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8.a uscita, 05/05/2019: Ortetti da Balme

Dannazione! Follia! Mai abbassare la guardia, mai rilassarsi!

E’ bastato un attimo di distrazione, complici Bacco ed una serena sazietà, ed ecco che ti ritrovi incastrato.

Anni di abili sotterfugi e pietose sceneggiate gettati al vento. Quando ormai ti sentivi al sicuro, ecco che il destino si compie, il Maelstrom ti inghiotte!

Con un inaspettato e plateale colpo di mano, il Diretur ti affibbia l’incarico più temuto: la relazione di fine gita.

D’altra parte, come hai potuto anche solo aver avuto l’ardire di pensare di fargliela sotto il naso?

Relatori ben più degni del sottoscritto hanno già in queste pagine descritto la mirabile potenza del raggio della morte del Diretur. Diavolo di un uomo!

E’ quindi con rassegnazione ed umiltà che proverò a redigere qualche riga a memoria dell’ultima gita del corso di sci-alpinismo del CAI-UGET 2019.

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Notte fonda, appuntamenti a orari improbabili in luoghi ancor meno probabili sono ormai cosa trita e ritrita.

A questo giro niente bus. Che diamine, siamo figli del XX secolo, l’impero dell’automobile!

Raccattate masserizie e stanche ossa, proprie e degli amici e compagni, ci si avvia lungo buie statali verso Pian della Mussa, punto di ritrovo designato.

Le prime luci non illuminano uno straccio di bar aperto lungo la strada. Peggio per loro.

Al piazzale tira un vento siberiano. Aprire la portiera e scendere mi pare una pessima idea, ma tant’è.

Al riparo di un muretto pescato da una zona di guerra, uno sparuto gruppetto di istruttori e allievi confabula.

Li osservo: questa è gente tosta, che le rocce le sbriciola passandogli attraverso, mica le aggira. Roba da tana delle tigri, per chi ha presente.

Dopo circa trenta secondi di permanenza all’esterno sono colto da un certo pessimismo. In effetti, passa qualche minuto e giunge la decisione di scendere verso Balme alla ricerca di condizioni più agevoli.

Ripenso con piacere alle lezioni in cui si è detto quanto sia saggio saper rinunciare quando non è cosa.

Ecco.
Non è cosa.

Tornare a dormire non sarà certo disonorevole. Noi ci si è provato.

Purtroppo (ehm…) pare che la nuova località (frazione Cornetti) sia al momento più adatta allo sci-alpinismo, oltre che alla vita umana in genere.

Sci a spalle, scarponi attaccati in qualche modo, trolley, pollame e via, per un’oretta di portage che ci porta ad un migliaio di metri dalla destinazione, il colle sotto la cima degli Ortetti. Si calzano sci e coltelli.

Per tutelare la privacy dell’istruttore capo del mio gruppo, gli verrà assegnato un nome di fantasia: Vittorio Barella. Sapendo di poter contare sulla straordinaria condizione atletica dei suoi allievi, oltre che su di una loro naturale predisposizione alla fatica ed infine su una tecnica sopraffina, Vittorio impone fin da subito un ritmo indiavolato. Ci si fa beffe del ripido pendio aggredendolo nei punti più ardui ed uscendone con leggerezza. E’ una danza di punti e virgola e di rapide accelerazioni nel candore delle nevi, quella che ci conduce ad uno stretto canalone, dove il gioco si fa duro, e la neve sfasciosa. Divorato l’ostacolo come un dolce babà, solo un lungo piano inclinato (muro insormontabile è una definizione troppo forte?) ci separa dalla meta.

Graziosi animaletti spuntano tra le nevi lungo l’ascesa e si chiedono:
– Chi sono questi tizi? Forse una nuova specie di ungulati, che nelle loro mute variopinte salgono veloci verso le cime per la stagione degli amori?
– No, piccolo amico peloso. Essi sono sci-alpinisti. Salgono perché fa bene all’apparato cardio-respiratorio, perché amano la bellezza delle vedute e perché adorano scivolare veloci in discesa. Alcuni cercano la sfida, altri la pace, in generale sono degli squilibrati, insomma. La colorazione vivace serve ai commercianti per vendergli l’attrezzatura a caro prezzo.
-Aaah, ok. Fico! Addio, addio!

Salutato Pikachu, capisco che è il caso di rallentare un pelo per consentire un maggior afflusso di ossigeno verso il sistema nervoso centrale.

Ma ecco che vedo il Diretur di vedetta, ecco che compare il gruppo di amici. E’ fatta! Non siamo sulla cima, ma più o meno al colle sottostante (quota 2900, tricabranca…)  Va bene così. La vista spazia, la temperatura non è troppo bassa, il vento non eccessivo. Delle pessime condizioni viste poche ore prima e pochi chilometri più in là, non resta che il ricordo.

La discesa è piuttosto divertente. Neve strana, ma non traditrice. Avesse mollato ancora un po’, chissà… Io una bella bella dieci minuti di riposo in più me la sarei fatta, ma le decisioni della scuola rispettano un superiore piano infallibile, la sicurezza prima di tutto.

I tradizionali banchetti finali sono ormai sfacciati. Si sta prendendo l’abitudine di andare nei ristoranti a mangiare le cibarie che ci siamo portati da casa. Fantastico! Il prossimo passo sarà di calare sui villaggi per metterli a ferro e fuoco.

Ma tutto questo il vostro relatore lo leggerà sui giornali l’anno prossimo. Già, perché il corso 2019 è terminato, e per me e qualche altro/a è stato il fatidico terzo anno, l’ultimo possibile.

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Tutto iniziò sotto una romantica nevicata nel bosco di Pragelato…

Stop! Vi risparmierò struggenti commiati, ma voglio sinceramente ringraziare maestre e maestri che nelle decine di giornate trascorse insieme ci hanno regalato la loro pazienza e soprattutto il loro tempo. Mica è roba che si compra al supermercato.

Certo, è chiaro che con campioni del nostro calibro la soddisfazione deve poi essere notevole!

A presto.    Riccardo

Ora per vedere lo slide-show clicca sulla foto:

G8-11

7.a uscita, 13-14/04/19: Vaudala e Entrelor

When things get tough. Si fa dura, ad Aprile. Tra veri o presunti impegni lavorativi, doveri coniugali e/o genitoriali, matrimoni, cresime, tentazioni enogastronomiche, previsioni meteo tanto inquietanti quanto inaffidabili, o semplice allergia a una doppia levataccia consecutiva. Insomma, la selezione diventa severa. Più di quella imposta dal Comitato Direttivo per la promozione da SSA1 a SSA2. Al terzo appuntamento con la classica gita-di-due-giorni, il nostro gruppo di indomiti registra inevitabili defezioni.

