Ricordiamo tre amici a 10 anni dalla scomparsa

Testi di Giovanna Bonfante e Silvio Tosetti

Il 4 agosto 2009, un incidente mortale sulla via del “promontoire” alla Meije (3983 m, seconda vetta degli Ecrins) portò via in un colpo solo tre  giovani vite, tre istruttori appartenenti alla scuola Alberto Grosso del CAI UGET: Michele Pelassa (33 anni), Guido Ottone (37), Andrea Cane (29). Erano molto amati dagli allievi per la loro disponibilità sincera e l’entusiasmo che trasmettevano. Fu un duro colpo per il gruppo, che già piangeva la perdita di Renato Gianoglio, morto sotto una valanga in Val d’Aosta quattro anni prima.
In loro ricordo fu inaugurata una biblioteca “alpina” al Rifugio Monte Bianco ed in seguito fu battezzata Andrea Guido e Michele una nuova via di roccia nel pinerolese alla Rocca Vautero (Ne abbiamo parlato in questo numero del Notiziario 2012 ).

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Ci ha lasciati Agostino Gazzera

Ci ha lasciati Agostino Gazzera
Un ultimo abbraccio, Güstìn!
Testo di Roberto Mantovani – Foto archivio Emilio Garbellini

Lo scorso 11 gennaio è mancato, all’età di 91anni, il nostro socio Agostino Gazzera. Era nato a Bra nel 1927 ed era associato all’UGET dal 1951. Pubblichiamo qui di seguito, per gentile concessione dell’autore,il testo del saluto che Roberto Mantovani gli ha indirizzato in occasione del funerale, il 15 gennaio, nell’affollatissima chiesa parrocchiale di Carmagnola.

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5 aprile: un’assemblea generale molto affollata

Quest’anno, come noto, la tradizionale assemblea generale è stata convocata in due tempi: l’8 marzo ed il 5 di aprile. Nella prima tornata, di cui abbiamo scritto nel numero precedente, è stato approvato, alla presenza del notaio, dott. Musso, il nuovo statuto sezionale, conforme allo schema preparato dalla sede centrale del CAI e da quest’ultima già visionato e dichiarato corretto. Inoltre, a marzo, è stato approvato il bilancio consuntivo 2017.

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Cronaca dell’assemblea generale dell’8 marzo 2018

L’ordine del giorno dell’assemblea generale dello scorso 8 marzo era piuttosto stringato: 4 punti per la parte straordinaria e 1 solo punto per la parte ordinaria. In realtà quattro ore sono risultate appena sufficienti per esaurire gli argomenti in programma. Alle 19.00 il commissario Gian Mario Giolito ha aperto l’Assemblea con una breve comunicazione e ha quindi proposto per la presidenza dell’assemblea stessa Andrea Costantino: proposta accolta all’unanimità. Sono risultati presenti 62 soci e altri 68 rappresentati per delega. Leggi tutto “Cronaca dell’assemblea generale dell’8 marzo 2018”

Festeggiano i 25 anni

Abello Patrizia
Acquadro Giancarlo
Angeli Feliciano
Artusio Luciano
Barbato Katya
Baro Giorgio
Bena Davide
Berruto Fabrizio
Bianco Adriana
Bianco Luciano
Bondonno Mario
Bruno Michele
Cavallito Emiliano Michele
Ciavattini Enzo
Curtaz Pietro
Garra Giovanni
Gattardi Anna Lucia
Ghella Carlo
Magis Mauro
Mastrocola Marco
Mazzucco Paola
Montaldo Loredana
Murgioni Giovanna Paola
Oldrino Lidia
Osella Michele
Pan Sergio
Pasquero Guido
Pellegrini Federica
Portigliatti-Barbos Laura Emilia
Prina Adriana
Recluta Marcello
Ruffino Andrea
Salto Anna Maria
Scarso Giuseppe
Sergio Immacolata
Strobietto Alberto
Varetto Giuseppe

