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26 aprile 2014
Monte Leone

Tanto per non perdere le cattive abitudini anche questa volta meteo in continua variazione…

Già l’idea di proporre una gita in giornata era stata, ahimè, un contentino che ci eravamo dati per supplire all’inevitabile annullamento della tre giorni in SVIZZERA….

Consultando ormai la solita dozzina di siti di almeno tre paesi europei avevamo colto questa micro-finestrella, quasi uno spioncino, sul SEMPIONE.
E visto che abbiamo messo la salita al LEONE per almeno due anni in programma e non siamo mai riusciti a farla…. chissà che non sia la volta buona!

Il Sempione è un luogo dove è davvero difficile trovare bel tempo ed oltretutto non è dietro l’angolo distando ben 212 km da casa mia (ottenuti da google-maps e verificatisi esatti all’ettometro!).

L’orario di partenza è stato mediato tra il nottambulismo del solito Loorenz per il quale propongo una colletta per un materasso più confortevole ed altre richieste, più orientate ad una partenza rispettosa dei cicli di sonno REM così prodighe di sogni e rigeneranti…
Alla fine il saggio informatore farmaceutico, STEU, anche lui gallonato del fregio di capogita (onorificenza che, come risaputo, dà adito ad emolumenti ben superiori a quelli dei manager pubblici!) ha calibrato il ritrovo per un “tranquillo” ore quattroquarantacinque il che significava sveglia ore tre e trenta…. insomma dormitona!

Il viaggio dei 14 nottambuli si realizza in ben cinque auto.
Ma Guido proseguirà per impegni professionali per PARIS (che come si sa …. è proprio sulla strada!) per cui ha la necessità di un’auto; da me più di tre non ci si sta: ho l’auto ancora infarcita di panettoni, crostate, wine-box (che mi ripromettò di finire quest’estate, altrimenti il vino…. scadrà!), telefoni satellitari, radio PRM di ogni tipo e genere…. insomma lo spazio è quello che è…

Un caffettino a TRASQUERA, ultimo comune italiano dopo VARZO e prima della severa dogana SVIZZERA… che lascia passare anche il ns Frankbrown, ovviamente sprovvisto di documenti… (la patente NON è un documento….)

Il bar è affollato di MONTURA, Mountain Equipment, Salewa… sembra il ritrovo degli sci-alpinisti frontalieri…

Comunque raggiungiamo in breve il piazzale del mega-ospizio che sorge ora a quota 1998 e che fu voluto da NAPOLEONE fin dal 1801.

La prima pietra fu posata nel 1813, lo scialpinismo era ancora molto al di là a venire e fu ultimato dalla Congregazione dei Canonici del Gran San Bernardo (che lo gestiscono tutt’oggi) ed inaugurato nel 1831.
Lo scopo era di rendere disponibile uno spazio maggiore per ospitare i numerosi lavoratori migranti arrivando ad ospitare ben trecento persone.
E’ retto da un priore.
Testimonianze verbali non confermate narrano che i primi monaci residenti stabilmente presso l’Ospizio abbiano visto Valchierotti girovagare con strane assi ai piedi millantando appartenenze a sedicenti gruppi di skialper torinesi…

Noi alle 7,30 lasciamo codesto brumoso e freddo sito per inerpicarci sulle scoscese pendici dell’Hubschhorn.

Mi si spacca un bastoncino.
Male, anzi bene, penso, se si fosse rotto tra un’ora era peggio…. torno indietro, riprendo uno dei bastoncini di riserva che tengo sempre in auto e, per scaramanzia mi metto il secondo bastoncino di riserva nello zaino…
Ripercorro veloce i 150 metri di dislivello persi ma ‘sti GSA….sobbastardi, corono!!!!!!
Li riprendo sulla morena glaciale dell’Homattugletscher, ghiacciaio che porta al Breithornpass.

Da lì, dopo un veloce compattamento del gruppo, peraltro piuttosto coeso, ci ritroviamo sull’Alpjegletscher, il ghiacciaio terminale da cui il LEONE incombe con tutti i suoi 3553 metri.

Abbandoniamo sci, coltelli, pelli e materiale inutile alla base della cresta meridionale che saliamo a gruppetti con i ramponi ai piedi.

In venti minuti di salita abbiamo ragione dei facili ma esposti passaggi e siamo sulla vetta che si presenta ampia e confortevole.
Quattro ore ed un quarto da quando abbiamo lasciato l’asfalto del parcheggio.
Peccato per il panorama, ormai quasi perennemente avvolto nelle nuvole.

Mi trattengo in punta fino a che anche l’ultimo dei “nostri” arriva su.
Dopo un po’ il freddo comincia a farsi sentire: mi vesto con tutto ciò che ho, del resto ad oltre 3500 metri…. e pensare che a Torino ci sono più di 25 gradi!

Un altro gruppo si interseca al ns.
Sono undici soci della Giovane Montagna di Verona, simpatici e tosti.
Una giovine e procace fanciulla, pochi metri prima del punto trigonometrico che contraddistingue la massima elevazione …. cade inciampandosi nei ramponi.
Tutto finisce lì ma rabbrividisco pensando che sarebbe bastato fosse sbilanciata per precipitare da uno dei due lati!

La discesa è “in nube” e la risalita al Breithornpass è lenta e, nella nebbia fitta.
Qualcuno si lamenta di ginocchia, piedi, schiene…. incredibile!
E sì che non abbiamo neanche salito 1800 metri di dislivello! non sono più i coriacei ed imperturbabili scialpinistici tuttidunpezzo di valchierottiana memoria….

Appena imboccato l’Alpjergletscher la visibilità aumenta e, a poco a poco, forse per non ferirci con la sua accecante luminosità, anche il sole si fa vedere e la temperatura aumenta.
La neve in alto è bellissima e ci consente una sciata divertente ed appagante.
Discesa, raggruppamento, discesa, raggruppamento…. resta solo il piccolo problema del traverso sotto l’Hubschhorn che Lorenzo, scatenato e sempre in prima linea, risolve brillantemente.
Arriviamo con gli sci fino all’Ospizio in una neve sempre più umida e lenta ed allestiamo il micro-tavolino che avevo lasciato da giovedì scorso in auto per la salita alla Celse Niere…. ma quella è un’altra favola…..

E i quattordici bravi vissero felici e contenti.
Chi?
Lucy, Annalise, Silvy, Loorenz, Mark, Stefan, Guido, Paul, Mauro, George, David, Flavius, Uolter, Frankbrown…..

emmecì


Fotografie di Walter Actis.

Cai Uget