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Lorenzo Barbiè: dal Po alla Via Alpina per un po’ di Via Alpina

Per gli appassionati di montagna il periodo pasquale è dedicato ai trekking ed ai raid. Purtroppo l’emergenza corona virus ci ha annullato tutti i nostri impegni perchè #IoRestoaCasa ma #andràtuttobene.  Allora ecco che ci viene in aiuto l’amico ugetino di lungo corso Lorenzo Barbiè per raccontarci una bellissima traversata sulla Via Alpina; si tratta di una bella idea da realizzare quando sarà tutto finito perchè, come dice l’amico Beppe:
           sempre bin a poel nen andè, sempre mal a poel nen durè

Dal Po alla Via Alpina per un po’ di Via Alpina
ovvero
la traversata Maloja-Les Diablerets

Beh, non è certo una grande impresa, ne una spedizione extraeuropea o una salita prestigiosa: si tratta semplicemente di un trekking non troppo lontano da casa: 16 giorni di cammino solitario, seguendo una linea ideale da est ad ovest, immaginata per congiungere due punti più o meno noti dell’arco alpino, il Maloja Pass e Les Diablerets, attraverso una buona parte di Svizzera con due enclavi italiane.
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COR-ANTENA

Con le parole di Pietro Bastianelli anche il nostro Coro CAI UGET dà il suo contributo per allietare questo #IoRestoaCasa

Sono tempi piatti, tempi lunghi fatti di respiri lenti o di respiro che manca.

Tempi di riflessione e attesa. Una sorta di canto della pianura, sottile unisono a cappella salmodiante e invocante. Tempi di dubbio, di incertezza per quel mondo cosi sfavillante e caotico cui eravamo assuefatti.
Sono cambiate le abitudini, i ritmi e le consuetudini hanno dovuto adattarsi a nuove realtà. Continua la lettura di COR-ANTENA

With a little help from my friends

Irene Borgna l’abbiamo conosciuta speleologa quando cominciò a frequentare il Marguareis, fuori e dentro, e già scriveva bene. Poi l’abbiamo conosciuta antropologa e subito dopo l’abbiamo incontrata, runner ancora sul Marguareis. La sua ultima versione, quella di scrittrice, la vede autrice de “Il pastore di stambecchi” sulla vita di Louis Oreiller. L’articolo che segue, pubblicato sul n.152 di Grotte (il bollettino del Gruppo Speleologico Piemontese Cai Uget) e datato 2009, tratta di un’avventurosa risalita nella Carsena di Piaggia Bella e relativo lieto fine.

No I get by with a little help from my friends
Mm I get high with a little help from my friends
Oh t’m going to try with a little help from my friends
(Beatles)

Alla terza vibrazione il cellulare precipita dal davanzale di nordovest – unico sito di tutta la casa che Wind ritiene propizio ai rapporti col mondo esterno – e scompare inghiottito da un cespuglio di salvia. Mentre rovisto a caccia del telefono nella canicola assassina, tra le foglioline aromatiche si fa strada una festa d’accento toscano: – Ciao lrène, allora vieni su domani? Sale anche Marcolino e si va a fare una risalita ai Montoneros!

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Buona Pasqua!

Carissime amiche e carissimi amici del CAI UGET Torino,

certo è che la prossima festività di Pasqua sia destinata a rimanere nella storia a causa dell’emergenza coronavirus che ci costringerà a rimanere in casa;  purtroppo questo periodo di emergenza e di difficoltà sarà ancora lungo ma sono certo che #andràtuttobene e che le montagne non scappano … le ritroveremo tutte ad aspettarci.
Come già ho avuto modo di dirvi non sto a fare raccomandazioni perché sono certo della vostra consapevolezza e del vostro senso di responsabilità.
Sul nostro sito istituzionale www.caiuget.it pubblichiamo tutti i giorni articoli con informazioni pratiche, notizie e curiosità che possano allietare questo #IoRestoaCasa ; per gli appassionati del social, continuiamo ad aggiornare la nostra pagina ed il gruppo su Facebook.  Per questo rinnovo l’invito a tenervi sempre connessi e possibilmente contribuire fattivamente inviando idee e proposte alla nostra mail caiuget@caiuget.it .
Nel dirvi che rimaniamo distanti oggi per poter tornare alle nostre passioni domani, con il Direttivo, i Gruppi, le Scuole, la Sottosezione di Trofarello ed il Coro, vi auguro una serena Pasqua.

Restando sempre a disposizione, vi abbraccio forte (virtualmente).
Un caro saluto ed a prestissimo.

Il vostro presidente, Roberto.

La falesia dei Toupé

Grazie all’amico ugetino Guido Bolla vi vogliamo presentare un bellissimo paradiso per l’arrampicata che con il lavoro di tanti appassionati si sta ripristinando in Val di Susa: la falesia dei Toupè.

