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17 maggio 2015
Pointe de la Valette

Pointe de la Valette 3384m.
Beh, se quest’anno ne abbiamo patite di cotte e di poco cotte, il finale, credo di poterlo affermare senza tema di smentite, ci ha ampiamente ripagato!!!!

Ventinove bipedi scatenati, chi più chi meno, per un 1700/1800 metri di dislivello, come gita di chiusura, non si registrano tutti gli anni!

Merito dei bravi capigita Orfo, David, Renè, della meteo che ci ha sorriso, della neve…

Ma cominciamo dall’inizio…


In sette, tra cui il sottoscritto, partiamo nel primo pomeriggio di sabato 16 maggio da quel di Torino e ci fermiamo nel Gran Regno di Guidox, un insieme di falesie site nel comune di CAPRIE dove sta diventando sempre più di comune abitudine sbucciarsi le dita, illudendosi di sfuggire con facilità alla forza di gravità.

Insomma facciamo “due tiri” in falesia: ventisei gradi di temperatura giustificano l’arrampicata a torso nudo e ci pregustiamo un finale di giornata oltre il MONCENISIO in braje curte ed infradito sorseggiando la solita caipirinha al fresco delle palme…

Invece, salendo in Valsusa, grandi display lungo la strada ci informano che… “causa nevicata in atto il colle del Moncenisio è chiuso”.

Ci sarebbe da pensare ad un “pesce d’aprile” ma siamo a maggio e, approssimandosi a SUSA, si intravedono in lontananza nuvoloni neri e minacciosi che nulla di buono lasciano presagire…

Che fare? Andiamo dai CICCI’ di Susa e chiediamo!

– “ Scusi, Maresciallo, ma il colle del MONCENISIO è davvero chiuso??? Possibile che pochi centimetri di neve caduti venerdì lo abbiano reso intransitabile?”
– “Annoi ci rizulda impossibboli il tranzito al momento, ma comungue, ora eseguo una telefonata!”
Sempre gentili e disponibili a soddisfare le richieste dei cittadini siamo grati a chi li ha inventati e confermano l’assoluta ed inscalzabile leadership nelle barzellette.
Chiamano, niente popo’ di meno che il Comando Centrale (magari è a ROMA dove forse non sanno neppure dove sia il Moncenisio) e l’infausto divieto ci viene confermato.

L’ordine costituito ha pertanto sentenziato: “di qui non si passa!”.

Ahia! Che si fa ora?

Proviamo a salire ugualmente al “Monce”.
Cinquanta e passa anni di permanenza sul pianeta mi fanno ritenere che, salvo blocchi e presenze massicce di extra-terrestri, al colle, oltre metà maggio, si passa, anche se FEROX venerdì ci ha regalato una codina invernale…

Nessun problema infatti: qualche ramo sulla strada potrebbe complicare l’abituale tragitto di qualche “écureil français” ma la carreggiata è libera ovunque.

Occorre avvisare gli amichetti a TORINO che domani transiteranno di qui.

Non vorremmo si facessero fuorviare dalle minacciose informazioni terroristiche….

Ceniamo outdoor a soli quattro gradi sopra zero nei pressi del centro internazionale di Biathlon di BRESSAN poco prima del bivio per imboccare il vallone dell’AVEROLE.

La neve caduta di recente non si è ancora sciolta del tutto ed i prati sono un umido tappeto biancastro, molliccio ed inconsistente.

Lo chef propone antipasto di polipo con prosecco, poi salumi, formaggi, risotto agli asparagi ed ai formaggi, torta salata, vini rossi e bianchi.
Qualche appunto al dessert (inesistente) ma per il resto non ci è mancato nulla.

Jopoll, spavaldo che ha visto troppi film di RAMBO, vorrebbe montare la tenda nei bianchi acquitrini dell’AVEROLE ma è sufficiente un litro di vino con un paio di bicchieri di grappa per farlo rinsavire e convincerlo a seguirci al rifugio.
Promettendogli che può al limite dormire fuori, sotto la grondaia che sopra zero continua a buttare acqua dal tetto, riluttante, accetta e viene con noi.

Con oltre un’ora e mezza di luce a disposizione facciamo rotta verso il Rifugio dell’AVEROLE che raggiungiamo ancora in pieno giorno.
Il tempo purtroppo non sembra bello: è tutto coperto, i quattro gradi sopra zero permangono e, se continua così l’assenza di rigelo non ci regalerà un bel fondo…
Al Rifugio ci destinano una intera camerata e prima di nanna ci concediamo ancora il lusso del post-cena a base di caffè, tisane, qualcuno vino bianco e patatine…
Felici e satolli andiamo incontro a Morfeo alle 22,00 attendendo Orfeo & Co per domattina (scarto di consonante iniziale, 6,5).

Noi tranquilla sveglia alle sei.
Il primo sguardo, dietro il vetro appannato è alla meteo: sembra stupendo!
Il cielo sereno dovrebbe avere contribuito a gelare la neve migliorando il pappone di ieri!
Evvai!

