Russia – Elbrus 5642 m

Testo e foto di Mimmo Zuccarello

Nel mese di agosto dell’ anno 2018, insieme a otto compagni d’avventura,  partiamo per la spedizione alpinistica con l’obbiettivo della salita alla montagna più alta d’Europa: Elbrus.

Questo enorme massiccio montuoso di origine vulcanica ancora attivo, è situato nella catena montuosa del Caucaso, la quale fisicamente in termini geografici divide l’ Europa dall’ Asia, e la vetta dell’ Elbrus viene considerata area europea. La sua ubicazione è  nello stato della Russia, sotto la Repubblica Cabardino-Balcaria.

 La sua forma di cono vulcanico, la cui sommità  è  costituita da due corni, orientale e occidentale, il quale rappresenta il punto più alto con i suoi 5642 metri e supera di pochi metri la punta orientale.

Elbrus

Da Milano, conosco i compagni escursionisti con i quali iniziamo il viaggio ed insieme, nella stessa giornata, in aereo raggiungiamo la cittadina termale di Piatigorks.

In Russia, ad attenderci all’arrivo troviamo il responsabile della organizzazione di trekking e scalate che opera in loco. La serata climaticamente è poco incoraggiante, con freddo e pioggia e con le previsioni dei prossimi giorni che non sono incoraggianti. Nonostante la situazione climatica,  il morale è buono, sappiamo che ci aspettano una decina di giorni;  da qui, pianifichiamo il nostro piano di salita dedicando inizialmente escursioni giornaliere in quota con dislivelli intorno ai mille metri per poi seguire dal campo base alla quota di 4000 metri una salita in una sola giornata alla agognata vetta. Ovviamente, in accordo unanime, compiremo la salita nello stile alpino senza l’appoggio di mezzi meccanici.

Finalmente, di buon mattino si parte. Con il nostro bus privato,  in tre ore circa raggiungiamo Azau, centro situato nella valle del Balkan in territorio della Repubblica Cabardino Balcaria. L’area montana dai 2200 metri è adagiata in una conca ricca di pini e racchiusa lateralmente dai ripidi pendii di prateria, coronata da vette scintillante di severi ghiacciai che si stagliano a altezze di oltre 4000 metri.

Salendo…

Nel pomeriggio, conosciamo la guida di montagna e dal paesino di Terksol, vicino alla moschea, iniziamo la salita al monte omonimo ove a quota tremila metri è posizionato l’osservatorio. Compiamo il trek sotto un diluvio implacabile che fortunatamente non intacca il nostro entusiasmo; con passo cadenzato su sentiero in parte scivoloso ci addentriamo nel bosco e dopo un’ora sbuchiamo su una facile mulattiera che ci conduce alla meta di giornata. Smette di piovere, discesa piacevole lungo il ruscello ed in tre ore concludiamo l’escursione al punto della partenza iniziale.

Nei giorni successivi, la situazione meteorologica  va a migliorare, proseguiamo le giornate con le camminate, cogliamo momenti piacevoli di incontri con le persone del luogo e soprattutto gli aspetti  curiosi di natura etnografica rappresentati dai costumi diversi della popolazione montana che si identifica in due religioni diverse: cattolica e musulmana. La passione comune della montagna,  condivisa con gli amici provenienti da diverse città’ italiane a ridosso delle Alpi e degli  Appennini, cementifica l’amicizia e la simpatia che permettono di entrare in sintonia superando le differenze caratteriali e momenti di scambi di opinioni diverse, superandoli al meglio con occasioni di confronto in modo costruttivo.

Si entra nella parte più impegnativa della spedizione. Saliti a Garabaschi con la funivia a quota 3850 metri, ci sistemiamo nelle particolari strutture d’accoglienza che sono dei container i quali sono destinati a vari usi, oltre a pernottare si utilizzano per le cucine e parti come locali refettorio. L’ambiente è di alta montagna, il terreno ghiacciato, ci muoviamo con equipaggiamento composto di ramponi , piccozza e abbigliamento pesante per fare le uscite esplorative. La fatica si fa sentire con la salita prossima ai 4700 metri con l’aria rarefatta, il freddo e soprattutto il vento che in alcuni momenti è al limite della sopportazione.

Siamo pronti, ci aspetta la salita di giornata al corno occidentale della montagna vulcano,  affiancata dalla punta orientale leggermente più bassa di 21 metri ( 5621 m.). E’ notte fonda, partiamo con la guida coadiuvata da un altro suo collega ed in fila procediamo sul ripido pendio.

Momenti di eccitazione vedere l’alba ad oltre 5000 metri. Avanziamo, siamo alla sella che fa da colletto alle due cime dell’ Elbrus, ed ognuno di noi con la propria andatura, si raggiunge il  forte piano inclinato ( 30% ) che porta alla vetta. La via è attrezzata, ma la voglia di conquistare la cima, ci porta in vari punti a staccare il moschettone dalla corda fissa. Gioia immensa, vivere il momento di aver raggiunto la cima, fantastico il panorama sotto di noi, molte sfavillanti vette a 1000 metri sotto e un orizzonte a 360°.

Infine, resta un bel ricordo della vacanza con la soddisfazione alpinistica, l’aver visitato e visto zone di montagne con aspetti diversi e interessanti.

Un pensiero all’amico Michele compagno di questa impresa che nei miei pensieri ci accompagna sempre. Grazie ai miei compagni: tutti insieme abbiamo trascorso in stretta amicizia l’amore della montagna.