Il ValsusaFilmfest 2019: Nel segno di ambiente e montagna

Testo di Linda Cottino

Si è aperta a Condove nel nome di Nuto Revelli e si è chiusa a Venaus con la presenza di Mimmo Lucano la ventitreesima edizione del ValsusaFilmfest, figure entrambe rappresentative dell’anima e delle radici più profonde della manifestazione valsusina, che nel suo dna porta valori come Resistenza, ambiente, legame con il territorio, impegno per dare voce alle persone che vivono in situazioni e luoghi marginali. Oltre naturalmente al cinema, che con le opere in concorso ne costituisce il cuore più intimo, nonché alle altre espressioni artistiche che puntuali nel mese di aprile animano i paesi della valle; quest’anno da Condove a Venaus, passando per Avigliana, Almese e Villardora, Villarfocchiardo, Sant’Ambrogio, Mattie, Chianocco, Bussoleno, Susa e, in alta valle, Chiomonte e Oulx.
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Anna Torretta e Simone Moro rispondono all’eterna domanda… Perché andiamo in montagna?

Nel 2015 Anna Torretta e Simone Moro hanno partecipato al reality “Monte Bianco” su Rai 2, programma che ho seguito per curiosità, ma che mi è sembrato scialbo e banale, mentre si sono ampiamente riscattati scrivendo due libri, che vi segnalo perché meritano la nostra attenzione. Forse li avete già letti, sono “La montagna che non c’è” della Torretta e “Nanga” di Simone Moro. Entrambi si chiedono perché andiamo in montagna, eterno quesito che ci poniamo tutti noi che amiamo la montagna e che ci pongono tanti che non capiscono che cosa ci troviamo, oltre alla fatica e ai rischi. Leggi tutto “Anna Torretta e Simone Moro rispondono all’eterna domanda… Perché andiamo in montagna?”

UN LIBRO NELLO ZAINO: LA VERGOGNA di Claudio Marcato

UN LIBRO NELLO ZAINO: LA VERGOGNA di Claudio Marcato

Claudio Marcato scrittore non per professione, grande appassionato di storia, ha avuto negli anni novanta il grandissimo merito di riportare in auge il romanzo storico piemontese. Lo ha fatto con 4 libri splendidi, di cui “La vergogna” rappresenta forse la pagina storica meno nota. Siamo in Piemonte dopo i falliti moti del 1821 che videro il tentativo di imporre la costituzione da parte di elite intellettuali e militari.

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Nuovi ingressi sugli scaffali della biblioteca

ratonBiblioteca

La nostra sezione nel dicembre 2015 ha ricevuto in eredità dalla Prof. Maria Fernanda Demarchi, deceduta il 30 marzo del 2014, la biblioteca del genitore, rag. Carlo Demarchi, con l’impegno di conservarla nella sua interezza a memoria del padre e di metterla a diposizione dei soci.

Il legato è costituito da oltre quattrocento libri di montagna (alcuni di notevole valore storico e documentario) e da carte geografiche, raccolte dal Rag. Carlo durante la sua vita di escursionista. Valoroso ufficiale combattente nella prima guerra mondiale – assegnato alla Brigata Modena con il compito di istruttore delle truppe alpine – si iscrisse fin da giovane alla sezione CAI di Torino e vi rimase socio fino alla morte.

La biblioteca comprende i Bollettini trimestrali e le Riviste Mensili del CAI dalla sua costituzione fino agli anni ’50, la raccolta delle riviste “Scandere” e “Sci Club Torino”, la serie delle Guide di Montagna del CAI e CAI-TCI ed un corposo numero di libri (alcuni introvabili) scritti da grandi alpinisti (Guido Rey, Walter Bonatti, ecc.) che spaziano da inizio ‘900 fino agli anni ’60 del secolo scorso.

Per ulteriori informazioni puoi contattare la biblioteca o presentarti negli orari di apertura della stessa, il giovedì dalle 21.00 alle 22.30.