 (track: Hero, Family of the Year


The tough get going. Il primo frame del weekend è l’usuale appuntamento nel piazzale un tempo noto come Toxic Park. Uno dei luoghi più tristanzuoli del nord ovest. Forse serve a marcare più nettamente la differenza tra imbarco e destinazione. A rendere più acuto il desiderio di evasione. Funziona.
(Certo che. Ecco lo spettacolo che Torino offre ai visitatori defluiti dall’autostrada: casermoni Falchera, grattacieli corso Vercelli, McDrive, Auchan. E il massimo del kitsch, la statua della Sfinge che signoreggia al centro della rotonda. Una lacca da madamine sullo squallore periferico. Scusate, non riesco a trattenermi. Fine digressione)

Salpiamo. Il corpo assonnato cigola nell’alba subalpina, ma l’occhio scintilla di voglie malandrine. La montagna chiama, come un magnete inesorabile. Il piacere di vedere intorno a te volti amici e sorrisi ormai familiari corrobora l’ottimismo. C’è tempo per una tappa? Sicuro: ci vuole un caffè, magari un cornetto. Ma niente autogrill, non scherziamo. Abbiamo già il nostro bar totemico, lungo la statale della Vallèe, non ricordo il nome, ma è perfetto, prepara cappuccini alla curcuma, must have, e soprattutto cheap: tutto a 1 euro.

Imbuchiamo la Val di Rhemes, il morale lievita con l’altitudine, tornante dopo tornante.
(track: 50 million year trip, Kyuss

La gita di oggi, ancora lo ignoriamo, appartiene alla categoria “no pain, no gain”. 21 km complessivi. Una mezza maratona non esattamente indicata per chi è reduce da una settimana di orari coatti, lavoro sedentario e abitudini malsane. Niente di estremo, per carità. Solo un estenuante sviluppo orizzontale, che significa lunghi “traversi”, una metronomica tortura per caviglie, stinchi e malleoli, insomma tutto ciò che sta compresso nello scarpone.
Partiamo baldanzosi, ovvio, incoraggiati dal dolce pendio che scricchiola sotto le nostre lamine foderate in pelle. Destinazione Rifugio Benevolo, nome antifrastico per un rifugio CAI che non ama i gruppi CAI, segnatamente le Scuole di Sci Alpinismo. Lo ricambiamo, girando al largo. Laggiù, a sud ovest, occhieggia il Vallone della Vaudala, che in breve si apre lasciando intravedere la nostra meta: Grand Vaudala. Si prende quota dapprima dolcemente, persino troppo, tra un saliscendi di gobbe. Poi il pendio diventa ripido, scatenando l’istinto killer del peraltro diretùr, il quale impone un’andatura da tappone dolomitico.

(track: The Badge, Pantera
https://open.spotify.com/track/3HO3nXKWRhvkibVvsONrle?si=HEJeIXl8RD2hFYz8QWDvPA)

Gli incauti che cercano di resistergli arrivano in vetta parecchio provati. E con troppo anticipo: mentre si attende il resto del gruppone, contemplando la sagoma regale del Gran Paradiso, quel che non ha fatto la salita lo completa il wind chill, surgelando energie ed entusiasmi. Beati gli ultimi, insomma.
Discesa dal versante nord-ovest (mi pare): neve superba in alto, poi da “interpretare”. In basso ci attendono i traversoni della mattina, da ripercorrere in senso inverso. L’alternativa sarebbe rimettere le pelli per guadagnare quota. Mozione respinta, con sollievo che immagino collettivo. Meglio i traversoni. Molti di noi già sognano doccia, leccornie e cervogia, non necessariamente in quest’ordine. Io mi accontenterei di sfilare gli scarponi, qualcuno deve avermi conficcato un chiodo nelle tibie.

(track: I want to go to the beach, Iggy Pop
https://open.spotify.com/track/3Jeyxi4v6n8VakOmiG4TPf?si=fOg-zy3DSHmSGsdSbosncg)

La Valle di Rhemes ha due, diciamo, capoluoghi: St. Georges e Notre Dame. La Val di Gressoney, per dire, ha St. Jean e La Trinitè. Una regione devota, la Vallèe.
Rhemes Notre Dame (fa un certo effetto, stasera, scrivere “Notre Dame”) è dove passeremo la notte. L’Hotel Galisia, dopo la randonnée odierna, ci sembra il Plaza. Ok, manca l’incanto del Rifugio degli Angeli: ma vuoi mettere il disincanto di avere acqua corrente, calda per di più, e un letto con lenzuola?
A cena viene servito il tipico menu locale ammazza vegani, in quantità tali da coprire il fabbisogno calorico di una settimana normale. Ma oggi abbiamo bruciato, cazzo se abbiamo bruciato. Terminata la crapula, si è fatta una certa. Il paese non offre molto, quanto a vita notturna. In alta montagna si tende a fruire del buio in termini spenti e orizzontali. A nanna, ragazzi. Domani ci aspetta l’Entrelor, che suona come Everest. Ma sopra di noi, il cielo valdostano trafitto di costellazioni promette un’altra giornata colorata d’azzurro.

(track: This Lullaby, Queens of the Stone Age https://open.spotify.com/track/2txYQHjhRTZx6ur9f15LEa?si=WrbGsiP8StOdSx7nSLftqQ)

“Suppongo che andiamo all’Everest perché – in una parola – non possiamo farne a meno”, diceva George Mallory, pragmatico come tutti gli alpinisti e concreto come un vero figlio d’Albione, “chi rifiuta l’avventura corre il rischio di inaridirsi”.

