Report India : I vincitori del Premio Paolo Consiglio

Testo e foto di Davide Limongi

Tra il 20 agosto e il 20 settembre un gruppo di sei persone composto da Daniele Castellani, Federico Martinelli, Enrico Mosetti, Federico Secchi, Luca Vallata e da Davide Limongi ha esplorato la Rangtik Valley, una laterale della Zanskar Valley nella regione del Kashmir, in India.

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Nonna racconta – Antiche leggende del Piemonte L’saut d’la bela auda

Mia nonna raccontava storie, era una story teller, come si usa dire oggi. Da abile narratrice qual era, imbastiva trame partendo da fatti personali, aneddoti, storia familiare, fiabe famose e antiche leggende. Una di queste riguardava un luogo reale, che tutti noi conosciamo bene, e una bella ragazza di nome Alda, la bela Auda. La fanciulla viveva in bassa Valle Susa ed era solita portare al pascolo le sue pecore sulle pendici del monte Pirchiriano, sotto la Sacra di San Michele. Leggi tutto “Nonna racconta – Antiche leggende del Piemonte L’saut d’la bela auda”

Trail degli Invincibili, lo sport incontra la storia

Quando un autore porta un libro alla nostra biblioteca, qualcuno della redazione si preoccupa di leggerlo e, se ne vale la pena, di parlarne qui.
Stavolta tocca a me, già pregusto la scena: divano, copertina e libro. Poi leggo il titolo: “Trail degli invicibili”. Il divano e la copertina lasciano il posto alle scarpette e allo zaino, per toccare con piede le meraviglie decantate dal primo capitolo. Andiamo in Val Pellice, a Bobbio, un’oretta di macchina da Torino. Il percorso del trail è un anello, di venti chilometri e 1100 metri di dislivello (dal sito www.traildegliinvincibili.it si può scaricare la traccia GPS in vari formati). Leggi tutto “Trail degli Invincibili, lo sport incontra la storia”

Lettere dall’Everest

Giovanni Rossi ha raccolto in “Lettere dall’Everest” decine di brani delle lettere che Mallory ha scritto alla moglie, alla sorella o agli amici negli anni ’20 del secolo scorso, nel corso delle spedizioni inglesi all’Everest. Si può seguire, attraverso la lettura di questi brani, l’intera storia delle tre spedizioni  (1921, 1922, 1924) organizzate con lo scopo dell’esplorazione geografica e dell’ascensione del Monte Everest. George Mallory ne è stato un protagonista, forse il maggiore. Nel tentativo finale dell’ 8-9 giugno 1924 alla vetta, Mallory e il suo compagno Andrew Irvine persero la vita e soltanto nel 1999 è stato ritrovato il corpo di Mallory. Irrisolto l’interrogativo che tutti si sono posti in questi decenni: i due alpinisti sono morti prima o dopo la conquista della cima più alta del mondo? Leggi tutto “Lettere dall’Everest”

Il Sogno del Drago di Enrico Brizzi

Se sei stato giovane negli anni 90 hai letto “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”, esordio fulminante del giovane Enrico Brizzi.

Il ragazzo è poi cresciuto e si è messo a camminare su è giù per la nostra Italia, ripercorrendo le vie del pellegrinaggio o semplicemente le tracce della nostra storia.

Il CAI inaugura con l’editore Ponte alle Grazie questa collana chiamata “I PASSI” portandoci lungo il cammino più blasonato degli ultimi anni, un pellegrinaggio di massa con virtù taumaturgiche per l’anima e le vesciche.

Brizzi si allarga e parte da Torino, dove era terminato il suo viaggio precedente, sempre accompagnato dai buoni cugini. Valica Alpi e Pirenei, incontra gente e vede posti di morettiana memoria, ma soprattutto racconta. Tracce di storia italica, francese e spagnola, mescolate a leggende, aneddoti e personaggi rappresentativi del variegato mondo del turismo di massa.

Chi arriva in auto verso la fine del percorso, chi cammina con abbigliamento quanto meno inadeguato, chi avanza ritmando i passi con gli scatti dei selfie.