Mi piaceva solo andare in montagna

Letizia ci apre la porta: è indaffarata nelle faccende di casa. Ci accoglie come fossimo dei nipoti giunti a trovare i nonni dopo una lunga assenza. Piero Malvassora scende dalle scale della mansarda a braccia aperte: è un arzillo signore di 90 anni in piena forma e “un po’ sordo” come ci confessa, ma questo proprio non lo dà a vedere. Ci fanno accomodare in salotto; Letizia, la moglie, gentilmente ci offre degli stuzzichini: siamo all’ora dell’aperitivo e quale cosa migliore se non gustare un po’ di cibo con racconti di montagna? Leggi tutto “Mi piaceva solo andare in montagna”

Valle stretta 70 anni dopo

Il 10 febbraio 1947, con la firma del trattato di pace avvenuta a Parigi,  l’Italia uscì definitivamente dall’avventura della seconda guerra mondiale. La gente piangeva i suoi morti e restavano da sanare gravi ferite materiali; a tutto ciò si aggiunse l’amarezza per le rettifiche territoriali imposte dai vincitori.

In Piemonte, a differenza di quanto accadde in altre regioni, le rettifiche non toccarono territori popolati, ma soltanto il Colle del Moncenisio, la cima dello Chaberton e la Valle Stretta, lontani dai centri abitati; zone note però anche ai non residenti, perché interessanti sotto l’aspetto alpinistico o turistico. In particolare la separazione dalla Valle Stretta toccò tanti appassionati di montagna.

 

28 Agosto 1928, il papà del nostro Pierfelice era in Valle Stretta

Possiamo immaginare quali furono ai tempi i sentimenti di delusione provati dagli italiani, puniti per colpe di chi li aveva governati, o quelli di soddisfazione e di rivalsa dei francesi. Ma ora, con l’abbattimento delle formalità di confine tra le nazioni europee, è legittimo chiedersi quali siano i vantaggi conseguiti dagli abitanti di Nevache, entro i cui confini comunali è confluita la Valle Stretta, o quali i danni subiti dagli abitanti di Bardonecchia, dal cui comune la valle è stata staccata.

La “Rivista della Montagna” nel 1982 pubblicò un articolo del nostro socio Marziano Di Maio, “La guerra per i confini”, storia delle rivendicazioni territoriali francesi alla fine della seconda guerra mondiale. Nell’articolo Marziano affermava che, in pratica, la cessione della Valle Stretta sarebbe stata un regalo non richiesto.

Un altro nostro socio, Franco Barneaud, bardonecchiese, ha più volte organizzato e diretto gite sociali in Valle Stretta, rievocando quei lontani eventi. Franco aggiunge ancora qualche considerazione:

<< Anche se nel 1946 avevo solo otto anni, ricordo perfettamente le scritte sui muri del paese “Viva Bardonecchia italiana” e “Viva Valle Stretta italiana”, mentre non ricordo di aver notato scritte inneggianti all’annessione alla Francia: la popolazione si sentiva più italiana che francese (fin dal trattato di Utrecht del 1713 era stata staccata dalla Francia) e con il trattato di pace del febbraio 1947 nessun abitante cambiò nazionalità, in quanto la Valle Stretta, divenuta francese, non aveva abitanti stabili ma solo alpigiani nel periodo estivo.   La conseguenza più fastidiosa fu che i proprietari di case e terreni dovettero ogni anno recarsi a Nevache per pagare le tasse relative, fino a quando rimasero in vigore.

L’ambiente naturale della Valle Stretta non ha subito sostanziali degradi, i sentieri dell’alta valle sono rimasti gli stessi da secoli e le montagne, ovviamente, continuano ad essere meravigliose.  La valle è anzi valorizzata, sia dalla ricostruzione del secondo rifugio,“Rois Mages” (un tempo dell’Uget)[…]sia dalla ristrutturazione di quasi tutte le baite.

Tutto bene dunque?  Non proprio, perché è rimasto insoluto il problema della manutenzione ordinaria della strada carrozzabile di fondo valle (finora ha provveduto il Comune di Bardonecchia).  

Ma la cerchia di vette che circondano la Valle Stretta resta indifferente alle beghe umane: loro non hanno padroni.>>

Maestro? Il saluto di Paolo Griffa

Nel Cai Uget dal 1990 e dal 1992 nella Commissione Alpinismo Giovanile dal 2004 presidente della Commissione Alpinismo Giovanile (AG) dell’Uget. Ancora oggi ricordo la mia prima escursione con l’AG.

