Corsi e ricorsi

Testo di Federico Gregoretti

Una breve guida per agevolare lo speleologo medio

Lo scopo di questa breve guida è agevolare lo speleologo medio, turpe soggetto che si limita a battere chiodi a espansione, nella sua scalata al monte di venere, più ardua e irta di ostacoli di un’invernale sul Nanga Parbat. Tale grimorio è un perfetto connubio di ancestrali conoscenze e moderne bestialità e desideriamo condividerlo con voi, perché crediamo fermamente che anche il più misero dei troglosseni nasconda in sé un tenebroso seduttore. La donna è l’individuo femminile della specie umana, quindi ubiquitario sulla terra. ln ogni caso, la maggior parte dei gruppi speleologici non ne contiene a sufficienza e quelle presenti raramente sono in grado di soddisfare il fabbisogno dell’intero branco. Ciò ha portato all’istituzione dei corsi di speleologia che, al netto del paludamento divulgativo, sono espressione della basilare spinta riproduttiva del gruppo F.F.l. (Fenomenologio Femminile lpogeo)

La Gitante

Sovente un grappolo d’uva è posto troppo in alto per le nostre scarse doti arrampicatorie: nel breve scorrere di una gita sociale è complicato convincerle della bontà del nostro patrimonio genetico, anche soltanto della sopportabilità del nostro afrore. Insomma, anche se a portata, l’uva può essere acerba per davvero. Si consiglia quindi di non essere ingordi e aspettare che frequentino il corso. Ovviamente è necessario uno pauracchio per scoraggiare fino ad allora, altri predatori, suggeriamo quindi di utilizzare la diffamazione: frasi come “Pensa che prima si chiamava Ernesto, ma quasi non si nota, il chirurgo è stato bravissimo”, “I suoi tre figli avrebbero bisogno di una figura maschile”, “Ama molto i gatti e Barbara D’Urso”…

La Corsista

Cosa muove il viandante ipogeo? ln nome di cosa prega i suoi dei? Grotte profonde e belle, corsiste numerose e disinibite. Se nel caso della gitante il problema è il tempo, qui è la concorrenza: compagni ipogei, altri corsisti, fidanzati pregressi e amanti occasionali. L’iconografia tradizionale raffigura le corsiste, come San Francesco attorniate da ogni genere di bestia. Analizziamo le varie situazioni e vediamo come fronteggiarle: Compagni ipogei: l’atmosfera conviviale del corso rende inefficace la diffamazione prima descritta perché immediatamente confutabile. Sarà quindi d’uopo, in mancanza di un fisico taurino e di una reputazione d’irragionevolezza, stipulare accordi con i colleghi sulle aree d’influenza. Verbali, mi raccomando: nel caso, potrete sconfessarli! Altri corsisti: qui la faccenda è più semplice, avete il coltello dalla parte del manico, non vi resta che usarlo. Alludete sottilmente alla caducità della vita, rimarcate la deplorevole frequenza con cui accadono incidenti in montagna, tutto è concesso. Fidanzati pregressi: proponete a colei che bramate punte improbabili in giorni e a orari indicibili e assolutamente imperdibili, portandoli a inevitabili litigi coi partner. Amanti occasionali: suvvia, sarete mica gelosi? Come diceva Giovanni Badino vostra è l’esplorazione che ci fate, non la grotta. Ora che avete sgombrato il campo, non vi resta che provare ad occuparlo. Mostratevi sensibili e attenti ai loro bisogni, siate istruttori scrupolosi e responsabili (metti il piede lì, attenta che il cambio è un po’ scomodo, vuoi il mio piumino?). E rassegnatevi, poi, a vederle entrare in tenda col primo che, ubriaco, le ha ruttato in faccia un “Ciao pupa”. La donna non vuole che vi miglioriate o che cambiate voi stessi: vuole, nel remoto caso in cui le interessiate, provare a farlo lei. Quindi, smettete di provare ad essere quello che non siete e cominciate a fare quello che sapete fare bene: schifo. Non però uno schifo gretto e dozzinale, che in un attimo può sprofondar nel disgusto, ma uno schifo leggero, allegro e incostante: è l’anticamera della pietà. Se riuscite ad impietosirla, sarà vostra per sempre. O almeno finché non incontra qualcuno più pietoso di voi.