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Relazione del Presidente

Presentata nella Assemblea Soci del 25 ottobre 2000

La stagione 1999-2000 si è svolta nell’insieme positivamente anche se le condizioni nivologiche hanno spesso costretto a cambiamenti d’itinerario per rincorrere una neve sempre più rara e bizzosa; comunque penso che anche questa stagione possa essere considerata soddisfacente.

Non mi dilungo quindi sulle gite dell’anno scorso, che ben conoscete, ma desidero far sapere in anteprima come il gruppo si muoverà la prossima stagione.

Premetto che il Gruppo gode di buona salute; i soci sono aumentati nel numero e migliorati nel loro livello tecnico e questo ha permesso di concludere la stagione con salite di elevato livello.
E se pure i partecipanti a queste ultime gite non sono stati numerosi, considerando anche le condizioni meteo ritengo questo esperimento un successo.

Anche l’attività estiva, proposta per la prima volta ai soci in via sperimentale per rispondere ad una esigenza pparsa sentita nel questionario, deve essere considerata un’esperienza da ripetere, correggendo gli errori di questa prima esperienza, migliorandone l’organizzazione e l’informazione ai soci.
Il progetto è quello di predisporre un calendario gite estive del GSA, da concordare di comune accordo verso il mese di marzo o aprile, organizzando anche accuratamente le comunicazioni fra i soci.

Ma più che guardare a quanto abbiamo fatto vorrei guardare avanti e proporre a tutti i soci una riflessione sul significato di un gruppo nell’ambito di una sezione del CAI.
Perchè esiste il Gruppo Scialpinistico?
Ritengo per raggruppare gli appassionati e permettere loro di praticare la loro attività nella forma più gratificante e sicura, con compagni affidabili ed affiatati.
Ma il gruppo non deve essere un’agenzia di viaggi, benì una struttura che mette al servizio del socio dei servizi e delle opportunità compresa quella di effettuare salite che magari avrebbe difficoltà a compiere o ad organizzare autonomamente.
Il tutto in un ambiente anche piacevole di ritrovo.
Per questo il Direttivo ha deciso di organizzare con il Gruppo Fondo e Fondo Escursionistico una serie di quattro serate di informazione su temi trasversali quali la neve e le valanghe, la meteo, il pronto soccorso, l’orientamento.
Lo scopo di queste serate, che saranno guidate da esperti del settore, sarà sia quello di rinfrescare le nozioni di base (ad uso sopratutto dei nuovi soci dei gruppi) sia di portare a conoscenza di tutti i soci le ultime novità, in termini di materiali e procedure, nei diversi settori.

Anche il programma gite è stato impostato nella prospettiva di privilegiare le attività sociali, prevedendo un elevato numero di gite in traversata ed alcune di ampio respiro, proprio quelle grandes courses che più difficoltà organizzative possono creare al singolo socio.
Anche la tradizione del Raid è stata salvaguardata con la proposta dell’Oztal, splendido anello nell’ideale fil rouge che il Gruppo Sci Alpinistico segue ormai da decenni sulle montagne europee.

Come dicevo, il socio deve sentire il Gruppo come qualcosa di suo cui partecipare attivamente.
Questo per invitarvi a chiedere cosa potete fare per il Gruppo e non cosa il Gruppo possa fare per voi. Molti se lo sono chiesto e molti si stanno dando attivamente da fare sia a livello organizzativo interno sia di conduzione dell’attività.

Il mio pensiero va quindi subito ai direttori di gita, quei nostri soci che si prestano a condurre l’attività accollandosi anche le spesso noiose incombenze burocratiche ed amministrative.
A loro in primo luogo va il mio ringraziamento a nome di tutti i soci e in secondo luogo mi chiedo come possiamo migliorare le condizioni per lo svolgimento della loro delicata funzione.

La decisione di mantenere invariata a 10.000 lire la quota sociale crea un problema di cui i soci devono essere ben consci.
Il solo costo dei francobolli per 12 circolari ammonta a 5.400 lire per socio (7.800 se fuori Torino); si fa in fretta a capire che, aggiungendo il costo di carta e fotocopie, la quota associativa copre a malapena le spese per le circolari.
Per l’attività sociale, dall’assicurazione al contributo per il raid, dal rimborso spese ai direttori di gita per i sopraluoghi all’acquisto di materiale per la biblioteca, alla preparazione del manuale e alla organizzazione delle serate il GSA dovrà fare ricorso alle (magre) disponibilità di cassa.
Pr questa ragione il GSA non potrà quest’anno finanziare disavanzi di pullman (che quindi dovranno viaggiare a piena capienza) o mancate partecipazioni a gite con prenotazione dei rifugi, quindi, nel limite del possibile, le prenotazioni dovranno sempre essere fatte di persona il Mercoledì precedente la gita.

Invito quindi i soci a partecipare alle attività e a rinnovare sollecitamente la quota.
Anticipo che a breve sarà attivo anche un sito virtuale ma questo non deve far perdere la buona abitudine del ritrovo del mercoledì.

Ma soprattutto cerchiamo di caratterizzarci e distinguerci come gruppo nella diffusione della corretta pratica dello sci alpinismo e nella ricerca di nuovi soci.
Molti avranno seguito sulla stampa sociale del CAI e sulle riviste specializzate il dibattito sulla crisi dell’alpinismo in generale e dell’ambiente torinese in particolare.
Vorrei qui rispondere a Roberto Mantovani che tratta proprio questo tema nell’articolo d’apertura di Liberi Cieli; se è vero che l’alpinismo di punta torinese è in crisi, ebbene proviamo a superare questa crisi proprio incentivando una fruizione meno atletica ma più umana della montagna.
Lasciamo ai vari sky runner i 4000 in due ore, e non me ne abbiano i nostri validissimi soci (che non cito ma tutti vi conoscete) che rappresentano degnamente l’Uget sulle montagne e sulle sabbie del deserto, e facciamoci promotori di uno sci alpinismo e di un alpinismo fatti si di capacità tecnica e buon allenamento, ma anche di fiuto da montagnard, di capacità di gioire del silenzio di un bosco innevato, del piacere di una sera in rifugio, dell’emozione sempre rinnovata dell’arrivo su una cima aspra o tranquilla, famosa o meno, nuova o già raggiunta altre volte.
E soprattutto della capacità e della voglia di trasmettere ad altri queste ricchezze.
Uno sci alpinismo che sia prima di tutto divertimento, che sappia trovare sulle montagne un momento di distacco dalla quotidianità, alla ricerca di noi stessi.
Un modello di sci alpinismo da esportare, uno sci alpinismo svolto correttamente sul piano tecnico da proporre;insomma uno sci alpinismo di classe.
Uno sci alpinismo che permetta agli altri di notare che di li è passato il GSA, gente seria, preparata e capace di vivere in sintonia con l’ambiente.

Alfredo Marchelli

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