Incontri ravvicinati con l’Alpinismo Giovanile, Cristalliera, Giugno 2015

Era il 12 aprile 1992 e la meta il Musinè. Al ritrovo del mattino giungevano auto in continuazione, si fermavano, si spalancavano le portiere e scendevano bambini, ragazzi che depositavano gli zaini nel pullman e salivano a prendere posto. I loro genitori si fermavano, chi chiedeva informazioni sulla gita, chi dava le ultime raccomandazioni ai figli, nonostante la loro indifferenza, impegnati a parlare con gli amici e proiettati già sulla bella giornata che avrebbero trascorso, “lontano” dai genitori.

A Caselette, all’inizio del sentiero, ciascun accompagnatore radunò i bambini che gli erano stati assegnati. Io avevo quattro bambini di 8-9 anni. Iniziammo a salire lungo la mulattiera; non smettevano un attimo di parlare, facevano domande su quante cime avevo salito, se avevo figli, se ero fidanzato o sposato, se ero già stato sull’Everest… Una valanga di domande. Diedi loro le risposte. Fortunatamente, la fatica li rese un po’ più silenziosi e proseguimmo lungo il sentiero che s’inerpicava ripido sul costone della montagna, fino a raggiungere la grossa croce di cemento della vetta. Ci sparpagliammo sulla cima e dagli zaini dei bambini uscì ogni ben di dio: panini, scatolette, biscotti, cioccolate, bibite; era incredibile quanto cibo potesse contenere il loro zaino e soprattutto il loro stomaco: mangiarono tutto, il triplo di quanto mangiò il sottoscritto. Rimanemmo circa due ore in cima; fu l’occasione per conoscerci meglio, adulti e bambini. Parlando di montagna, raccontai loro qualche mia piccola avventura: dall’espressione dei loro occhi immagino pensassero di essere di fronte a chissà quale “grande” alpinista.

La discesa fu compiuta lungo il versante sud della montagna dove i fini detriti rendevano il percorso un po’ scivoloso, ma quel grosso gruppo di bambini non si scompose minimamente e, nonostante la fatica, scesero allegri e spensierati fino alla base.

Due di loro, all’arrivo a Torino, mi presentarono ai loro genitori dicendo che io ero stato il loro “maestro” quel giorno. Questa frase mi fece quasi commuovere; con quel termine nella mia vita avevo solo e sempre individuato la figura del mio maestro di scuola elementare, il parroco del paese, un omone grande e grosso; io maestro! Eppure ai loro occhi io fui un maestro e scoprii che quel giorno ero riuscito a insegnare loro qualcosa. Essi, con la loro intelligenza, la loro curiosità e la loro attenzione, avevano appreso come camminare su un semplice sentiero, invece che su un marciapiede; come attraversare un bosco anziché una strada trafficata. Avevano appreso come comportarsi nella natura, rispettandola pienamente soltanto osservando il comportamento degli adulti. Fu una lezione anche per me: capii quanto è importante il nostro comportamento dinanzi ai bambini.

Quel giorno decisi che avrei fatto parte del gruppo di Alpinismo Giovanile. Da allora sono passati 24 anni e sono state compiute circa 240 escursioni. Ho dedicato questi anni a far conoscere la montagna ai ragazzi; ho dato molto, ma ne sono stato ripagato ampiamente. Vedere i ragazzi andare in montagna con gioia, fare domande, rimanere attenti alle spiegazioni è stata sempre una grande soddisfazione.

Oggi, vivendo lontano da Torino, devo rinunciare al ruolo di presidente dell’AG Uget per continuare la mia attività di Alpinismo Giovanile a Vercelli. Il responsabile di un gruppo deve essere presente sul luogo in cui si svolge l’attività, per organizzare, coordinare, comunicare con il gruppo e con la sezione. Lo farà degnamente l’amico Enzo Gilli.

Un saluto all’Uget, con affetto, con l’augurio possa continuare, a promuovere “… la formazione etico-culturale e l’educazione alla solidarietà, alla sicurezza, alla conoscenza e al rispetto dell’ambiente, specialmente dei giovani …”.

Già, i giovani, sono loro il futuro del Cai, non dimentichiamocelo!

Paolo Griffa