“Dalle parti dello Chambeyron” con la Commissione Gite – Ubaye

C’era una volta un paese lontano… così iniziavano le più belle fiabe della nostra infanzia. Io ve ne voglio raccontare una, di una valle incontaminata tanto bella quanto selvaggia di nome Ubaye. Un territorio poco conosciuto di una bellezza incredibile, dove le rocce e i laghetti si alternano senza sosta. Pietraie e sentieri, guglie di roccia che sembrano rubate a cattedrali, da cui spuntano cespugli fioriti dalle sfumature sgargianti, ma fa capolino anche un solo bocciolo, a ricordarci che in quel luogo esiste la vita. Pascolano pigre le pecore governate da cani maremmani, che svolgono un lavoro egregio e sono tanto amorevoli con il gregge quanto burberi con noi umani. Per non parlare del cielo, di un blu così intenso che sembra uno scorcio di mare. Questo è Ubaye, una valle lontana che riporta alle fiabe. E lì abbiamo trascorso tre giorni fantastici proposti da due guide tostissime: Francesco e Stefano.

Come sempre nei miei trek ho trovato persone meravigliose, quelle che ti piacciono “a pelle”, ma per qualcuna di loro ho provato una simpatia particolare perché ho condiviso una dura salita, uno scatto fotografico, un posto vicino a tavola. Questa volta però voglio fare qualche nome, perché anche Voi che non avete partecipato possiate riconoscere quanto sono speciali certi iscritti al CAI UGET. Inizio da Walter, il primo uomo alpinista che non russa per tutta la notte, pregio senza prezzo per chi dorme nei rifugi e il giorno dopo deve affrontare salite e discese. Clara, la moglie di Walter, che mi ha fatto sognare con le sue ricette da acquolina in bocca. Olga l’acrobata, che senza bastoncini si inerpicava su sentieri da brivido. Marco, grande conoscitore di storia contemporanea. Annalisa, la proprietaria di un Jack Russell che mi ha raccontato le prodezze del suo mitico cane e mi ha fatto venir voglia di adottare un pelosetto. Lucianina la scheggia, che ha cinguettato per tre giorni anche nelle salite più impervie dove gli altri sputavano sangue e sudore. Cristina la bionda, che pareva uscita dalle pagine patinante di VOGUE dedicate allo sport. Margherita, dal bell’accento straniero, affidabile e dolce. Stefano, silenzioso e amante dei grandi spazi. Valeria, dal tono severo ma tenera e pronta ad aiutarti nei momenti di difficoltà. Emilio e Gabriella, entrambi con un tatuaggio da paura, di una dolcezza incredibile, capaci di tirarti su offrendoti un semplice biscotto Ringo, prima di vederti stramazzare sulla pietraia. Confesso di aver amato e odiato, nello stesso giorno, il nostro capo gita Francesco che ci ha condotto dalle bellezze dei laghetti glaciali alla salita dell’Infernetto. E poi grazie a tutti Voi a cui ho chiesto una fotografia, a chi mi ha dato una pastiglia per la tiroide, a chi mi ha aiutato a riporre la borraccia nello zaino. Grazie a Silvia e al suo francese perfetto che mi ha aiutato a tavola… e non solo. Grazie alla dottoressa Adriana, a cui tutti abbiamo chiesto un consiglio. Grazie a Roberto, perché è il nostro mitico Presidente, che contribuisce con i suoi modi gentili a far brillare il CAI UGET. Grazie a Stefano e Francesco, guide dal passo sicuro che ci hanno condotto per sentieri indimenticabili.

Grazie a Francesco e a Franca, che oltre alla fatica delle camminate hanno pure raccolto, pulito e cucinato funghi per 27 affamati famelici. Grazie a tutti per questa opportunità di conoscere posti meravigliosi in compagnia di persone altrettanto speciali. Grazie a tutti quegli amici che non ho nominato, perché non ho avuto tempo di conoscerli, ma di cui ho apprezzato il sorriso e le battute, la dolcezza e la presenza. Comunque questo trekking non è stato uno scherzo e per rendere l’idea voglio concludere con un detto giapponese legato al monte Fuji: “Chi sale una volta il Fuji è saggio, chi sale la seconda è un pazzo”. Credo calzi a pennello per questo trekking! Io direi… lasciamo decantare questa bella fatica, che il dolore alle spalle si attenui, e che i piedi riprendano ad essere leggeri… e poi via, nuovamente tutti insieme, per qualche altra avventura, o ancora nell’Ubaye, siamo pazzi in fondo, ma con lo spirito del CAI sempre con Noi.

di Patrizia Tassan – Torino, 27/08/2018