Abbandono le gaudenti riflessioni nivo-metereologiche per fare onore alla abbondante colazione.
Ci prepariamo con la massima calma e solo dopo parecchio tempo vediamo arrivare le prime voitures di nos amis de Turin: ce l’hanno fatta!
Hanno valicato l’infranchissable col e sfidato la strada cosparsa di neve papposa ed ora, sci in spalla, ci raggiungono!
Uauh! Bravi!

Intorno alle 7,15 tutti siamo al rifugio e, sempre sci in spalla, percorriamo l’ampio traverso per portarci nella stretta valletta dove, finalmente, si possono calzare gli sci.

L’andatura è piuttosto sostenuta ma del resto la gita è lunga!
Primo ricompattamento al sole.
Il tempo oggi è davvero uno spettacolo: non c’è vento, tutto sereno, panorama infinito.

A mano a mano che saliamo tante cime note si fanno vedere ed ai 3022 metri di quota nel punto in cui si “stacca” l’itinerario per la Pointe d’ARNAS (che i francesi chiamano Ouille d’Arbéron) grande ricompattamento e “spellamento” per effettuare la discesa sul Glacier du Baounet che ora appare come una paciosa e raccordata distesa di neve ma anche in estate ha ridotto, ahimè l’esuberante baldanza di trent’anni fa…

Le relazioni un minimo datate danno infatti una “breve” discesa sul ghiacciaio di cento metri: in questi anni sono diventati oltre duecento metri, sob!
Che però passano in fretta, su neve compatta e divertente.

Ripelliamo: la Pointe de la Valette è lì davanti a noi ma ancora distante! Quanto spostamento!!!

Fa caldo, saliamo tutti ordinatamente ma con tempi diversi: Davide davanti apre la strada piuttosto “speedy” ed un lungo, lunghissimo serpentone con circa venticinque sci-alpinisti (alcuni li abbiamo persi lungo la strada…) lo segue…
Si sale in maglietta.
Tutti arrivano in punta: la giornata è bellissima e non c’è un filo di vento.
Minacciosi cumuli si stanno consolidando ad est, dall’Italia, ma serviranno solo a farci preoccupare un po’: infatti non ci disturberanno minimamente nella discesa.

Dopo una lunghissima permanenza in quota i primi cominciano a scendere: la neve, almeno in alto, è magnifica; poi con l’abbassarsi di quota diventa sempre più umida ma pur sempre sciabile.
Oggi abbiamo tra i nostri un maestro di sci e qualche giovinastro iper-atletico e diventa difficile “frenare” certi personaggi.

Arrivati ai 2800 dove avevamo ripellato in salita, ripetiamo il rito per guadagnare gli oltre duecento metri che, se in fase di andata ci avevano regalato una bella discesa, adesso, sono una faticaccia improba che non vediamo l’ora di terminare….

La salita al colle d’Arbéron, prima o dopo, finisce per tutti ed ora ci attende una lunga discesa fino al rifugio.

Neve papposa e lenta ma sempre fluida, purtroppo sono da rimettere gli sci in spalla e farsi ancora mezz’oretta a piedi per arrivare al rifugio da cui con altri dieci minuti si arriva alle auto.

Noi, amanti delle dormite mattutine abbiamo salito “solo” 1711 metri di dislivello; chi è partito dalle auto questa mattina ha superato ampiamente i 1800.
Cris è stata male ed ha raggiunto il rifugio, Silvia per una inspiegabile mancanza di comunicazione con gli scarponi si è fermata al colle d’Arbéron, Ghermann, non iscritto ufficialmente e in racchette, ha raggiunto la punta d’ARNAS, un altro caro socio “saltuario”, mio omonimo, si è fermato al colle con Silvia.

Tutti gli altri si sono sciroppati la lunghissima galoppata fino alla Valette, gita bellissima e poco frequentata che rappresenta una stupenda conclusione dell’anno skialp 2014-2015 del GSA CAI-Uget, annata caratterizzata da un innevamento piuttosto strano…

A Bessan si ripete il rito del tavolino che questa volta è un tavolone.
Al caldissimo sole salami, torte, liquidi di ogni colore evaporano con una rapidità inimmaginabile.
Dopo la fase salata passiamo ad una corposa fase glucidica e passiamo poi ai saluti.

Il prossimo appuntamento collettivo è per la “tavolinissima” che chiuderà ufficialmente la stagione 2014 – 2015, un altro anno, comunque sempre magnifico, in attesa di “buttare” giù un altro fantastico programma gite ad Ottobre.

Ripercorriamo l’ufficialmente CLOSED colle del Moncenisio tornando in Italia dove il tempo sembra ben più brutto nonostante le temperature ormai decisamente estive….


Un ringraziamento a tutti i partecipanti il cui livello è decisamente “oltre” la media.

Vorrei non citarlo ma è impossibile: Riccardo, a sessantotto anni suonati, continua imperterrito a giocare ad Highlander (lasciando dietro personaggi di decenni più giovani!) mentre i capigita ultrasessantenni garisti suscitano rabbia e invidia per il loro stato di forma…

Altre foto della gita su www.flickr.com/photos/snowlover62/sets

Buona Estate a tutti!!!!!!!!!

emmecì


Fotografie di Marco Centin.

Cai Uget