Il nostro Everest, la nostra avventura, oggi si chiama anticima dell’Entrelor (l’ho già detto, si), una sgambata di 1.700 metri di dislivello. Lasciamo il paese poco dopo le 7. Si sale, sci in spalla, attraverso un ripido bosco di conifere. Portage inevitabile, ma proficuo. Acquistiamo quota rapidamente, scaldiamo i muscoli. Fa un freddo becco. L’inverno incompiuto ha ancora in serbo qualche colpo di coda. Uno di questi ci tende l’agguato all’uscita del bosco, dove la pendenza digrada per raccordarsi con il Vallone di Entrelor, soffia un vento caimano. Ripariamo al vicino Rifugio delle Marmotte. Altro che Benevolo. Qui ci accolgono come vecchi amici e un bicchiere di tè che è un vero salvavita. Ripartiamo con il termometro che segna -10, sempre in compagnia di Eolo. La neve a quota 2200-2300 ha la consistenza del marmo. Laggiù, in fondo al vallone, un’ipotesi di sole illumina la nostra meta. Sembra lontanissima. È bellissima. Andiamo a prenderla.

(Track: Goose Snow Cone, Aimee Mann
https://open.spotify.com/track/76BshcT59ADyckxGhwXhNc?si=M_08BSOtQCWenk5zh30yAA)

Attraversiamo il vallone mantenendo una leggera sinistra orografica, fino a un colletto pianeggiante. Qui scatta la giornata dell’orgoglio femminile: Francesca Restano guadagna la testa del gruppo, diventa capobranco e trova un passo che mette d’accordo tutti, i belli con i brutti. In breve, seguendo una traccia evidente come una pista da bob, risaliamo ripidi pendii, pieghiamo a sinistra in direzione della cresta spartiacque e poi a destra per uscire finalmente in vetta, a quota 3.397.

Il vento si è posato, l’aria è secca, energizzante, allegra. Intorno a noi, un’assemblea di giganti. Gran Paradiso, Ciarforon, Monciair, Tresenta, Bioula, Herbetet, Grivola, Gran Nomenon. Qualcuno si schermisce sdegnoso dietro nubi paffute. Se rinasco, voglio dare il nome a una montagna.

(Track: Serenade in E major, II, Antonin Dvorak
https://open.spotify.com/track/6HGzj1FMXVBAi2AtBCbhCQ?si=_XVQsIqaRiOhTf2vIAN7XQ)


Per buona parte della discesa, il vallone di Entrelor ci regala emozioni sopraffine. C’è gloria e polvere per tutti, o quasi. Gemiti di piacere e barbarici “yawp!” echeggiano tra l’aspre rupi mentre ariamo coscienziosamente il pendio. Troviamo qualche tratto di crosta, ma è poca roba, non c’è rosa senza spina.
In basso, in compenso, la neve ha mantenuto quasi la consistenza marmorea del mattino. Un ultimo sforzo di quadricipiti e siamo in vista del rifugio. Sono le 14, come previsto da Sergio Bandini. Diavolo di un ingegnere.

(Track: Land of 1000 dances, Wilson Pickett

Siamo attesi da una polentata terrificante e facciamo onore al cuoco. Il rifugio Delle Marmotte è gestito da volontari dell’Operazione Mato Grosso. Gli incassi dei pasti e dei pernottamenti coprono le spese e l’utile va nelle casse dell’OMG, per sostenere le attività svolte in Sudamerica a favore dei bisognosi.
Sono ragazzi e ragazze che dedicano al rifugio il tempo libero. Scenderanno stasera, dopo di noi. Hanno turbina idroelettrica e pannello solare per produrre energia, usano detersivi ecologici, piatti e posate sono in materiale compostabile.

Questa canzone è per voi, ragazzi.
(Track: Just your friends, Mink Deville
https://open.spotify.com/track/0zMmvmPBgRSDEKGyyTTeMd?si=PiTYViroT9Si1odsXaIRsA)

Scendiamo a valle, sciando finché lo permette l’innevamento a macchie di leopardo, poi a piedi fuori dal bosco, fino in paese. È andata. Ci aspetta il sublime piacere di sfilare gli scarponi e la delizia di una birra ghiacciata. Brindiamo al Dio Delle Piccole Cose, che ci ha regalato la Giornata Perfetta. 
(Track: Del tempo che passa la felicità, Motta

Si avvicina “l’ora che volge il disio ai navicanti”, ora di riprendere la strada di casa. Salutarsi è un po’ più difficile del solito. O forse sono io a essere diverso, oggi. Non so. Siamo tutti piccoli battelli ebbri, in fondo, non vediamo l’ora di spezzare gli ormeggi e lasciare le rotte abituali, di quando in quando. Tenere vive e ardenti le “inutili” passioni: è l’unica cosa che ci fa vivere. La saggezza ci fa semplicemente durare.

È stato un onore e una gioia “suonare” con voi, oggi. Siete un gruppo fantastico. Grazie a tutti, ma proprio tutti. Anche quelli di cui non ricordo mai il nome. Ma tra buoni compagni di viaggio ci perdoniamo questi dettagli. Ai nomi penseremo la prossima volta.

Un grazie speciale a Francesca e Dario: sono la ragione per cui sto scrivendo queste righe, che vado a terminare, ringraziando infine chi è arrivato fin qui a leggerle. Spero di non aver tediato troppo. Apposta ho aggiunto le musiche. E questo è tutto.

(Track: Can’t find my way home, Blind Faith

“We few, we happy few, we band of brothers”.

Andrea O.

….e le foto della gita? eccole qui di seguito >>>

G7.10

6.a uscita, 30-31/03/19: rif. degli Angeli + Rutor

Sudore, sole, caldo, stelle, freddo, neve, salire, scendere, mangiare, bere, albe, tramonti, sorridere, soffrire, parole, insegnamenti, amicizie, sentirsi vivi. Grazie Rutor! Davide L.

Aumentano difficoltà e soddisfazioni, aumenta il ritmo del respiro e la bucolica bellezza dei panorami. L’unico rimpianto è di non aver avuto occhi sufficientemente grandi per poter catturare tutto ciò in cui ci siamo immersi, e poter rivedere ora, fotogrammo per fotogrammo volti, sorrisi, sensazioni e paesaggi, splendore di ciò che sto imparando con voi. E’ un peccato perché è ciò mi manca in questo momento.
Comunque sono pronto, ho rifatto il pieno, quando torniamo? Mauro P.

Cosa mi è piaciuto: l’ambiente montano severo e attraente; il supporto degli istruttori; la cena di sabato sera seduto al tavolo con persone che non conoscevo prima, parlando delle nostre piccole grandi passioni; la discesa, che per me è la parte più bella della gita(insieme alla merenda)lunga e su bei pendii.

Cosa mi è piaciuto di meno: ho fatto troppa fatica negli ultimi tratti delle due salite; l’ultimo pezzo di discesa a piedi per arrivare in paese.

