La collina morenica tra Rivoli e Avigliana

Quando attacchi la rampa che porta in cima al Monte Cuneo (Moncuni per gli amici), sai già che faticherai. Potrebbe esserci fango, anzi, sicuramente ci sarà fango; e quelle radici piazzate proprio in mezzo alla traiettoria che devi dare un colpo di pedale al momento giusto, altrimenti ti fermi, in bilico tra cadere e riprendere. Quasi sempre cadi, e ripartire diventa un’impresa che tanto vale che scendi e spingi. Poi arriva quello con la e-bikes e ti schizza il casco di fango, scusandosi, ma proprio non si può fermare.

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Dal 30 settembre al 13 ottobre 2018 – IL QUADRANTE DEI CAMMINI DELL’ALTO PIEMONTE

Dal 30 settembre al 13 ottobre 2018
IL QUADRANTE DEI CAMMINI DELL’ALTO PIEMONTE

Percorso in 14 tappe con partenza e arrivo a Vercelli (snodo storico della Via Francigena), toccando la Via Francisca Novarese da Novara a Orta, il Cammino di San Carlo da Orta ad Oropa, il Cammino Eusebiano da Oropa a Vercelli. Tutto il nostro territorio ambientale, storico e culturale attraverso il modello del turismo lento e consapevole.
(Iniziativa delle associazioni e delle istituzioni che si occupano di cammini storico-devozionali nell’Alto Piemonte sulla base del Protocollo d’Intesa siglato dal Club Alpino Italiano e dall’UNPLI Pro Loco d’Italia nel 2017).

Volantino: Quadrante cammini 2018

Modulo: QUADRANTE_modello prenotazioni

CIAO, MI CHIAMO PATRIZIA

Ciao a tutti, mi chiamo Patrizia e sono una socia del CAI (mi piace dire che sono una “Caina”). Raccolgo l’invito dei nostri capi, Mauro e Roberto, che mi hanno spronata a buttar giù qualche riflessione sul trekking appena concluso in Calanques. È difficile esprimere a parole la bellezza di quelle insenature, il colore di quel mare, con le sue mille sfumature. I pini marittimi, con i tronchi modellati dal vento, che sembravano usciti dalle mani di uno scultore.

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Sulle Ande dei nostri sogni

Il sogno di una spedizione extraeuropea ci ha portati in Bolivia, terra affascinante e dai mille volti. La Bolivia è il luogo ideale dove affrontare la prima spedizione della vita soprattutto per chi, come noi, desidera organizzare il viaggio e le salite in maniera autonoma. Abbiamo organizzato e vissuto la spedizione come un’avventura, senza rivolgerci ad agenzie specializzate, guide andine, portatori o arrieros che, probabilmente, ci avrebbero consentito di effettuare salite più tecniche ma avrebbero reso meno “nostra” la spedizione. Quindi, dopo circa un anno di pianificazione con ricerca informazioni, stesura programma, integrazione equipaggiamento, allenamenti, sogni a occhi aperti, dubbi e soprattutto tanta curiosità siamo partiti. Leggi tutto “Sulle Ande dei nostri sogni”

Andar per Langa  

Cinquant’anni fa nessun “caino” che si rispetti sarebbe mai andato a fare escursioni nelle Langhe. C’era la montagna e basta, la gita aveva per meta una cima o un colle, tutt’al più un rifugio d’alta quota. L’approccio culturale aveva poi fatto qualche passo avanti quarant’anni fa, grazie anche alla Rivista della Montagna buonanima; si andavano moltiplicando i giri delle montagne, i percorsi naturalistici, gli anelli tematici. Ma di collina neanche a parlarne. Leggi tutto “Andar per Langa  “

A Fenestrelle con la TAM

Da quando ho iniziato a frequentare la montagna da escursionista , mi sono spesso imbattuto nelle testimonianze di secoli di rivalità e scontri tra il regno sabaudo e la Francia: strade militari, ridotte, caserme sopravvissute agli ultimi decenni di abbandono, e gli immortali giganti, prima visti sempre solo di sfuggita, i Forti: un richiamo irresistibile, per uno che si scoprì Bogia Nen alla scuola elementare, visitando le gallerie della cittadella e il Museo Pietro Micca! Leggi tutto “A Fenestrelle con la TAM”

L’isola del Tesoro

Anche quest’anno il Cai Uget ha voluto organizzare una bella settimana di trekking di primavera e, poiché siamo affezionati alle isole vulcaniche (l’anno scorso è toccato alle Isole Eolie ospitarci), la meta è stata Madeira, l’isola principale dell’omonimo arcipelago appartenente al Portogallo e situato nell’Oceano Atlantico a 560 chilometri al largo del Marocco.
Il gruppo in partenza è numeroso, siamo ben in 35, a riprova del fatto che la destinazione scelta e la precisa organizzazione di Luciano incontrano il favore di noi appassionati dell’avventura… poco estrema.

