Ci ha lasciati Agostino Gazzera

Ci ha lasciati Agostino Gazzera
Un ultimo abbraccio, Güstìn!
Testo di Roberto Mantovani – Foto archivio Emilio Garbellini

Lo scorso 11 gennaio è mancato, all’età di 91anni, il nostro socio Agostino Gazzera. Era nato a Bra nel 1927 ed era associato all’UGET dal 1951. Pubblichiamo qui di seguito, per gentile concessione dell’autore,il testo del saluto che Roberto Mantovani gli ha indirizzato in occasione del funerale, il 15 gennaio, nell’affollatissima chiesa parrocchiale di Carmagnola.

“Agostino Gázzera, classe 1927, che molti della mia età chiamavano confidenzialmente “Güstìn” (e quelli un po’ più giovani “Ago”), è stato un riferimento imprescindibile non solo per gli amici, ma per un gran numero di appassionati di alpinismo. Per quelli che sono presenti a questa cerimonia, ma anche per chi, in questi giorni, ha affollato i social che riportavano la notizia della sua scomparsa. D’altra parte, Güstìn lo conoscevano in tanti: il suo volto era diventato un’icona della montagna, dalle Marittime al Friuli, ma anche in alcuni tratti della catena appenninica. Fino in tardissima età, la sua energia, la sua giovialità, la sua voglia di mettersi in gioco avevano rappresentato – per chi lo incontrava – una lezione di vita, una promessa di futuro, la speranza di poter gestire il quotidiano e le mille difficoltà della vita senza mai abbandonare il sorriso – esattamente come faceva lui.
Agostino non ha avuto una vita facile. Troppo giovane per partecipare alla guerra di Liberazione, e troppo svantaggiato per poter vivere l’adolescenza come tanti altri ragazzi, quando i suoi coetanei più fortunati non erano ancora usciti dall’età dei giochi lui si era ritrovato anzitempo sulle spalle il mantenimento della famiglia di provenienza. Eppure, anche negli anni più duri del dopoguerra, quando per lui sarebbe stato facile smarrirsi, Güstìn era riuscito a conservare uno sguardo limpido e pulito, che gli aveva permesso di intercettare all’orizzonte il fascino delle montagne. E aveva inseguito quel richiamo – il richiamo del mondo delle altezze – con tutti i mezzi a sua disposizione. Mezzi che in verità a quel tempo erano davvero scarsi, anche se lui riusciva a farseli bastare. La sua bicicletta, la voglia di pedalare, la naturale predisposizione atletica, la capacità di sopportare la fatica.

E piano piano, praticando l’alpinismo, era riuscito a cogliere un aspetto della vita che stava agli antipodi della sua quotidianità, costituita prevalentemente dall’ambiente della fabbrica, dai turni, dal doppio lavoro necessario a far campare la famiglia. E così pareti, creste, cime, colli e ghiacciai si erano trasformati per lui in un antidoto contro i problemi della vita – che con gli anni per Agostino avevano cominciato ad accumularsi in modo pesante.
Lassù poi tutto gli veniva più facile: i pensieri, i progetti, i rapporti umani. Non che l’andare in montagna non comportasse responsabilità: quando ti leghi in cordata con altri, l’assunzione di responsabilità nei confronti tuoi e dei tuoi compagni di scalata diventa un imperativo etico irrinunciabile. Con la differenza che le regole che cerchi di rispettare in montagna non te le impone nessuno: sei tu che decidi di attenerti a quello che ritieni il comportamento più consono.
Al termine della sua lunga vita, Güstìn non ha certamente lasciato dei debiti. Casomai ha lasciato a tutti noi dei doni. Ma ci ha anche indicato una strada per far sì che quei lasciti non si trasformassero poi in debiti nei suoi confronti. E qual è questa strada? Personalmente credo che ce ne sia una sola possibile: la sua. E cioè, far girare, ridistribuire quei lasciti. Come in una partita di giro, facendo tesoro di ciò che ci è statoconsegnato, senza nascondere il dono sotto il tappeto. E utilizzare le indicazioni ricevute (che per molti di noi sono state una lezione di vita), senza pensare di esserne gli unici, fortunati destinatari. Perché quei doni devono essere condivisi, devono venir passati agli altri.
Quello che gli occhi di Güstìn hanno visto al cospetto delle montagne – e ciò che la sua mente ha intravisto oltre le montagne – riuscendo ancora a regalarsi stupore e meraviglia al termine di una lunga vita, costituiscono uno dei suoi regali più belli. Ma se i suoi doni non metteranno frutti, e finiranno tra le ortiche, negheremo a un amico il privilegio di aver riempito di contenuti, destinati anche agli altri, la propria esistenza.
Il modo migliore per rendere onore ad Agostino è quello di non dimenticare il suo esempio e di non smettere mai di guardare il mondo come lui lo guardava, e imparare a sorridere, nonostante le prove che la vita ci riserva. Persino di fronte alla paura e alla disperazione. Anche se a volte il coraggio sembra una virtù che non ci appartiene. Salvo poi scoprire che lo abbiamo tutti.
Un ultimo abbraccio, Güstìn. E stai certo che non ti dimenticheremo facilmente.”