Giudizio complessivo: sono rimasto molto contento;  Machrider

In merito al rifugio: sono stati davvero carini. È la prima volta che vado in un rifugio gestito da volontari di questo tipo…  Forse c’è un pizzico in più di improvvisazione, ma ampiamente compensato dalla cortesia, senza considerare il fine caritatevole degli introiti.
Ottima scelta! Cavùr

Due giorni che valgono una vacanza, questo quello che pensavo mentre, sci sullo zaino, camminavo giù per il bosco. Fatica e sudore e determinazione nel raggiungere quel passo in più, l’esperienza di tante cose nuove imparate, allegria complicità e armonia, bella gente, tante bellissime immagini da cartolina quello che rimarrà di questi fantastici due giorni.

PS: siete un gruppo davvero fantastico! Grazie davvero di cuore per questo bellissimo percorso fatto assieme, dove ci avete guidato e supportato passo per passo e mi avete permesso di realizzare un sogno!!! Enrico V.

Se qualche pigro allievo dalla scarsa attitudine atletica si fosse chiesto, mentre cuoceva a bassa temperatura risalendo verso l’accogliente rifugio degli Angeli, si fosse chiesto, dicevo, “Ma chi me lo ha fatto fare?”, ebbene, egli avrebbe trovato la risposta il giorno successivo, vedendo emergere dal pannosissimo ghiacciaio del Rutor il massiccio del Bianco e tutta l’allegra combriccola di celebri montagnole della zona, che non staremo qui a citare.

Poi, l’infantile eccitazione derivata dalla plastica discesa nella pannositá poc’anzi citata gli avrebbe fatto persino dimenticare la domanda. E non sarebbero certo stati i doloranti polpacci, nei giorni successivi, a indurlo al pentimento e a smorzare il suo entusiasmo.
Figurarsi che bellezza per noi veri duri.  Riccardo R.

Dal Rutor non si vede il mare.
Se il cielo è terso, e questo fine settimana lo era, dalla cima del Rutor (a 3486 m s.l.m.) la vista è incredibile.
Ma no, non si vede il mare.
Si vede il Monte Bianco, con le sue lingue glaciali infinite e i suoi seracchi, si vedono il Mont Maudit e il Mont Blanc du Tacul, si vedono le Aguille du Diable, le paurose creste dell’innominata e la cresta Kuffner, si vede l’Aguille Noire e l’Aguille Verte, si vedono i satelliti e il magico Grand Capucin, si vedono le Aguille d’Entreves e i Flambeaux, il Dente del Gigante, la cresta di Rochefort e la parete est delle Grand Jorasses. Si vedono vari 4000 della Svizzera dai nomi impronunciabili ma che senza dubbio terminano con -horn, si vede il Gran Combin, il Cervino i Breithorn i Lyskamm e tutte le vette del Monte Rosa, si vede anche la nord del Gran Paradiso.
Certo non si vede il mare.  Ma qualcuno lo voleva vedere? LDN

Che dire…….forse la mia prima vera gita completa di sci alpinismo……splendido! Un non ottimale stato di forma e l’esposizione di alcuni passaggi ai quali non sono troppo abituato hanno fatto sì che abbia avuto bisogno di un aiuto ed ecco prontissimi gli istruttori e i compagni, chi con una parola in più chi con una bomba energetica e chi, come il diretur, con un pusun…….grazie a tutti per l’ottima compagnia e la bellissima esperienza! Fabrizio Z.

Siamo una squadra fortissima.
Aggrediamo le montagne come le stufe in muratura, ci arrostiamo al sole e dormiamo al freddo ma, soprattutto, passiamo dalle barrette energetiche alle acciughe di Mauro senza la minima vergogna!!!
Marco C.

Punto di vista della retroguardia. In fondo al gruppo. Ben distanziati. Che vocazione! Ci siamo nati. Non è per caso, né costrizione, che manteniamo la posizione. Non esploriamo. Niente ambizione. Tanto ci basta, che al nostro passaggio tranquillizzato si ritrovi il paesaggio.
Siamo partiti piuttosto male. Per distrazione. Troppo veloci. In mezzo al gruppo è innaturale. Non ci troviamo. Tornare in fondo l’aspirazione. E’ senza sforzo che ci riusciamo.
Secondo giorno. Rivoluzione. Colpo di mano in diagonale. Quale riscatto di condizione. Ci ritroviamo davanti a un passo. Quegli altri allocchi tanto più in basso.
Questa è avanguardia, e non adeguati, dobbiamo ammettere che siamo bloccati. L’iniziativa fa presto a mancare, e ci dobbiamo consegnare. Dal direttore invochiamo clemenza. Sia moderata la penitenza! Tutt’altra storia. Disciplina mai vista. Siamo costretti a far d’apripista. R.G.

Ciao  Dario, ma che spettacolo, mi scopro incredulo nel riguardare le foto che ho fatto sabato e domenica, che posti, che esperienza, mi spiace non averti/avervi conosciuto una decina di anni fa….  Ho perso un sacco di tempo. Visto che è inutile piangere sul latte ecc, tornando al presente, ho scoperto una dimensione magica. Sono senza parole….
Vi ringrazio davvero, siete una grande squadra! M.P.

Questa gita è stata il massimo: percorso emozionante, valli immacolate, salite impervie, attraversamento ghiacciai, passaggi tecnici e vedute meravigliose.  Una sensazione di leggerezza e di libertà mai provata prima.
Grazie a tutti gli istruttori per averci portato – in massima sicurezza – così in alto! F.B.

Grazie ancora per la meravigliosa uscita di due giorni! Andrea B.

….ed ora vai allo slide show del magnifico week end…

G6.005

4.a uscita, 10/3/2019: Chamois-Cheneil

Quarta Uscita…..Pensieri della giornata (in ordine cronologico)

04.45!!  ammappatelo che botta… speriamo valga la pena di ‘sta levataccia.

Che bus figo! Che sedili morbidi! Lo schienale va giù in maniera sontuosa… facciamoci un bel sonno… Ah, ci siam fermati? ‘ndo stiamo? Aò, che è sto caldo!? Ci han portato a Rapallo?

Ma c’è la cabinovia… ahhh, hai capito la furbata!! … mò ci porta sulle vette innevate!! … come la cabinovia arriva solo fino a  Chamois?… Bello il paesino… certo, c’è più neve a Rapallo…

Ecco, ora il Diretùr chiama a raccolta lo stato maggiore… adesso scodellano la soluzione… però, le facce son quelle di Napoleone e dei suoi generali prima della battaglia di Waterloo..

