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18 dicembre 2011
Col de Buffère

Quando il pullman, dopo aver disceso i tornanti del Monginevro è svoltato a La Vachette verso la Val Clarèe, siamo rimasti tutti un attimo senza parole osservando la strada completamente innevata come quest’anno non l’avevamo ancora vista.

Su questo versante i giorni scorsi c’è stata veramente una botta d’inverno e la prima grande nevicata della stagione, anche se accompagnata da tanto vento, ha apportato più di mezzo metro di neve.

Ci voleva proprio.

La seconda botta d’inverno l’abbiamo presa quando, scendendo dal pullman nel piazzale di Nevache, ci siamo trovati a -8°C con un’aria gelida che non migliorava certo la situazione.

E allora partenza lanciata sulla bella stradina innevata che risale il fondovalle, un po’ per scaldarsi e un po’ per raggiungere in fretta i primi raggi di sole che lassù illuminavano già la Chapelle de Lacou.

Scendiamo (e se scendiamo ci sarà da risalire …) al Pont du Rately e dopo averlo attraversato ci mescoliamo al gruppo dei cugini della Sucai, che erano partiti poco prima di noi, per risalire la ripida mulattiera che ci porta rapidamente ai Chalets de Buffère.

Breve sosta, perché l’arietta superfrizzante non invita certo a fermarsi troppo, e poco dopo ci separiamo dall’altro gruppo, che svolta a sinistra verso la Crete de l’Echaillon, per seguire i dolci avallamenti che portano verso il Col de Buffère.

La mole della Grand Area incombe e allo stesso tempo attrae e un po’ di tormenta in alto la fa sembrare ancor più severa.

Senza passare al Col de Buffère puntiamo ad una spalla della Cote de la Ratière a circa 2600m dove inizierebbe la ripida salita all’Area.

Il sole non ci lascia mai ed è solo velato da un po’ di tormenta in alto, ma intanto il vento è aumentato e la temperatura è scesa ben sotto i -10°C.

Così negli ultimi metri sembra di assistere ad un gioco di scale mobili da centro commerciale dove qualcuno sale e chi ha raggiunto il culmine scende rapidamente con le pelli per cercare un posto un po’ riparato per fermarsi.

Oggi non è giornata per continuare per il po’ di tormenta che qui comincia a sentirsi ed anche per l’incertezza sulle condizioni che ci potrebbero essere più su e così, trovato finalmente un posto al riparo dal vento, ci prepariamo per la discesa, che, anche se facile e dolce nella parte alta, si rivela veloce e divertente.

Nel ripido bosco sotto gli Chalets troviamo poi una farina abbondante e fantastica che quest’anno ci mancava proprio.

Il Pont di Rately, che ci permette di riattraversare la Clarèe, arriva troppo presto e subito si propone la preziosa risalita alla stradina.
Preziosa?
Beh, magari preziosa no, ma ha un aspetto positivo: ci consente di superare i 1000m di dislivello nella giornata e fa sembrare la gita un po’ più Gita.

Rientro quasi per tutti velocissimo a Nevache dove sembrerebbe che le defezioni di Lorenzo e Ceci significhino che siamo senza tavolino!

Nessun problema: subentra efficacemente la pro-loco di Nevache che ha sgomberato dalla neve un grosso tavolo da pic-nic: lo occupiamo d’un balzo, ci mettiamo Tea a far da guardia e in un attimo lo riempiamo di ogni ben di Dio recuperato dalla pancia del pullman.

E’ vero che oggi mancavano le acciughe ammaestrate di Ceci, ma intanto Dino ha portato un gran vassoio di Insalata Russa, salami e formaggi sono in abbondanza e per una volta perdoniamo l’assenza alla nostra artista.


Insomma una giornata decisamente bella ed una gita riuscitissima a dispetto delle condizioni difficili e di pericolo di questi giorni.

E una volta di più è necessario spendere un plauso ai capogita.

E’ facile elogiarli e ringraziarli quando ci portano su punte e percorsi entusiasmanti.

Ancor di più va fatto oggi a Silvietta che si è fatta un paio d’ore di gelo in chiusura sempre con il sorriso sulle labbra, a Stefano che ha fatto da legante fra i diversi gruppetti, ad Orfeo che in una situazione di Pericolo 4 e condizioni incertissime ha avuto la solita straordinaria capacità di farci vivere una splendida giornata in piena sicurezza.

E di non far trasparire la tensione che dà il condurre un gruppo di 36 persone in queste condizioni.

“Preferisco pagare!” dice quando gli si ricorda che il capogita è esentato dalla quota pullman.

“Preferiamo che non paghi!” gli rispondiamo in coro.

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