Un mare di nuvole dal Pico Ruivo

E la prima avventura la viviamo già arrivando a destinazione, atterrando all’aeroporto di Madeira, che è considerato uno tra i più pericolosi al mondo: in pratica la pista di atterraggio è un viadotto che si protende nel mare, circondata su tre lati dalle montagne, proprio quelle che affronteremo nei giorni successivi e che possiamo ammirare in anteprima.
Forse ammirare è una parola grossa, perché ci appaiono avvolte dalle nuvole, ma d’altra parte siamo in mezzo all’Oceano, le cime di Madeira sono le uniche elevazioni nel raggio di centinaia di chilometri, dove pretendi che l’umidità del mare vada a condensarsi?

La scogliera di Cabo Girao

A proposito degli aspetti meteo-climatici dell’isola, il giorno del nostro arrivo ci accoglie anche un bel vento, tanto per non farci dimenticare dove ci troviamo.
Già dal giorno successivo però il tempo migliorerà decisamente, regalandoci sempre belle giornate e confermando la definizione data a Madeira di “isola dell’eterna primavera”.
Un aspetto che subito colpisce è il fatto che i centri abitati si trovino tutti, ad eccezione della capitale Funchal, aggrappati alle montagne sopra alte scogliere, infatti pare che le strade finiscano nel vuoto, tanto le scogliere sottostanti precipitano a picco.
Questa particolarità fa comprendere che Madeira non è propriamente un’isola per turismo di mare, bensì si presta magnificamente alle escursioni in montagna, e questo ci prepariamo a fare.
Il primo giorno il programma prevede di percorrere la Levada do Caldeirao Verde, il più famoso dei sentieri che corrono lungo i numerosi tipici canali d’irrigazione costruiti tra il XVI e il XIX secolo per portare l’acqua dalle montagne dell’entroterra alla costa. Il sentiero attraversa la laurisilva, la foresta protetta dall’Unesco residua dell’antica foresta pliocenica, e raggiunge appunto il Caldeirao Verde, un lago dalle acque verdi in cui si tuffa una cascata alta circa 100 metri e circondato da alte pareti ricoperte di vegetazione.
A seguire, il giorno successivo raggiungiamo il punto più alto dell’isola, il Pico Ruivo (1.862 mt), compiendo un bellissimo giro ad anello che parte e termina dal Pico do Arieiro (1.818 mt): il dislivello coperto, nonostante i saliscendi, non è molto, ma quella che rimane impressa è la vista continua sull’Oceano tutto intorno, o meglio sul mare di nuvole che lo ricopre e che sta sotto di noi.
Il terzo giorno seguiamo il sentiero lungo un’altra levada, la Levada das 25 Fontes, il posto è bello ma un po’ troppo turistico per noi del Cai abituati a frequentare luoghi “selvaggi”: per fortuna le nostre guide Luciano e Ivano propongono per i più temerari di aggiungere un’ulteriore destinazione verso altre cascate, questa sì all’altezza delle nostre aspettative, poiché il sentiero è accidentato e la meta sperduta tra la vegetazione.
Ma il punto metaforicamente più alto del nostro trekking lo raggiungiamo il quinto giorno, quando un piccolo contrattempo logistico ci costringe, volendo mantenere inalterata la destinazione, a un cambio di percorso, che ci permette di scalare il Pico Grande (1.665 mt.) salendo dal versante nord-ovest; questo versante, isolato e poco frequentato, ci riserva una sorpresa unica: le sue pareti sono interamente ricoperte di gialle ginestre e il sentiero che percorriamo è una galleria scavata sotto gli arbusti. Quale miglior modo per apprezzare lo spettacolo della flora di questa splendida isola subtropicale?
L’ultimo giorno raggiungiamo l’estrema punta est dell’isola con un’agevole passeggiata su percorso obbligato, con ripetuti scorci sull’Oceano e nondimeno un bel bagno nelle acque per nulla fredde che nei giorni precedenti abbiamo sempre contemplato dall’alto.
Forse vi chiederete: e il quarto giorno? Ebbene, a metà della nostra vacanza il programma prevedeva una giornata di stacco, da dedicare ad attività ludiche a scelta, e dove pensate che sia caduta la nostra scelta? No, non su un’ulteriore impegnativa escursione come farebbe supporre la nostra comune appartenenza al sodalizio, ma su una giornata da perfetti turisti, che non per caso hanno visitato la parte antropizzata dell’isola, interessante quanto quella selvaggia. In particolare a Funchal merita la visita alla Zona Velha con i suoi edifici restaurati, al Mercado dos Lavradores, dove i banchi del pesce offrono tranci di tonno di dimensioni oceaniche, e del famoso Jardin Botanico, che però chi scrive non ha visitato, preferendo raggiungere con i mezzi pubblici la scogliera di Cabo Girao, la più alta d’Europa (580 mt): veramente spettacolare la vista verso il basso dal pavimento in vetro della piattaforma da cui ci si sporge.
E il tesoro del titolo? Il tesoro che alla fine abbiamo trovato è il riposo di cui ci parlava Guido Rey, quello che puoi trovare sia nella quiete che nella fatica, dove a Madeira la quiete è onnipresente e la fatica mai eccessiva.