Ci sarebbero gli impianti… la seggiovia… no, eh…

Ah, così siamo messi? si sale sulla pista… di neve sparata… una striscia bianca tra i gladioli…. ma cosa sperare di meglio!… che palle…

Ma quelli in seggiovia che mi guardano, pensano quello che penso io al loro posto quando vedo uno che sale a bordo pista?

La Loby lo sapeva, ecco perché non è venuta…

“Bestemmiavano Dio e lor parenti, l’umana spezie e ‘l loco e ‘l tempo e ‘l seme di lor semenza e di lor nascimenti.”

… son due ore che scarpiniamo, e siamo arrivati dove gli sciatori scendono dagli impianti… che figata…

“Papà, ma quei signori perché non sono saliti con la seggiovia?” “Paolino, non è bello indicare le persone”.

Se il Toro deve perdere, Signore, non oggi 

“Papà, ma lo fanno perché sono poveri?” “Sì hanno speso tutto da Jolly Sport e non hanno più soldi”.

Ah, ma in punta c’è una chiesa… ecco, tutto si spiega! E’ un cammino di penitenza!

“Penitenziagite!”

[il Diretùr “Adesso scendiamo, ripelliamo e risaliamo”]  Nota a margine: la variante eretica dello “Sci alpinismo mite”, noto come lo “Sci alpinismo con cilicio”, ha tre regole deontologiche : “Salire a bordo pista – ripellare – fare una ricerca Arva”. Oggi vedrai che facciamo terno.

Ma guarda, bella la neve!! Si fanno anche le curvette!! Bella però ‘sta discesa!! Oh, ma di quanto scendiamo? che poi si deve risalire!

Dai, si risale anche bene. ‘Nzomma, l’abbiamo aggiustata, và!

Riecco la chiesetta. Ora si scende, yuuuuhh!!!  Figata ‘sta discesa!!! Ma come scio bene su pista!!

Ricerca Arva? Insomma! la neve non c’è… o scaviamo tra le primule, o non possiamo nasconderlo!

Strepitose ‘ste acciughe! E la crostata al cacao, farcita con caramello salato e ganache al cioccolato, tanta roba!  Tre ore per farla, un minuto per vederla sparire…

Giusto, qualche dato sulla gita: “Salita da Chamois alla Cappella della Madonna di Clavalitè, 730m. Ridiscesi fino al bosco sopra Cheneil per 350m e risaliti”. A voi il totale.

…ed ora la filastrocca di Elena:

Chamois, ma la neve ndò sta?

Il ritrovo è alle sei,

Ma nessuno è ancora sveglio direi..

Direzione valle d’Aosta,

Ma con una breve sosta

Infatti la meta ancora non si sa

Il diretur ce la dirà solo a metà.

Ed eccoci a Chamois

Dove risaliamo le piste

Circondati da un paesaggio triste.

Sono spogli i fianchi

“Cara neve, ci manchi! “

Le prime ed ultime guce della giornata

Le abbiamo fatte in una zona molto pelata.

Arrivati alla chiesetta

Si spella per la prima discesetta,

Ma non illudetevi che sia finita..

Presto ricomincia la salita!

Ripelliamo ancora una volta,

Ci giurano che è l’ultima stavolta.

Riscendiamo le piste da sci

Disordinati, un po’ di qui, un po’ di lì.

Prova con l’artva? Fioccano i disertori

Tra gli istruttori ci sono istigatori

Che spingon l’allievo alla rivolta

“manca la materia prima questa volta! “

Ma tutto ciò non è sufficiente

Perché l’allievo diligente

E l’istruttore intraprendente

Danno il via alla simulazione

Fatta sulla terra per disperazione.

C’è chi avvia un boicottaggio

Andando al bar come all’arrembaggio

Finché i primi non prendon coraggio

E allora tutti giù alla funivia

che come sardine ci porta via,

Perché nulla ci mette in fuga

Come quando a valle c’è l’acciuga.

Infatti tra la folla vien fuori una confessione

Al mondo ci son due tipi di persone:

“Chi marca a uomo e chi marca a tavolino”

Se sei tra i secondi sei sicuro un UGETtino!

Con quest’ultima filastrocca

Il mio grazie per voi trabocca

Grazie per la compagnia, le risate,

Le laute scorpacciate e le mille cose imparate.

Buon proseguimento di gite

E che siano di neve ben fornite!
Elena Bignoli

>>>>>> ora lo slide show: clicca sulla foto qui sotto

G4.50

3.a uscita, 24/02/2019: Rochers Charniers

Credo che la maestria dimostrata dalla natura nel saper accostare l’azzurro del cielo al verde delle foglie proprio come al candore della neve sia uno degli spettacoli attraverso cui meglio riesca a dimostrare l’esperienza consumata del vero protagonista della scena di fronte a noi spettatori di tanta meraviglia.

Eh già, spettacolo grandioso, ancor di più quando gli scorci più suggestivi si colgono a forza di braccia e bucce di foca, ed è di questo che parleremo, partiamo dal principio.

Siamo alla gita numero tre e contravvenendo alla più classica delle previsioni piemontese/catastrofistiche, dopo le prime due edizioni caratterizzate da condizioni meteo non propriamente confortevoli, abbiamo finalmente ribaltato la pervicace tendenza.  Non parleremo in questa sede del germogliare di certi (tutto sommato legittimi) sospetti, che vorrebbero ascrivere a un particolare soggetto assente domenica, la responsabilità del far convergere sulla verticale del nostro manipolo di eroi fantozziane perturbazioni, ci limiteremo per le prossime uscite, nel confrontare il parametro presenze/assenze del soggetto in questione con le condizioni meteo che via via si incontreranno, dopo di che il direttivo ne discuterà l’eventuale interdizione.

