Report India : I vincitori del Premio Paolo Consiglio

Testo e foto di Davide Limongi

Tra il 20 agosto e il 20 settembre un gruppo di sei persone composto da Daniele Castellani, Federico Martinelli, Enrico Mosetti, Federico Secchi, Luca Vallata e da Davide Limongi ha esplorato la Rangtik Valley, una laterale della Zanskar Valley nella regione del Kashmir, in India.

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Intervista a Paolo Cognetti: III Festival “Il richiamo della foresta”

Testo dell’intervista di Giovanna Bonfante – Foto Archivio Cognetti

Nato a Milano nel 1978, Paolo Cognetti, scrittore, autore del libro “Le otto montagne” con cui vince il premio Strega nel 2017, vive da circa dieci anni a Estoul, una solatia borgata nel comune di Brusson, valle d’Ayas, è qui che lo incontriamo per una chiacchierata informale ai tavoli del ristorante. Leggi tutto “Intervista a Paolo Cognetti: III Festival “Il richiamo della foresta””

VaÍi, Gias e Vaŝtére – Un libro nello zaino

Una domenica sera di alcune decine di anni fa in quel di Carnino, alta Val Tanaro, ci si trovò, da poco usciti di grotta, sporchi, stanchi, infreddoliti e senza macchina (la mia) in quanto alcuni compari, usciti qualche ora prima, avevano pensato di andarsene a Viozene a gozzovigliare. Decidemmo di bussare alla porta dell’ultimo carninese per scroccare una telefonata. Un uomo, seduto a tavola, si alzò, infilò un giaccone e ci diede un passaggio fino a Viozene: la frase – se non ci si aiuta tra noi di montagna…- mi fece capire un sacco di cose.

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C O N F I N I

Adesso.

Colle di Valle Stretta.

Esattamente a un anno di distanza, chi scrive è ritornato con zaino e bastoncini su questo colle, un paio d’ore sopra Valle Stretta, in una giornata di luce limpida. Le montagne della Savoia e delle Alte Alpi, rispettivamente davanti e dietro di me, si delineano fino all’orizzonte. Colle è confine.

I due lati della croce indicano due regioni francesi; ma, se questo luogo è stato confine per centinaia di anni, nel frattempo si trasformavano i confinanti dei due lati, in un tourbillon istruttivo sulla precarietà della Patrie. Andando a braccio, approssimando nomi di nazioni (un serio studioso di Storia storcerebbe il naso), io mi racconto che qui si sono scontrate e incontrate, per limitarsi agli ultimi quattro secoli, Francia e Italia, Italia e Italia, Italia e Francia, e oggi Francia e Francia: come combinazioni in una formula matematica.

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Andar per Langa  

Cinquant’anni fa nessun “caino” che si rispetti sarebbe mai andato a fare escursioni nelle Langhe. C’era la montagna e basta, la gita aveva per meta una cima o un colle, tutt’al più un rifugio d’alta quota. L’approccio culturale aveva poi fatto qualche passo avanti quarant’anni fa, grazie anche alla Rivista della Montagna buonanima; si andavano moltiplicando i giri delle montagne, i percorsi naturalistici, gli anelli tematici. Ma di collina neanche a parlarne. Leggi tutto “Andar per Langa  “

Sua Maestà Shapur I

Didascalia: Il Re dei Re, Shapur I

Un mese in Iran, privi di velleità esplorative o ipogee, per portare in vacanza gli occhi. Il progetto prevede di vagare un po’ per il paese, rigorosamente con mezzi pubblici, per vedere cose belle e camminare per montagne senza blasone, ma fornite di calcare, per il solo gusto di mettere un piede davanti all’altro. E magari curiosare un po’ nel carsismo iraniano.

Così vagabondando ci troviamo a Shiraz, nella parte centro meridionale del paese, antica città achemenide, ottima base di partenza per tutta una serie di cose che stanno nei dintorni. Dove dintorni è da intendersi in maniera piuttosto ampia in modo che con solo quattro ore di bus arriviamo a Bishapur, sito sasanide enorme e magnifico.

Qui veniamo a sapere dell’esistenza di una statua alta sei metri posta all’ingresso di una ineffabile caverna. La Lonely Planet conferma la notizia e da un’indicazione un più: occorre risalire per una stretta gola. Una successiva indagine svelerà come la gola sia in effetti il vallone largo quattro chilometri che abbiamo davanti. Come al solito Lonely parla di cose che non conosce.

Si tratta di risalire il suddetto vallone per un’ora abbondante, arrivare a un villaggio e di qui imboccare un ripido sentiero che risale la montagna fino alla famosa caverna. E fin qui è facile: poi si tratterà anche di tornare alla civiltà, coprire in qualche modo i 25 km che ci separano dalla stazione dei bus in tempo per l’ultima corsa che ci dovrebbe riportare a Shiraz, 250 km più a est.

La salita è una corsa ma alla fine la statua c’è davvero, malconcia ma c’è. Ha partito un po’ le ondate arabe del 650 d.C. e ancor più i recenti restauri: ora ostenta un paio di tremende gambe in cemento armato che non sminuiscono però i suoi sei metri di altezza. Si tratta di Shapur I re dei Sasanidi che può vantarsi, unico nella storia, di avere catturato in battaglia un imperatore romano (Valeriano) e avere, di fatto, fermato l’avanzata imperiale in Asia.

Dietro la statua la cosiddetta caverna presenta aspetti inaspettati: una galleria freatica larga una ventina di metri si inoltra nel buio. Quindi una gigantesca grotta lunga circa un chilometro che alterna grandi sale a laghetti concrezionati da scoprire con l’aiuto delle scarne luci che casualmente avevamo con noi.

All’uscita l’ultima sorpresa: un sedicente speleologo locale in transito ci organizza via telefono un passaggio per la stazione bus alla quale arriveremo col lussuoso anticipo di una decina di minuti sull’ultima corsa per Shiraz.