Silvia M.

Valle stretta 70 anni dopo

Il 10 febbraio 1947, con la firma del trattato di pace avvenuta a Parigi,  l’Italia uscì definitivamente dall’avventura della seconda guerra mondiale. La gente piangeva i suoi morti e restavano da sanare gravi ferite materiali; a tutto ciò si aggiunse l’amarezza per le rettifiche territoriali imposte dai vincitori.

In Piemonte, a differenza di quanto accadde in altre regioni, le rettifiche non toccarono territori popolati, ma soltanto il Colle del Moncenisio, la cima dello Chaberton e la Valle Stretta, lontani dai centri abitati; zone note però anche ai non residenti, perché interessanti sotto l’aspetto alpinistico o turistico. In particolare la separazione dalla Valle Stretta toccò tanti appassionati di montagna.

 

28 Agosto 1928, il papà del nostro Pierfelice era in Valle Stretta

Possiamo immaginare quali furono ai tempi i sentimenti di delusione provati dagli italiani, puniti per colpe di chi li aveva governati, o quelli di soddisfazione e di rivalsa dei francesi. Ma ora, con l’abbattimento delle formalità di confine tra le nazioni europee, è legittimo chiedersi quali siano i vantaggi conseguiti dagli abitanti di Nevache, entro i cui confini comunali è confluita la Valle Stretta, o quali i danni subiti dagli abitanti di Bardonecchia, dal cui comune la valle è stata staccata.

La “Rivista della Montagna” nel 1982 pubblicò un articolo del nostro socio Marziano Di Maio, “La guerra per i confini”, storia delle rivendicazioni territoriali francesi alla fine della seconda guerra mondiale. Nell’articolo Marziano affermava che, in pratica, la cessione della Valle Stretta sarebbe stata un regalo non richiesto.

Un altro nostro socio, Franco Barneaud, bardonecchiese, ha più volte organizzato e diretto gite sociali in Valle Stretta, rievocando quei lontani eventi. Franco aggiunge ancora qualche considerazione:

<< Anche se nel 1946 avevo solo otto anni, ricordo perfettamente le scritte sui muri del paese “Viva Bardonecchia italiana” e “Viva Valle Stretta italiana”, mentre non ricordo di aver notato scritte inneggianti all’annessione alla Francia: la popolazione si sentiva più italiana che francese (fin dal trattato di Utrecht del 1713 era stata staccata dalla Francia) e con il trattato di pace del febbraio 1947 nessun abitante cambiò nazionalità, in quanto la Valle Stretta, divenuta francese, non aveva abitanti stabili ma solo alpigiani nel periodo estivo.   La conseguenza più fastidiosa fu che i proprietari di case e terreni dovettero ogni anno recarsi a Nevache per pagare le tasse relative, fino a quando rimasero in vigore.

L’ambiente naturale della Valle Stretta non ha subito sostanziali degradi, i sentieri dell’alta valle sono rimasti gli stessi da secoli e le montagne, ovviamente, continuano ad essere meravigliose.  La valle è anzi valorizzata, sia dalla ricostruzione del secondo rifugio,“Rois Mages” (un tempo dell’Uget)[…]sia dalla ristrutturazione di quasi tutte le baite.

Tutto bene dunque?  Non proprio, perché è rimasto insoluto il problema della manutenzione ordinaria della strada carrozzabile di fondo valle (finora ha provveduto il Comune di Bardonecchia).  

Ma la cerchia di vette che circondano la Valle Stretta resta indifferente alle beghe umane: loro non hanno padroni.>>