Torniamo a noi, nel caso dovesse essere necessario ribadire, la gita è avvenuta qui:

Rochers Charniers da Montgenèvre.  Difficoltà: BS [scala difficoltà: sta per Buoni Sciatori] , esposizione prevalente  in discesa: Sud-Ovest, quota partenza: 1860m, quota vetta: 3067m, dislivello totale : 1207m

Ritrovo magnanimamente procrastinato alle ore 6.30, si tratta pur sempre di orari da caserma, ma la mezzoretta in più fa…. Finalmente svelato un aspetto misterioso della vita degli istruttori, di questi semidei avvolti da una spessa coltre di mistero. Eh sì, da tempo ci si chiedeva: ma questi Elohim cosa dovranno fare durante il viaggio, cosa si diranno di così riservato da non ammettere figure a loro subordinate sul LORO mezzo, Ecco, domenica, facendo il mischione con un solo autobus abbiamo finalmente visto…. non fanno niente, dormono placidamente, e forse è per questo che preferiscono appartarsi, d’altra parte è risaputo, l’istruttore è come il gatto (non delle nevi) va e viene, sparisce per poi ricomparire all’improvviso al tuo fianco, l’istruttore non lo scegli, è lui a sceglierti. E più di tutto l’istruttore necessita delle sue 16 ore di sonno quotidiane.

Sbarco avvenuto a Montgenèvre con sorprendente facilità senza che le autorità del luogo ostacolassero le operazioni (si sa, proveniamo pur sempre da un paese meridionale) indossate le nostre armature via tutti a marciare. Due cosette che val la pena di menzionare, la prima: potrà apparire banale ma ragazzi, panorami suggestivi, impregnati di una luce tersa, abbagliante e meravigliosa. Inizio facile di riscaldamento con difficoltà crescente ma sempre ampiamente gestibile, coadiuvata dall’impeccabile e continua collaborazione da parte dei nostri angeli custodi. Caldo, molto caldo, troppo per essere a febbraio, devo dire non sgradevole, ma lo sci alpinista è preparato ad affrontare il freddo, il caldo è più una cosa da bagnino… Tuttavia ci si adatta, e poi la salita, rispondendo al celebre adagio che recita “Nulla dura in eterno” anch’essa finisce. Finisce sulla punta. Che spettacolo, guarda, laggiù in ci sono il Viso con il Dado di Vallanta che ci spiano, e poi tutt’intorno montagne a perdita d’occhio, che meraviglia, sono attimi di immensa emozione. La seconda: discesa, a tratti molto bella, c’è chi l’affronta con assoluta disinvoltura (non io) chi con discreta disinvoltura (non io) chi con qualche difficoltà (non ancora io).  E poi finalmente io ….  Comunque anche questa volta giungo vivo all’autobus per preparare ciò che alla fine mi viene meglio, la mia piccola parte di rinfresco post-operativo. Bellissimo. Che figo, la magia della merenda improvvisata da celebrarsi con le persone con cui si è condiviso un simile torrente di belle emozioni è qualcosa di impagabile. Che dire, grazie a tutti. Grandissima squadra.

Ringraziamenti e precisazioni: ringraziamento al proprietario del tavolo da campeggio, senza il quale nulla sarebbe così come è. Lo proporrei per una carica all’interno del direttivo. Ringraziamento a tutte le anime gentili che mi hanno soccorso in stato di disidratazione durante la gita, ciò mi ha permesso di rimanere in vita … tant’è che all’autobus per ripristinare il corretto livello di liquidi ho bevuto credo una bottiglia di barbera … e comunque, quando uno ha sete, vi assicuro che la barbera funziona benissimo. Prometto che alla prossima porterò anche 6 bottiglie d’acqua.

Adesso la smetto. Vi abbraccio e state avanti con il peso. Alla prossima. Viva la foca!

 Spiritosi, quella delle pelli……

Mauro P., quello delle acciughe….

…ed ora la poesia di Elena:

Tacuma a rampié per la punta di Rochers Charniers

Ogni volta un quarto d’ora più tardi, 
Ma non basta a cambiare gli sguardi.. 
Così assonnati alle sei e trenta, 
È l’orario che tutto rallenta. 
Col bus andiamo in direzione val di Susa 
Mentre regna una sonnolenza diffusa. 
Come sempre il diretur di primo mattino 
Puntuale ci risveglia dal sonnellino 
Che precede un po’ di sano sci alpino. 
Inforcati gli sci, recuperati gli accessori 
E’ fatto il cancelletto dagl’istruttori, 
Si parte alla volta del Rochers Charniers
E così uno, due, tre, tacuma a rampié. 
Dopo la seconda gita sfortunata 
Ne becchiamo finalmente una terza soleggiata
Hallelujah! Si vede qualcosa 
In questa giornata meravigliosa, 
Qualcosa di diverso dal bianco annebbiato:
Un spettacolo davvero incantato, 
Infatti dopo mille zig zag in salita, 
Qualche guancia un po’ arrostita, 
Un bel po’ di fatica avvertita
Ed una sudata inaudita, 
Finalmente in vetta 
Ci attende una vista perfetta! 
Dopo un meritato riposo 
E un po’ di foto con un panorama strepitoso 
Iniziamo 1200 metri di discesa 
Attraverso questa valle estesa. 
Tra versanti pieni di sastrugi 
E pendii con parecchi pertugi 
C’è chi pala, chi ARTVA e chi sonda, 
Ma poi al via si scatena la baraonda. 
Tutti giù per mangiare i soci:
Pare in atto l’assalto dei Proci 
Che divorano tutto come barbari feroci
O anzi sembran delle cavallette 
Che fan sparire tutto con le loro zampette 
Ma poco importa, il risultato è lo stesso:
Il deserto dei tartari è ciò che resta adesso. 
Tra un bicchiere di vino e qualcosa tra i denti 
Ci si domanda: chi tra gli assenti 
È il colpevole degli sfortunati eventi 
Delle due uscite precedenti? 

Ed ora le FOTO! Bella giornata = tantissime foto. Allora, vai allo Slide show:

G3-10

Prova in pista, 20/01/2019

Domenica 20 gennaio si effettuerà l’uscita in pista per la consueta “prova” dei nuovi iscritti al corso di scialpinismo, una verifica delle capacità tecniche di conduzione degli sci sulle nevi del Sestriere.

Il ritrovo è a Torino, Corso Agnelli 200, di fronte alla palazzina della Fiat, alle ore 7:15. Viaggio in pullman.

Per chi fosse già al Sestriere, il ritrovo è a Borgata, di fronte alla scuola di sci Borgata, intorno alle 9.

