Riflessioni: Sul colle di Tenda

Circa a metà dell’immenso spartiacque alpino, nel luogo del nostro veloce pasto sul prato, una coppia di francesi è in difficoltà nel consultare la cartina al venticinquemila.Si capisce dal loro dialogo che qualcosa non torna: non riescono a far coincidere il posto in cui stanno con l’altitudine indicata sul foglio. Marito e moglie quasi ci litigano. Gli si spiega allora – avvicinandoli con garbo, e con un filo di tristezza – che il cippo bianco ai loro piedi non indica la quota, bensì una data: l’anno 1947 del trattato sui nuovi confini tra Italia e Francia. E, per non apparire saccenti, si abbina all’informazione la confidenza che l’anno lo si ricorda perché coincide con quello di nascita dell’informatore. Dopo il 1947 i Forti sullo spartiacque spazzato dal vento, frontiera soprattutto tra le montagne di terra e le montagne di mare, hanno dunque cambiato il nome: da Pepino a Pépin, da Centrale a Central, e cos̀i via. Quei Forti per fortuna non hanno sparato un colpo in vita loro, se non per esercitarsi al gioco della guerra. Oggi i confini sono fluidi e si spera, malgrado tutto, che la fluidità aumenti. Un cartello, più oltre, usa addirittura una lingua terza, il tedesco, per indicare la Strada di Cresta del Confine. Il turismo è sempre sovra nazionale. Anche se l’indicazione scritta in compatta sequenza germanica, senza traduzione in altra lingua, quassù – istintivamente – un po’ preoccupa…

Colle di Tenda Domenica 2 settembre 2018 – Testo e foto di Eugenio Masuelli