Giuseppe Zucco

Scrivere di grotte

È in stampa un libro edito dal Cai Uget e dall’Associazione Gruppi Speleologici Piemontesi (AGSP) e scritto da Giuliano Villa, socio Uget dall’inizio degli anni ’70. Medico, speleologo, antropologo, bibliofilo, bibliotecario, paleontologo, fotografo, musicista e un’altra dozzina di cose ancora, Giuliano Villa era un uomo eclettico e meticoloso. Questo lavoro, l’ultimo, impegnò le sue doti di ricercatore tra biblioteche e archivi per una decina di anni, all’inseguimento dei dotti personaggi che in qualche modo si erano occupati del fenomeno carsico piemontese nel corso dei secoli. Lavoro certosino sulle tracce di uomini che di grotte scrivono per sentito dire o che ripetono quanto letto in precedenza, come nel caso del leggendario “cuniculus” nel quale dovrebbe scomparire il Po, inesistente ma rievocato per più di quindici secoli da Plinio in poi. Il risultato è un libro che parla di grotte ma non di speleologia, affollato di valdesi, santi ed eruditi e che passeggia tra le leggende e i racconti che le grotte piemontesi nel corso di duemila anni hanno saputo evocare. Giuliano Villa scriveva così del suo lavoro:

Questa storia, che ripercorre le tappe della letteratura speleologica in Piemonte, vuole invece trattare l’argomento da un punto di vista della storia delle frequentazioni e delle esplorazioni delle varie grotte, dando più spazio alle curiosità, alle leggende, spesso cercando di confrontare il modo di “vedere” le grotte da parte di osservatori differenti. Soprattutto nei secoli XVII e XVIII le grotte citate sono sempre le stesse: Rio Martino, Pugnetto, Bossea, la Balma Ghiacciata, ecc., grotte che già da tempo eccitavano la fantasia dei locali. Una sorta di percorso sulle testimonianze scritte da esploratori, storici, scienziati o di semplici ardimentosi visitatori che hanno lasciato scritti, a volte curiosi, a volte più interessanti sulle grotte piemontesi, fino ai primi lavori di tipo scientifico e, nonostante le ovvie ripetizioni, non dovrebbero scoraggiarci nella lettura.

Rio Martino, 1906

Il lavoro è impostato quindi come un commento alle singole opere con abbondanti citazioni dai testi originali. In particolare si è curato di mantenere rigorosamente l’originalità degli scritti anche se, per quelli più antichi, la lettura è spesso poco fluida. Seguendo il percorso cronologico, partiremo dalle prime timide esplorazioni del mondo sotterraneo ad opera di pochi e colti ardimentosi. Vedremo che nello scorrere dei secoli si sono spesso modificati i toponimi, con difficoltà a volte a riconoscere e ad identificare certi luoghi e certe grotte. Risalendo più indietro nel tempo le notizie scritte sono sempre più incerte fino a sfumare nelle credenze dei locali e nelle leggende, cioè le tradizioni orali che gli autori antichi puntualmente riportano, spesso con particolari discordanti e fantasiosi. Quali sono le basi su cui costruire le conoscenze partendo da questi testi? In alcuni casi, confrontando gli scritti tra di loro, spesso redatti in tempi e da autori diversi, è possibile risalire alla storia della grotta. In altri casi ci devono soccorrere le ricerche sul campo, magari ricercando ancor oggi qualche traccia residua di tradizioni orali tramandate nelle nostre montagne per secoli, oltre che, importantissima, la rivisitazione di grotte ormai purtroppo dimenticate da noi speleologi perché già esplorate da tempo. È una ricerca affascinante questa perché il mondo sotterraneo, vero scrigno naturale, ha sempre attratto l’uomo e le storie e le leggende tramandate si sono conservate a volte di più che non quelle degli ambienti alla luce del sole, purtroppo spesso completamente stravolti dalla civiltà e dal progresso.