Mescola stile giornalistico, narrativo e storico didattico e tu mentre leggi, segui sulla carta i suoi passi verso Santiago. Scopri posti interessanti, sorridi con Ivan e Leo, ti perdi in quelle riflessioni dell’autore che in parte condividi.

Sentimenti altalenanti accompagnano la lettura di un percorso che probabilmente tutti vorremo fare, qualunque siano le motivazioni.

Una lettura molto scorrevole, ma mai banale, un percorso che può indurre più di una riflessione.

Il Drago del titolo è il nemico, l’ossessione, la nemesi dello scrittore; lo accompagnerà fino alla fine del viaggio, spiccando il volo solo sull’oceano atlantico, rompendo così quelle catene che spesso imprigionano la mente prima del corpo.

Pietro Bastianelli

Ski spirit, sciare oltre le piste

 

Sì, mi è piaciuto.

Condivido il suo modo di intendere lo scialpinismo e invidio i suoi grandi raid scialpinistici in giro per il mondo.

Giorgio Daidola nel 1977 succede a Gian Piero Motti nella direzione della Rivista della Montagna, fondata nel 1970,  primo direttore Piero Dematteis: da notare che su dieci redattori del primo numero ben cinque facevano parte del Gruppo Scialpinistico del Cai Uget. Per tanti anni Giorgio ha coordinato Dimensione sci, della purtroppo defunta Rivista della Montagna. 

Ski spirit si basa sui numerosi articoli scritti da Giorgio negli anni, per varie testate tra cui Alp, Montagnard, Telemarkmag e Skialper. Gli articoli sono stati adattati, aggiornati, talvolta riscritti: sono tralasciate tutte le parti tecniche, le descrizioni degli itinerari percorsi e dell’attrezzatura utilizzata, in sostanza ha puntato tutto sullo “spirit”. Il libro non è un “racconto d’ascensione” o una mera autobiografia,  no, Giorgio ha creato della letteratura scialpinistica, cosa rara in Italia se non unica.

In Ski spirit sono citati due libri,  che consiglio di leggere a tutti gli appassionati di scialpinismo che abbiano una certa dimestichezza con il francese, poiché purtroppo non sono mai stati tradotti in italiano Il primo è Ski de printemps di Jacques Dieterlen definito nel testo come “…un piccolo capolavoro di letteratura dello sci…è un inno al piacere di sciare al sole, alla vita di rifugio in alta montagna, a lasciare tracce delicate sulla neve argentea e granulosa.” . Il secondo è “Léon Zwingelstein: Le Cheminau de la montagne”: non è un romanzo, ma sono i diari di Zwingelstein, uno dei più grandi sciatori alpinisti di tutti tempi, raccolti da Dieterlen.

Giorgio Daidola, Ski Spirit, Alpine Studio Editore, 2016.

di Riccardo Valchierotti

La conquista del K.O. di W.E. Bowmann

La conquista del K.O.Per chi ama la montagna e l’umorismo anglosassone ecco un libro gustoso.

E’ la storia della spedizione per scalare il K.O.,  la montagna più alta del mondo con i suoi 11.890 metri sul livello del mare.

L’organizzazione e lo svolgimento dell’impresa sono narrati con apparente precisione  tecnica unita  ad ironiche  descrizioni delle assurdità che, grazie ai protagonisti,  vengono rivelate al lettore. I protagonisti rappresentano in sintesi  ed in modo esilarante, un certo mondo eroico e pomposo dell’alpinismo di nicchia, riservato a uomini di grande capacità, forza, determinazione e di alti valori etici, mettendo in luce  ridicole  debolezze di ognuno di loro ed offrendone un quadro diametralmente opposto a quanto si attenderebbe  da loro.

Giunge all’estremo assurdo e iperbolico della possibilità che  degli incapaci riescano a compiere un’impresa impossibile.  Ciò, semplicemente perché la conquista avviene per caso e per merito dei portatori che, letteralmente, portano un protagonista in cima, giacché tutti gli altri o sono fermi o sbagliano la direzione di salita.

