Uscita 3 del 5.3.2006: Monte Pintas

Si dice che chi ben comincia…., e quest’anno è cominciato bene.

Prima gita: neve buona e abbondante in confronto all’anno passato, tempo stupendo, niente freddo.
Insomma una bella pacchia! Ma un’avvisaglia menagrama c’era: la domenica mattina è stata cambiata la meta!

Seconda gita: ritrovo all’estrema periferia nord della città per poi dirottare il pullman e giù in direzione Sud, Valle Po, a causa della troppa neve in Valle d’Aosta.

Terza gita, ci facciamo furbi e non programmiamo nulla, così disse Dario: ”stavolta ci troviamo in Torino sud per par condicio e poi vediamo…”. Così fu. Levataccia, nebbia, tempaccio, vento in quota, pericolo valanghe livello 3 in aumento! Poi il Diretur svela l’arcano della gita: ”si va a ovest, al PINTAS, in valle di Susa, e se siamo fortunati e le previsioni sono rispettate, avremo un pò di bello nel pomeriggio”.

E’ andata decisamente meglio del previsto: al risveglio sul bus ci siamo trovati in mezzo alla Valsusa baciati dal sole e con un vento leggero. Il sole s’è visto in realtà solo all’uscita dal bosco, ma non s’è patito il freddo, né il fastidio del vento. La neve era abbondante nel bosco e appena sufficiente in cresta. L’avventura è cominciata già nel parcheggio dell’autobus: un lastrone di ghiaccio su cui era una vera impresa indossare gli scarponi, visto il precario equilibrio. Poi via via i gruppi si sono inerpicati su per il bosco e hanno attraversato Pian Gelassa, quell’orrendo cimitero di cemento e mattoni, figlio di una speculazione selvaggia di decenni in cui il rispetto per il fragile ambiente montano era subordinato ad interessi troppo “particolari”.

Poi fuori dal bosco abbiamo proseguito verso la cresta che dà sulla Val Chisone, e poi in punta al Pintas. Via le pelli, un pò di ristoro tutti insieme un pò più sotto, sul colletto, e poi tutti giù in mezzo al bosco. La discesa non è stata delle più facili poiché le condizioni della neve imponevano di mantenere l’unità del gruppo e di evitare i pendii radi, quindi era un continuo slalom tra alberi e persone, con gli sci immersi in qualche decina di centimetri di neve fresca. E’ stata una gita impegnativa e ci prendiamo anche le lodi del Diretur che scrive su Gulliver: “… complimenti agli allievi scesi in una crosta non facile nella parte bassa, (ed in una) crosta morbida nella parte superiore che ha permesso anche belle serpentine.”

Nonostante le premesse ante-partenza non fossero proprio favorevoli, tutto è andato bene. E sia sul momento, ma ancor di più a freddo a posteriori, ho avuto modo di apprezzare tantissimo la cura nel trasmettere serenità a tutti gli allievi, nel dedicare attenzione ad ogni particolare, nel dar peso alla sicurezza, nel mantenere alta la concentrazione, nello stimolare lo spirito di osservazione. Il tema della sicurezza è passato non solo come prioritario ma come reale unico discriminante in caso di scelta di percorso, tracciato etc.
Non c’è pendio, farina o quant’altro che meriti una valutazione del rischio al fine di vedere se il gioco vale candela oppure no: si sceglie sempre la via che è sicura e basta, anche se l’unica possibile fosse quella del ritorno. E’ stata una gita davvero molto didattica e anche se in fin dei conti è meglio avere gite tranquille e turistiche, la Scuola serve proprio a mostrare queste situazioni. Questa volta la Divina Provvidenza ha avuto la meglio sulla sinistra figura, o magari qualcuno pensa che sia solo il Caso, comunque è andata bene.
La prossima?
Comunque vada sarà un successo! Le gite del corso somigliano sempre alle storie di Asterix: qualsiasi cosa succeda si chiudono sempre con un banchetto!

D’accordo, niente cinghiali da sbranare intorno ad un fuoco, ma ci sono sempre abbondanti leccornie nostrane accompagnate da fiumi di succo d’uva, cervogia e artemisia…

Sergio

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