PROGRAMMA 2018 (DICEMBRE) e 2019

Qui di seguito il programma per dicembre 2018 e anno 2019:

1° Dicembre 2018, apertura delle iscrizioni on line sul sito della SSA

5 Dicembre 2018, mercoledì: PRESENTAZIONE della Scuola e dei CORSI 2019.  In Sede, Parco della Tesoriera, ore 21

9 Gennaio 2019, mercoledì: Perfezionamento Iscrizioni. In Sede, dalle ore 21

Calendario serate didattiche e uscite pratiche
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16 Gennaio 2019 – L’attrezzatura invernale per lo sci alpinismo e consigli per la manutenzione degli attrezzi, in Sede, ore 21.15

20 Gennaio 2019 – Prova in pista con gli sci

23 Gennaio 2019 – Autosoccorso in valanga, in Sede, ore 21.15

27 Gennaio 2019 – 1.a uscita

06 Febbraio 2019 – Neve e valanghe, in Sede, ore 21.15

10 Febbraio 2019 – 2.a uscita

20 Febbraio 2019 – Cartografia, orientamento e GPS, in Sede, ore 21.15

24 Febbraio 2019 – 3.a uscita

06 Marzo 2019 – Tecnica di discesa fuoripista, in Sede, ore 21.15

10 Marzo 2019 – 4.a uscita

13 Marzo 2019 – La parola al medico: patologie, primo soccorso e alimentazione, in Sede, ore 21.15

16-17 Marzo 2019 – 5.a uscita, di 2 giorni, con pernottamento in rifugio

27 Marzo 2019 – Elementi di meteorologia, in Sede, ore 21.15

30-31 Marzo 2019 – 6.a uscita, di 2 giorni, con pernottamento in rifugio

10 Aprile 2019 – Scelta e condotta della gita, in Sede, ore 21

13-14 Aprile 2019 – 7.a uscita, di 2 giorni, con pernottamento in rifugio

02 Maggio 2019 – Nodi e manovre di corda, in Sede, ore 21.15

05 Maggio 2019 – 8.a uscita

12 Maggio 2019 – eventuale gita di recupero

le “girls” 2018

Siamo quasi al termine dell’estate, a 4 mesi dalla fine del corso, e, nell’attesa di rispolverare gli sci nella bianca farina (ancora due mesi?!), come da tradizione dobbiamo assolutamente ricordare le “girls” dell’ultimo corso, ben 20 iscritte su un totale di 52 allievi.

Ecco il link allo slide show delle “girls” del 53° corso della SSA:   vai allo Slideshow

Corso 2018: le allieve raccontano

Introduce Federica:

Tutti gli anni a gennaio alla presentazione del corso di scialpinismo rimango piacevolmente colpita dall’ incremento delle allieve iscritte al nostro corso. Ma a pensarci bene non c’è molto da stupirsi: questo sport è fatto di fatica, determinazione e passione sostantivi che noi donne sappiamo far nostri! La soddisfazione degli istruttori di vederle abbandonare le loro incertezze ed illuminarsi in volto ad ogni meta raggiunta non ha davvero prezzo. E allora perché non lasciare loro lo spazio di queste pagine per raccontarci come hanno vissuto quest’anno di scialpinismo?

Scrive Patrizia:

L’idea di iscrivermi ad un corso di sci d’alpinismo girava in testa già da un paio di anni. Mi era nata mentre ascoltavo i racconti di amici Valdostani di gite in valli bianche dove gli unici rumori erano quelli del vento e delle pelli che scivolano sulla neve.

Ogni anno una scusa diversa per rimandare. Poi ti svegli una mattina e decidi che quei racconti vuoi viverli di persona e prendi il coraggio di iscriverti.

Le tue amiche ti prendono per pazza, ti incoraggiano con frasi del tipo, ma alla tua età non sarebbe meglio iscriversi ad un corso di cucina oppure imparare a fare la maglia? Non ci riuscirai mai … Stiamo parlando di classe 1965.

La montagna ti piace, ci vai d’estate. Perché non andarci anche d’inverno, con la seggiovia sono capaci tutti ad arrivarci, tu vuoi faticare ad arrivare lassù, sai che verrai ripagata dallo spettacolo della natura.

Ti iscrivi da sola, vai alla presentazione del corso, ti sembra di essere un’aliena in un mondo di personaggi mito che compiono delle imprese da capogiro……

….vuoi continuare la lettura di quanto ha scritto Patrizia? Vai a:

http://www.caiuget.it/notizie/scialpinismo-al-femminile/

Scrive Silvia:

“Quando ho iniziato il corso di scialpinismo dell’Uget sono rimasta impressionata dal numero di ragazze, giovanissime e meno giovani, che come me avevano scelto di mettersi in gioco calzando scarponi e pelli e cimentandosi in una attività così faticosa e severa. Consultando il sito della scuola avevo sorriso nel vedere, tra le foto, una gallery dedicata alle ragazze del corso: pensavo fossero state menzionate in quella specifica sezione del portale, come si fa con le rarità che arrecano lustro e incuriosiscono.

Oggi, dopo aver frequentato parte del corso e aver conosciuto molte compagne di gita, posso affermare che non c’è nulla di strano.

La montagna affrontata con sci e pelli è sempre sostantivo femminile, così come lo sono la tenacia, la pazienza, l’abnegazione e la volontà di oltrepassare i propri limiti…..

….vuoi continuare la lettura di quanto ha scritto Silvia? Vai a:

http://www.caiuget.it/notizie/scialpinismo-al-femminile/

Scrive Irene:

“Finalmente mi sono decisa e mi sono iscritta! Quale occasione migliore per iniziare a praticare lo scialpinismo se non frequentando un corso Cai? Quantomeno, pensavo al momento dell’iscrizione, avrò più occasioni per andare in montagna, potrò tenermi in forma facendo sport all’aperto, respirando aria pulita. Sarò motivata a frequentare le lezioni, anche quelle teoriche, e finalmente potrò anche io elevarmi a scialpinista, snobbando gli impianti di risalita e quelle stupide e inutili ovovie riscaldate che vanno tanto di moda……

….vuoi continuare la lettura di quanto ha scritto Irene? Vai a:

http://www.caiuget.it/notizie/scialpinismo-al-femminile/

Scrive Chiara:

Non è stato difficile riconoscere che essere figlia e nipote di scialpinisti ed aver partecipato in passato a qualche sporadica gita non faceva di me una scialpinista.

Questo accenno di presunzione è svanito come neve al sole non appena, con il corso di scialpinismo del CAI UGET, ho rimesso scarponi ai piedi, sci e attacchi in modalità salita…..