Un libro che si legge rapidamente e con soddisfazione. Di tanto in tanto un po’ di sdrammatizzazione  è fonte di piacere.

William Ernest Bowmann,  La conquista del K.O., Corbaccio, settembre 2016.

 

 

 

 

 

Alpi Ribelli

alpiRibelliAlpi Ribelli, prima edizione giugno 2016, è l’ultima fatica letteraria di Enrico Camanni. Non ho il piacere personale di conoscerlo anche se, da anni, contribuisco sensibilmente al suo bien-etre, possedendo parecchio materiale di sua produzione. Difficile del resto, per un appassionato di montagna delle nostre latitudini, ignorare questo Torinese del ‘57 attivissimo, sia in montagna sia sulla carta, fin da giovane.

Dal 1977 è redattore alla Rivista della Montagna ma con la Fondazione del “suo” Alp, una innovazione rispetto alla più tradizionale Rivista della Montagna, nel 1985 diventa un riferimento nell’editoria alpinistica. Lo dirigerà per 13 anni per poi virare su riviste più culturali come L’Alpe. Non andrei avanti con la sua vastissima e dotta biografia spendendo invece due parole su “Alpi ribelli”.

Seppur non esente da pubblicazioni di carattere romanzesco (sempre in chiave montana, ça va sans dire, cito solo “La sciatrice e l’ultima Camel blu) questo “Alpi Ribelli” è da inserire nel filone “saggistica” proponendo una visione dell’ambiente delle alte terre come luogo di rifugio e di formazione/frequentazione di personaggi perennemente in lotta contro l’ordine imposto, spesso contro dittature, regimi anti-democratici o correnti “poco ambientaliste”.
Si apre con una dotta e panoramica inquadratura del fenomeno Alpino riferita all’ambiente da intendere in contrasto all’ambiente di pianura. L’essenza del libro è proprio, scrive Camanni, la contrapposizione storica tra le terre alte e basse. “Alpi e Libertà” è il filo conduttore del secondo capitolo in cui ci si cala con maggiore enfasi nel contesto locale, anche se qui, giustamente, si trascende da una visione nazionalista in quanto il fenomeno della ribellione Alpina nasce più spesso a causa di una diversa visuale da chi vive e governa legiferando in pianura che non tra gli abitanti di territori che hanno sempre in comune la difficoltà del vivere quotidiano e quindi sono uniti da tribolazioni assolutamente identiche.
Il primo ospite monografico (la stessa struttura verrà poi mantenuta nel successivo sviluppo del libro) lo incontriamo nel terzo capitolo dedicato alla figura del valsesiano Dolcino, noto come frà Dolcino; il nemico a cui opporsi è qui rappresentato dalla opprimente Chiesa di Roma che ne vorrebbe la testa. La fine di Dolcino unitamente alla sua amica Margherita e ad un altro capo dei ribelli viene descritta con una insolita attenzione ai più macabri dettagli…
Con una certa attenzione al registro cronologico veniamo poi resi edotti delle tribolazioni passate dai vari Giosuè Javanel a capo dei ribelli Valdesi, i fratelli Berthalon nei pressi di Briancon che si rifiutano di prestare servizio militare, il sindaco Gatineau di Cervières che scongiurando la costruzione di un super-mega impianto sciistico qui a noi vicino gioca a due passi da casa nostra (e siamo negli anni settanta, non nel medioevo!), il dotto Carlo Alberto Pinelli, Mountain Wilderness con la pletora di nomi famosissimi tra cui un esauriente excursus su Alex Langer, il talentuoso Comici, il socialista Tita Piaz, il senatore Attilio Tissi, la bolognese Giovanna Zangrandi e tantissimi altri nomi, alcuni noti, altri meno ma sempre accomunati da un innato anelito verso la libertà, contro le imposizioni ottuse di un regime, di un modo di pensare, di un movimento religioso, di una cultura da gregge e tutti accomunati dalla presenza incombente di una montagna come luogo di azione, di rifugio, di crescita, di vita.

