Guido Rossa, operaio, sindacalista, alpinista

Il Cai Uget e il Cai Torino nel ricordo di Guido Rossa
Guido Rossa, operaio, sindacalista, alpinista
di Gianluigi Montresor e Roberto Gagna

Quarant’anni fa le Brigate Rosse assassinavano Guido Rossa. Il ricordo in una commovente rievocazione nella sede del CAI Uget a Torino il 19 gennaio 2019.
Grande commozione tra i numerosissimi presenti al ricordo di Guido Rossa, nel quarantennale della sua uccisione da parte delle Brigate Rosse il 24 gennaio 1979 a Genova. Leggi tutto “Guido Rossa, operaio, sindacalista, alpinista”

Un importante evento per la nostra sezione

La preparazione della giornata, per il ricordo di Guido Rossa,  ha richiesto non solo un gran lavoro organizzativo, ma anche di tinteggiatura del salone e della saletta al pianterreno, per rendere la sede più bella e accogliente. Ringraziamo i volontari che, coordinati da Emilio, hanno “sacrificato” le vacanze natalizie. Leggi tutto “Un importante evento per la nostra sezione”

Ci ha lasciati Agostino Gazzera

Ci ha lasciati Agostino Gazzera
Un ultimo abbraccio, Güstìn!
Testo di Roberto Mantovani – Foto archivio Emilio Garbellini

Lo scorso 11 gennaio è mancato, all’età di 91anni, il nostro socio Agostino Gazzera. Era nato a Bra nel 1927 ed era associato all’UGET dal 1951. Pubblichiamo qui di seguito, per gentile concessione dell’autore,il testo del saluto che Roberto Mantovani gli ha indirizzato in occasione del funerale, il 15 gennaio, nell’affollatissima chiesa parrocchiale di Carmagnola.

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Un socio d’eccezione: Beppe Tenti

Dalla periferia di Torino all’orizzonte cinese In Siberia

“Si, viaggiare…” diceva una canzone di Lucio Battisti. è una frase che riassume bene e brevemente un personaggio entrato ormai nell’immaginario collettivo: e non per i successi discografici, non per delle canzoni da schitarrare intorno al falò estivo. Un indizio: viaggia spesso con furgoni arancioni… ormai l’avrete capito, si tratta di Beppe Tenti, Leggi tutto “Un socio d’eccezione: Beppe Tenti”

Rossa, Motti e gli altri…

La montagna e il tramonto dell’utopia – Testo di Enrico Camanni

Quando gli alpinisti – come tutti – escono faticosamente dalla notte della Seconda guerra mondiale, sembra che i luminosi giorni del sesto grado siano stati definitivamente spazzati dal crollo del fascismo, che ne aveva fatto un cavallo di battaglia simbolico e un motivo di propaganda nazionalista. Anche a Torino, Leggi tutto “Rossa, Motti e gli altri…”

Bertone. La montagna come rifugio

Alpinista e guida alpina negli anni Sessanta e Settanta, dotato di capacità tecniche straordinarie, Giorgio Bertone è morto nel 1977 in un incidente aereo sotto la cima del Mont Blanc du Tacul. Il racconto della sua breve ma intensa vita, portata oltre ogni limite, è lo spunto per compiere un coinvolgente viaggio alla riscoperta delle genti, dei sentieri, dei luoghi e delle storie che definiscono la cultura montanara e ci svelano la dimensione della montagna come rifugio, essenza del rapporto tra uomo e natura. Leggi tutto “Bertone. La montagna come rifugio”

Lettere dall’Everest

Giovanni Rossi ha raccolto in “Lettere dall’Everest” decine di brani delle lettere che Mallory ha scritto alla moglie, alla sorella o agli amici negli anni ’20 del secolo scorso, nel corso delle spedizioni inglesi all’Everest. Si può seguire, attraverso la lettura di questi brani, l’intera storia delle tre spedizioni  (1921, 1922, 1924) organizzate con lo scopo dell’esplorazione geografica e dell’ascensione del Monte Everest. George Mallory ne è stato un protagonista, forse il maggiore. Nel tentativo finale dell’ 8-9 giugno 1924 alla vetta, Mallory e il suo compagno Andrew Irvine persero la vita e soltanto nel 1999 è stato ritrovato il corpo di Mallory. Irrisolto l’interrogativo che tutti si sono posti in questi decenni: i due alpinisti sono morti prima o dopo la conquista della cima più alta del mondo? Leggi tutto “Lettere dall’Everest”