….vuoi continuare la lettura di quanto ha scritto Chiara? Vai a:

http://www.caiuget.it/notizie/scialpinismo-al-femminile/

Scrive Gaia:

“Una premessa è necessaria: adoro stare all’aria aperta in montagna. Il mio è un bisogno fisico: avere la possibilità di respirare aria pura e di perdermi nei ampi panorami facendo scorrere lo sguardo tra cime e valli mi riempie di energia. D’estate o d’inverno, appesa a una corda o a passeggio sui sentieri mi piace percorrere i versanti in lungo e in largo. Lo scialpinismo lo scoprii ormai una decina di anni fa e fu un amore a prima vista. Con totale incoscienza, mi aggregai a un gruppo di amici che organizzavano la traversata Valle Stretta Modane in primaverile. Che fatica…una delle più grosse mai fatte in vita mia, ma una gita stupenda che mi conquistò!….

….vuoi continuare la lettura di quanto ha scritto Gaya? Vai a:

http://www.caiuget.it/notizie/scialpinismo-al-femminile/

USCITA 8 DEL 6/05/18 – Cavùr ricorda…

Tra le tante gioie che la montagna mi concede, ce n’è una che non ho ancora compreso se è un dono speciale che riserva a me, o se lo elargisce a tutti i suoi estimatori: quando raggiungo una vetta che ho già salito, si apre una sorta di varco temporale; rivivo in istanti vividi la gita precedente, rivedo il me più giovane, ricordo la fase di vita che stavo attraversando, le circostanze ed i compagni di allora. E questo effetto rievocativo mi è ispirato non solo dalla cima su cui mi trovo, ma anche dalle vette circostanti: ad esempio, sullo spartiacque Val di Susa – Val Chisone, specie nel Parco Orsiera Rocciavrè che ho percorso in lungo ed in largo, il panorama delle vette diventa una sorta di film dell’esistenza: quando sono stato sul Pintas avevo appena dato la maturità, sul Villano sono salito con Tizio dopo un esame all’università, sulla Cristalliera ci sono stato appena assunto, ecc.

Orbene, su Piramide Vincent sono salito il 29 e 30 maggio 1993; su Punta Gniffetti 26 e 27 maggio 1990. Quindi, quando domenica sono giunto in vetta, il mio sguardo spaziava tra le splendide cime del Rosa, ma anche tra i ricordi.

Quasi trent’anni…. Molti dei miei compagni che oggi sono con me non erano ancora nati, o facevano i primi passi, inseguiti dalla mamma con l’omogeneizzato. Altri, invece, c’erano già allora.
C’era Vitto, l’amico della montagna, amico di una vita, sia nella salita alla Vincent che in quella a Punta Gniffetti. Una foto appesa in casa mia ci ritrae abbracciati sulla balconata di Capanna Margherita: l’Enrico di allora ha una faccia stravolta, ma è entusiasta (nel senso etimologico, en theos, “con Dio dentro di sé”).

Vitto c’era anche sulla Vincent: eravamo io, lui, ed una sua fidanzata di allora, una graziosa biondina; lui ci aveva lasciato indietro, e lo ricordo lontano, già vicino alla punta, mentre io ero a metà dell’ultimo pendio, accanto alla biondina .. che vomitava (la storia finì poco dopo.. non so se la condotta di gita tenuta dallo sciagurato nell’occasione abbia contribuito alla saggia decisione della fanciulla).

C’era Dario, agli esordi della carriera da leader maximo, che nel comunicare i gruppi della salita alla Gniffetti mi disse: “Ti ho messo con quelli che non arriveranno in cima”. Ci azzeccò, nel senso che tutti quelli del mio gruppo diedero forfait, eccetto il sottoscritto, che dopo la sua frase era determinato ad arrivare in vetta a costo di trascinarsi sulle gengive.. Peraltro, non posso biasimarlo: era il periodo in cui praticavo lo sci alpinismo con discontinuità (non come ora, in due anni 16 gite su 16); ero giovane, distratto da mille passioni, convinto che l’allenamento fosse un optional sostituibile con ferrea volontà alfieriana (un anno, come mia prima gita, mi presentai all’uscita della Scuola al Gran Paradiso …).

Tra i compagni della salita alla Gniffetti del 1990 non posso non ricordare Aldo Frola, mitico istruttore della mia giovinezza, che  vedendomi spalmato a terra nei pressi del Col del Lys (mi sentivo come un alpino in ritirata dal Don…),  mi incoraggiò, non amorevolmente come ora fanno gli istruttori, ma con lo stile del tempo: un laconico e perentorio “Così su non ci arrivi, non fermati più e tieniti attaccato alle code dei miei sci”.

In questa salita del 2018, c’erano invece molti amici assenti tre decenni fa. Innanzitutto,  i miei compagni di cordata, Enrico, in versione Gandalf il grigio, e Thea. C’era Loby,  che ha vomitato il piloro, in cima ha rifiutato la mia crema di peperoni, ma in cima stoicamente ci è arrivata. C’era Laura, che ha fatto una grande relazione, ma una strepitosa salita; l’ho battezzata la “vestale dello sci alpinismo mite”, ma mi sto ricredendo… ripellare è una pratica inconciliabile con la nostra dottrina. C’era la Resty, che affronta i pendii con piglio di virgo bellatrix, vergine guerriera, novella Camilla di virgiliana memoria, ma sfoggia all’occorrenza un cuore di mamma, pronta a soccorrere un’allieva accasciatasi al suolo, accasciandosi accanto a lei. C’era Luca, che continua brillantemente la tradizione della tribù dei Berta, le guide navajos del CAI UGET. C’era Sara Dughi, che praticamente ho visto in fasce ed ora sprinta sui pendii (se la carica di Diretùr fosse ereditaria, saremmo già a posto per il prossimo mezzo secolo…). C’era quel persistente odore di fiori di arancio che ci ha accompagnato per tutta la stagione… C’era – ma non solo domenica, anche trent’anni fa –  il mio fedele imbrago, complicato, obsoleto, ma a cui sono tremendamente affezionato.. Lo so, lo sci alpinista moderno ormai segue la settimana della moda a Milano per individuare il colore per l’attrezzatura, ma io sono “antico”, come dicono i miei figli…

C’erano in tanti in questa salita, in una giornata benedetta dal meteo oltre ogni aspettativa, che ha chiuso in maniera splendida l’ennesima splendida stagione. Non li posso ricordare tutti qui, ora, ma sicuramente li ricorderò quando farò di nuovo la Gniffetti o la Vincent… tra trent’anni!!

Cavùr