una graduazione che prende il nome di Scala Alpina o Scala Labande dal nome di Francois Labande che ha iniziato ad utilizzarla nelle sue raccolte di itinerari.
La scala, in 6 gradi (F, PD, AD, D, TD, ED), ha evidenti analogie con la Scala delle difficoltà Alpinistiche e da una valutazione globale all’itinerario.
Grazie probabilmente all’uso degli stessi termini dell’Alpinismo questa graduazione ha una notevole diffusione specie in Francia ed in Svizzera ed è ancor oggi utilizzata, ad esempio, nella bella e diffusa collana Ski de Randonnèe delle Edizioni Olizane la raccolta forse più completa di itinerari di Sci Alpinismo.

E’ però negli anni ‘90 che uno dei protagonisti dell’era dello sci estremo, il giornalista dal nome difficile da pronunciare Volodia Shahshahami, decide di metter mano all’argomento e di modernizzare i metodi di valutazione.
Nasce così la scala che prende il nome dalla contrazione del suo nome, la “Scala Volo”.
Una scala più ampia ed aperta verso l’alto che consente di graduare in modo più mirato gli itinerari e di coniugare Sci Alpinismo e Sci Ripido, i confini fra i quali sono sempre più labili, senza necessità di comprimere verso il basso le valutazioni classiche per far spazio ad itinerari che l’evoluzione tecnica e dei materiali rendono oggi attuali.
Come vedremo meglio è una Scala in 5 gradi di cui i primi quattro ripartiti a loro volta in tre livelli ed il quinto aperto verso l’alto.
In modo separato viene indicato il grado di esposizione e quindi di rischio.
Questa scala sta prendendo rapidamente piede, è utilizzata ad esempio sullo splendido sito Ski-Rando e sulle pubblicazioni più moderne, e data la sua semplicità ed esaustività è probabilmente destinata a soppiantare le graduazioni che l’hanno preceduta.


I limiti delle scale precedenti …

Il modello di valutazione di Blachère è ancora parecchio diffuso, soprattutto in Italia con la sua traduzione degli acronimi MS, BS ed OS, anche se presenta molto limiti e conseguenti carenze di definizione.
Innanzi tutto è molto arduo catalogare in tre sole categorie la molteplicità degli itinerari e quindi in ciascuna classe convivono itinerari con difficoltà profondamente diverse.
Inoltre, esattamente come è successo nell’arrampicata, l’evoluzione ha portato alla frequentazione sistematica di itinerari sempre più impegnativi con la conseguente necessità di svalutarne altri a livelli più bassi creando confusione ed a volte equivoci.

La Scala Labande ha preso poco, specie da noi, e, pur a banda più stretta e precisa della precedente, è forse troppo indirizzante sulle difficoltà di salita per prendere piede.


… e la modernità della SCALA VOLO

Come anticipato il metodo di valutazione ideato da Volodia Shahshahami è invece semplice ed un briciolo rivoluzionario.

Intanto è esteso allo Sci Alpinismo ed allo Sci Ripido evitando così classificazioni diverse per due attività che hanno caratteristiche e praticanti che a volte si sovrappongono.

La scala è in 5 gradi con ciascuno dei primi 4 a sua volta ripartito in 3 livelli. I primi tre gradi corrispondono alla classica valutazione di Blachère, cioè 1=MS, 2=BS, 3=OS ciascuno a sua volta suddiviso con i tre sottolivelli: 1.1, 1.2, 1.3, ecc.
Con il grado 4 si entra nello sci ripido. Il più basso dei suoi tre sottolivelli, il 4.1 (ad esempio Rognosa del Sestriere – Canale NO), a volte con buone condizioni concede anche agli Sci Alpinisti di scoprire sensazioni adrenaliniche.
Con il 4.2 si entra in un campo riservato solo ai Ripidisti.
Il grado 5, è aperto. Può quindi essere esteso come sottolivelli a valori più alti di 5.3 come 5.4, 5.5 ecc. esattamente come successo nell’arrampicata.

I livelli 3, 4 e 5 sono integrati con l’indicazione dell’esposizione secondo la gradazione E1, E2, E3 ed E4 che rappresenta sostanzialmente la pericolosità in caso di caduta:
E1 – Pendii uniformi e raccordati
E2 – Piccole barre rocciose con pochi rischi di urto violento
E3 – Rischio di salti alti e/o urti anche violenti. Rischio alto in caso di caduta.
E4 – Barre molto alte o multiple, terminali aperte. Rischio altissimo.

In caso di difficoltà alpinistiche sull’itinerario queste vengono valutate con la Scala Alpina, tipica di questo tipo di difficoltà (F, PD, AD, D, TD, ED) mentre, per tratti specifici e limitati, nel testo della descrizione vengono inserite le gradazioni della Scala Traynard (S1-S7).

L’uso dei sottolivelli consente di differenziare meglio le difficoltà degli itinerari.
Sempre come esempio, e restando sulla stessa montagna già citata, il classico itinerario che sale alla Rognosa sul versante Sud è valutabile 2.2, mentre la salita da Borgata per il Vallonetto è stimabile 3.1 evidenziando quindi una differenza significativa di difficoltà.
Su Gulliver sono entrambe valutate BS non per errore, ma per i limiti della Scala Blachère.

Certo, come per ogni novità, bisognerà farci l’abitudine ma si tratta senza dubbio di un bel passo in avanti che consente di condividere e trasmettere in modo più preciso le informazioni.

E ciò è ancor più importante in un’epoca nella quale la tecnica, i materiali e la voglia innata di scoperta spingono gli Sci Alpinisti di oggi a ricercare itinerari che, per essere nuovi, sono giocoforza spesso impegnativi e che possono essere per gli altri fonte di grande soddisfazione ma anche di indesiderati patemi d’animo.

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