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7 dicembre 2003
Rif. Guido Rey – Aggiornamento ARVA

Nel bel mezzo del ponte dell’Immacolata, il ritrovo dei direttori di gita non è stato molto fortunato dal punto di vista meteorologico.
Raggiunto Beaulard per partire alla volta del Rifugio Rey, scopriamo che la strada è libera fino a Chateau Beaulard, e che anzi anche a Chateau non c’è un fiocco di neve.
Comincia così un imprevisto avvicinamento con gli sci a spalle, nel mese di dicembre di un inverno nevoso.

Fortunatamente non ci siamo scoraggiati, e abbiamo raggiunto il Guido Rey, che circondato dalla neve polverosa, sembra più una casetta delle fiabe che un rifugio.
Preso posto nelle stanzette da due o tre posti, ci siamo ritrovati in soggiorno, attorno alla stufa.
Dopo l’ottima cena, Alfredo Marchelli ha animato la riflessione su tutte le piccole e grandi cose che garantiscono una gita ben riuscita.

Il gruppo si è fatto più numeroso domenica mattina, con l’arrivo degli altri partecipanti: nella nebbia abbiamo risalito le vecchie di piste di Beaulard, scegliendo un intero pendio come campo per l’esercitazione di ricerca ARVA.

Già alle prime ricerche di uno o due ARVA sepolti abbiamo constato la necessità di dedicare qualche secondo ad organizzarsi prima di cominciare: spegnere gli ARVA “non travolti”, definire i ruoli, liberare l’ARVA in ricezione dai nastri per poterlo muovere liberamente, chiedersi cosa serve e cosa non serve: pala, guanti, zaino, bastoncini, sci … insomma, prevenire tutti i piccoli problemi che non devono essere di intralcio nei minuti seguenti.

Abbiamo constatato di essere tutti influenzati da pregiudizi, per cui siamo riluttanti a cercare l’ARVA nascosto in un punto che pare “troppo facile”, o “troppo strano”, anziché obbedire prontamente a quanto ci dice il segnale.
Per questo è prezioso il ruolo dello spalatore, che oltre a portare la pala, è un buon elemento di confronto per chi cerca, e aiuta a essere razionali anche quando ci si fa prendere un po’ dall’affanno.
Gran confusione invece quando ai due si aggiungono altre persone e il gruppo diventa troppo numeroso e poco efficace.
Abituati alle esercitazioni in situazioni sempre uguali, abbiamo reagito dopo qualche minuto quando il travolto da soccorrere non era un ARVA nascosto, bensì un visibilissimo compagno che interpretava il ruolo di un travolto non sommerso dalla neve.

Ripetendo più volte la ricerca, per permettere a tutti di mettersi alla prova nei diversi ruoli, ci siamo fatti prendere la mano, e ci siamo trovati ad avere cinque ARVA sepolti contemporaneamente.
Si è evidenziata così l’importanza del ruolo del coordinatore, per suddividere al meglio gli sforzi quando è necessario il contributo di tutti, e l’importanza di tante piccole cose: tutti sappiamo che trovato un ARVA bisogna spegnerlo subito per semplificare la ricerca degli altri, ma non sappiamo come spegnere un modello diverso dal nostro, e quando si rende necessario fare l’appello dei compagni sparsi su tutto il pendio, non è facile neanche chiamarli tutti per nome.

Alla fine la situazione è risultata molto realistica, e quindi più che soddisfacente, visto che in una situazione reale cercheremo di non trovarci mai, evitandola grazie alla prudenza nella scelta e nella conduzione della gita.

Recuperati tutti gli ARVA nascosti, abbiamo rimesso gli sci per continuare la salita nella splendida neve polverosa, senza crucciarci che un compagno travolto, anche se liberato in pochi minuti, non starà certo bene, per cui bisognerebbe occuparsi anche del primo soccorso … ma questo è argomento di un’altra lezione.

Anche qualche capitombolo in discesa è un buon spunto di riflessione sul fatto che con una sciata composta e leggera di sicuro si staccano meno valanghe, per cui ci diamo appuntamento all’Aggiornamento di tecnica di sci fuori pista.

Irene Guglielmetti

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