LA NASCITA …
La Falesia dei Toupè si trova a 950 m di altezza ed ha una esposizione Sud-Est. La roccia è uno gneiss granitoide a grana fine con diedri alternati a placche a tacche e reglettes che richiedono un’arrampicata piuttosto tecnica.
E’ stata scoperta nei primi anni 90 dalla G.A. Alberto Bolognesi che vi ha tracciato ed attrezzato una cinquantina di itinerari fra Monotiri e Multipitches.
Negli anni successivi la vegetazione si è via via riappropriata di parte del territorio e la frequentazione, per un lungo periodo, è rimasta limitata alla grande placconata del Settore Destro e a pochi altri tiri.
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PUNJAB ’70

Oggi era in programma una serata per ricordare a cinquant’anni la spedizione PUNJAB’70. Avrebbero dovuto partecipare alcuni dei protagonisti: Corradino Rabbi, capo spedizione, Alberto Re e Bruno China

Purtroppo questa emergenza dovuta al coronavirus non l’ha resa possibile, ma noi vogliamo rimediare proponendovela in modo virtuale con il racconto della spedizione dall’articolo di Alberto Re pubblicato sulla nostra rivista LIBERI CIELI nel 1970.
Comunque appena possibile la serata verrà riproposta e potremo sentire il racconta dalla voce dei protagonisti.
Buona lettura!

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Carlo Crovella: Prima e dopo

L’amico Carlo Crovella ci fornisce questo racconto ambientato nel bacino dell’Argentière (Monte Bianco) durante la stagione scialpinistica. Crovella, già Direttore della Scuola SUCAI, per diversi anni è stato anche istruttore presso la Scuola di scialpinismo dell’Uget. Da qualche tempo si dedica alla divulgazione degli aspetti più profondi e ideologici dell’andare in montagna (con o senza sci), nell’ambito di una complessiva attività editoriale che è iniziata nei primi anni ’80.

Nella recente intervista a me rilasciata e pubblicata su Gogna Blog il 6 marzo 2020, Roberto Aruga (coautore dell’Aruga-Poma) ha fatto un interessantissimo accenno al tema “scialpinismo e racconto”.

Lo spunto di Roberto ha smosso in me antichi ricordi: sono andato a recuperare alcuni racconti ambientati in contesti scialpinistici. Si tratta di scritti risalenti alla prima metà degli anni ’90. Come tutta la nidiata dei miei testi di fiction di montagna venuta alla luce in quel particolare periodo, si tratta di testi che costituirono il mio passaggio ai racconti di narrativa dopo una lunga militanza dalla stesura di articoli tecnici (relazioni e monografia, sia alpinistiche che scialpinistiche (attività quest’ultima iniziata nei primi anni ’80 e proseguita senza soluzione di continuità fino ai nostri giorno).

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Linda Cottino: L’alpinismo delle donne al tempo di Alessandra Boarelli

Con la postfazione del suo libro NINA DEVI TORNARE AL VISO (Fusta Editore 2019) l’amica, giornalista e scrittrice,  Linda Cottino, ci racconta l’alpinismo delle donne, intorno alla metà dell’ottocento, nell’epoca d’oro della conquista delle cime, quando anche le donne, in compagnia di padri, fratelli e mariti, iniziarono a frequentare le montagne.

Estate 1863. Una settimana prima che la comitiva guidata da Quintino Sella giunga in cima al Monviso, un gruppo di alpinisti anticipa il tentativo italiano alla vetta. Con loro c’è anche una 25enne di Verzuolo. Si chiama Alessandra Re Boarelli. Il maltempo e l’indecisione della guida arresteranno il tentativo. Ma se la salita fosse andata per il verso giusto, una donna avrebbe preceduto sulla vetta i fondatori del Club Alpino. E probabilmente la storia dell’alpinismo italiano organizzato avrebbe
avuto un inizio diverso da quello che tutti conosciamo.
Ad Alessandra, donna colta e libera, il Monviso è comunque entrato nel sangue. E il 16 agosto 1864, un anno dopo il precedente tentativo, riesce a calcare la vetta della montagna. 

Ma chi era davvero la giovane pioniera del Viso? Tra storia e narrazione romanzata, questo libro getta un po’ di luce sulla vita, sulla personalità della protagonista e sull’ambiente culturale in cui la donna maturò la decisione di salire sul Re di pietra.

Buona lettura!

Il 4 settembre del 1838,  lo stesso anno di nascita di Alessandra Boarelli, all’una e mezza pomeridiane una nobildonna francese metteva piede sulla cima del Monte Bianco. Quella donna era Henriette d’Angeville. Aveva la bella età di 44 anni e abitava a Ginevra, dove si era stabilita dopo che il Terrore aveva inghiottito quasi per intero la sua famiglia; da lì, nelle giornate terse, vedeva luccicare in lontananza la cupola bianca e glaciale del Monte Bianco, una montagna che all’epoca era “italiana”, in quanto parte dei territori del Regno di Sardegna. Continua la lettura di Linda Cottino: L’alpinismo delle donne al tempo di Alessandra Boarelli

Un ugetino da ricordare: Bruno Toniolo

Bruno Toniolo nacque il 17 luglio 1909 a Nizza Marittima. Aveva pochi mesi quando la famiglia si trasferì a Torino.
Sin da bambino si manifestò in lui una particolare attitudine per il disegno, che già nelle scuole elementari gli aveva fatto vincere il 1° premio di un concorso scolastico cittadino. Ma questa sua vocazione pittorica non doveva manifestarsi che molto più tardi, prevaricata come fu dalla passione alpinistica. Aveva già quarant’anni quando dipinse il suo primo paesaggio. Per perfezionare la tecnica entrò poi nella scuola del maestro Metello Merlo e per far questo dovette staccarsi per qualche tempo dalle montagne a cui però ritornò ben presto propagandandone il fascino con le sue tele.
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