A Fenestrelle con la TAM

Da quando ho iniziato a frequentare la montagna da escursionista , mi sono spesso imbattuto nelle testimonianze di secoli di rivalità e scontri tra il regno sabaudo e la Francia: strade militari, ridotte, caserme sopravvissute agli ultimi decenni di abbandono, e gli immortali giganti, prima visti sempre solo di sfuggita, i Forti: un richiamo irresistibile, per uno che si scoprì Bogia Nen alla scuola elementare, visitando le gallerie della cittadella e il Museo Pietro Micca! Leggi tutto “A Fenestrelle con la TAM”

Valle stretta 70 anni dopo

Il 10 febbraio 1947, con la firma del trattato di pace avvenuta a Parigi,  l’Italia uscì definitivamente dall’avventura della seconda guerra mondiale. La gente piangeva i suoi morti e restavano da sanare gravi ferite materiali; a tutto ciò si aggiunse l’amarezza per le rettifiche territoriali imposte dai vincitori.

In Piemonte, a differenza di quanto accadde in altre regioni, le rettifiche non toccarono territori popolati, ma soltanto il Colle del Moncenisio, la cima dello Chaberton e la Valle Stretta, lontani dai centri abitati; zone note però anche ai non residenti, perché interessanti sotto l’aspetto alpinistico o turistico. In particolare la separazione dalla Valle Stretta toccò tanti appassionati di montagna.

 

28 Agosto 1928, il papà del nostro Pierfelice era in Valle Stretta

Possiamo immaginare quali furono ai tempi i sentimenti di delusione provati dagli italiani, puniti per colpe di chi li aveva governati, o quelli di soddisfazione e di rivalsa dei francesi. Ma ora, con l’abbattimento delle formalità di confine tra le nazioni europee, è legittimo chiedersi quali siano i vantaggi conseguiti dagli abitanti di Nevache, entro i cui confini comunali è confluita la Valle Stretta, o quali i danni subiti dagli abitanti di Bardonecchia, dal cui comune la valle è stata staccata.

La “Rivista della Montagna” nel 1982 pubblicò un articolo del nostro socio Marziano Di Maio, “La guerra per i confini”, storia delle rivendicazioni territoriali francesi alla fine della seconda guerra mondiale. Nell’articolo Marziano affermava che, in pratica, la cessione della Valle Stretta sarebbe stata un regalo non richiesto.

Un altro nostro socio, Franco Barneaud, bardonecchiese, ha più volte organizzato e diretto gite sociali in Valle Stretta, rievocando quei lontani eventi. Franco aggiunge ancora qualche considerazione:

<< Anche se nel 1946 avevo solo otto anni, ricordo perfettamente le scritte sui muri del paese “Viva Bardonecchia italiana” e “Viva Valle Stretta italiana”, mentre non ricordo di aver notato scritte inneggianti all’annessione alla Francia: la popolazione si sentiva più italiana che francese (fin dal trattato di Utrecht del 1713 era stata staccata dalla Francia) e con il trattato di pace del febbraio 1947 nessun abitante cambiò nazionalità, in quanto la Valle Stretta, divenuta francese, non aveva abitanti stabili ma solo alpigiani nel periodo estivo.   La conseguenza più fastidiosa fu che i proprietari di case e terreni dovettero ogni anno recarsi a Nevache per pagare le tasse relative, fino a quando rimasero in vigore.

L’ambiente naturale della Valle Stretta non ha subito sostanziali degradi, i sentieri dell’alta valle sono rimasti gli stessi da secoli e le montagne, ovviamente, continuano ad essere meravigliose.  La valle è anzi valorizzata, sia dalla ricostruzione del secondo rifugio,“Rois Mages” (un tempo dell’Uget)[…]sia dalla ristrutturazione di quasi tutte le baite.

Tutto bene dunque?  Non proprio, perché è rimasto insoluto il problema della manutenzione ordinaria della strada carrozzabile di fondo valle (finora ha provveduto il Comune di Bardonecchia).  

Ma la cerchia di vette che circondano la Valle Stretta resta indifferente alle beghe umane: loro non hanno padroni.>>