L’associazione dei personaggi alla montagna evidenzia quasi sempre una approfondita conoscenza dei luoghi da parte dell’autore; siti non incontrati nella sterile realtà virtuale di Internet o sulle pagine di qualche rivista, almeno non solo, ma derivanti da una frequentazione in chiave alpinistica o sci-alpinistica quando non semplicemente escursionistica, degli ambienti oggetto della prosa.

La visuale di Camanni, emergente chiara ed inconfutabile da questo libro, è quella di una persona colta ed intelligente che ha vissuto e vive la montagna in chiave ludica, preoccupato per il suo futuro, profondamente a conoscenza dei processi storici che, inevitabilmente non si riducono all’ambiente alpino ma che spessissimo, di sicuro troppo, hanno segnato il destino di vite, di generazioni, di popoli, determinati in sedi e contesti totalmente avulsi dalle realtà oggettive dell’ambiente delle alte terre. L’analisi storica, sociologica che scaturisce dal libro è estremamente interessante e lo stile di scrittura è piacevolissimo e scorrevole.
Camanni non si limita ad elencare fatti e personaggi nel loro contesto narrandone le vicissitudini. Sul finale si prende il lusso di suggerire quasi in punta di piedi, mi verrebbe da dire in stile sabaudo, che il turismo dolce e l’agricoltura pulita, sweet and slow, sono l’unico futuro possibile per le Alpi e cita, a corollario della sua tesi, i casi della Valmaira e della Valpelline che ben conosciamo noi torinesi. Mi permetto di aggiungere che è significativa l’ampissima presenza di stranieri, come sempre più avanti di noi, nella frequentazioni di areali dove si “prenota l’emozione del silenzio” (per usare un’espressione dello stesso Camanni).

Un libro che non dovrebbe mancare nella biblioteca di chi va in montagna… con la testa.

Marco Centin

Quelli di lassù, i villaggi più isolati delle alpi

Ezio Sesia è sempre stato incuriosito dalla vita in quei villaggi in quota, arroccati nel nulla, dove tutto sembra più difficile e probabilmente lo è. Negli ultimi vent’anni ha approfondito la storia di villaggi come Mollières, un paese francese a 1571 metri, che nella sua lunga storia ha visto la scomoda annessione all’Italia: con una semplice passeggiata di 40 chilometri e un buon dislivello gli abitanti potevano raggiungere il “loro” comune, a Valdieri!

Quelli di lassù, itinerari alpini
Quelli di lassù – Ezio Sesia

Ezio ha visitato questi villaggi, d’estate e d’inverno, e ce li presenta, con tanto di percorsi escursionistici e non solo nel volume “Quelli di lassù” edito da Mulatero. In 288 pagine di storia, itinerari e immagini ci dimostra che non esiste solo la croce di vetta, esiste anche la curiosità, il piacere di una passeggiata per raggiungere Obermutten, dove tutto è di legno, o per andare a scoprire il mistero di San Bernolfo.

Gli itinerari proposti sono decisamente originali, e coprono tutto l’arco alpino, dalle Marittime alle Giulie.  Non presentano particolari difficoltà (E, massimo EE) e dislivelli moderati, dai 500 ai 1000 metri. Oltre ai percorsi di escursionismo, il libro suggerisce anche anelli di fondo e percorsi di ciaspole e sci.

Simona Righetti ha introdotto la serata di presentazione testimoniando l’interesse della casa editrice Mulatero per questi territori isolati:  “In quest’epoca in cui si cerca di fuggire dalla ‘comfort zone’ raggiungendo le zone più isolate in montagna, in cui anche i territori più impervi vengono vissuti come un fantastico parco giochi, abbiamo ritenuto che fosse opportuno riscoprire la vita di quelle comunità che la parola comfort non sapevano nemmeno cosa volesse dire.”

Durante la serata, Ezio ci ha deliziati con aneddoti e diapositive, lasciandoci con tanta curiosità ed un nuovo volume in biblioteca.

Grazie Ezio!