Andrea Mellano, l’origine dell’arrampicata sportiva italiana

Chi frequenta le palestre di arrampicata deve tanto a questo uomo. Magari, i meno locals non lo conoscono neppure per sentito dire. Invece, Andrea Mellano, un signorotto ormai con barba e capelli bianchi, ha, per così dire, creato l’arrampicata sportiva in Italia. E molto gli si deve se questo sport, come lui dichiara essere “una sorta di atletica verticale”, sarà prossimamente nelle Olimpiadi di Tokio 2020. Ma andiamo con ordine, perché ogni cosa si non si crea dal nulla, ma come dice un brocardo scientifico, “tutto si trasforma”. Insomma, chi è Andrea Mellano? I frequentatori del Vallone di Piantonetto certamente associano il suo nome alla via al Becco di Valsoera- la Mellano-Perego-Cavaliere. Eppure, la sorprendente semplicità di quest’uomo nasce tra le mura cittadine di Torino.

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Un po’ di storia della sezione: Renato Mamini e il suo Noshaq

Qualcuno dell’agguerrita e solerte redazione di Cai Uget Notizie ha notato su un Liberi Cieli del lontano 1972 un articolo di Renato Mamini sulla sua ascensione ai 7492 m del Noshaq in Afghanistan: un exploit cui forse si era dato poco risalto perché compiuto da un comune alpinista senza pretese. La redazione ha ritenuto opportuno ricordare quella vicenda e il suo protagonista. Eccola in breve.

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L’orma del genio

Due corsie automobilistiche parallele non si separano mai  a meno  che fra esse vada rispettata l’orma del genio.

Così avviene in Valle dell’Orco,  dove un sasso, fregiato da una spaccatura verticale al centro,  ha imposto un insolito rispetto ai costruttori di strade che normalmente non guardano in faccia niente e nessuno. E’ il masso Kosterlitz, e costituisce la lezione di fisica superiore che Mike Kosterlitz, scalatore scozzese a Torino per studio, diede nell’alba del Nuovo Mattino ai suoi amici torinesi senza macchia, né paura.

Il Masso Kosterlitz come appariva nel 1989, durante la costruzione della strada (Rivista della Montagna numero 107, 1989)

Fu Roberto Bonelli il primo a capire la formula di quella fessura e tradurla in gesti latini. Doloroso e stupefacente è  il fatto che  lui ci abbia lasciato su una doppia di merda proprio negli stessi giorni in cui Mike vedeva riconoscere la grandezza delle sue ricerche in fisica con l’attribuzione del premio Nobel.

I grandi fisici, al pari dei rocciatori visionari, hanno da sempre combattuto la forza di gravità, troppo generale, banale e dominante per poter affascinare dei cuori ribelli.  Archimede la sconfisse nella vasca da bagno, dando via libera all’arte dell’immersione subacquea , altri ricercatori pur restando affascinati dalla dimostrazione di forza che solo una parete verticale può dare, hanno cercato di domarla ricorrendo all’infinitamente piccolo per trovare sconosciute forze interattive, equilibri ed appigli ancora inediti.

Yuki sale la fessura Kosterlitz
Tentando la fessura (Yuki Weber)

Altra sicura caratteristica del genio è il “passo di fianco” che permette di vedere un problema da un altro punto di vista da cui, anziché orrido e repulsivo, esso  si presenta risolvibile. Mike Kosterlitz ne diede la dimostrazione a Motti e Grassi nel celebre traverso de La via del Sole Nascente, dove scoprì un modo di star su ancor sconosciuto al resto del mondo. Fu un passo di fianco per tutta la storia dell’arrampicata destinata a cambiare drasticamente come conseguenza di tali risultati e riproporre altre frontiere tra il possibile e l’impossibile. Ma la canzone da cui è stato tratto il nome di tale via esorta i giovani a non entrare nella casa del sole nascente, gran rovina dell’umanità e invece per quella via ci passò addirittura la storia dell’arrampicata destinandosi  a perdere l’anima e la mente per  rimanere sola coi suoi muscoli di fronte alla forza di gravità.

Effetti collaterali che non sempre l’inventore può prevedere, lezioni in cui uno ha creduto di spiegare una cosa e l’altro di capirne un’altra.

Mike Kosterlitz  ha continuato ad arrampicarsi nel lato sconosciuto della fisica anche quando il corpo non riusciva più a sostenerlo nell’arrampicata estrema; sulla via che l’ha portato al Nobel ha incontrato problemi  davvero difficili e li ha risolti con soluzioni inaspettate come quelle tipiche dell’arrampicata libera d’un tempo, quando il cervello veniva ancora invitato dai signori muscoli a sgranchirsi fra appigli ed appoggi.

Le  orme di Kosterlitz fortunatamente non sono leggere come quelle d’uccello nel cielo, al pari di quelle del Budda,  provare a ripestarle sarebbe un’ottima idea per un giovane  che voglia imparare a far volare il cervello.

Andrea Gobetti

Federico tenta il passaggio Perucca sul masso Kosterlitz
Federico Fornace, allievo istruttore della Scuola Grosso, tenta il “passaggio Perucca” (7a) sul Masso Kosterlitz. (ph. A. Castellano)

Iceberg in Alta Val Sangone

Il nostro socio ed istruttore sezionale di sci escursionismo della scuola neve libre Alessandro Cauda ci comunica che in data 22 settembre 2016 ha ultimato di attrezzare una nuova via di arrampicata in alta Val Sangone precisamente sopra all’Aquila di Giaveno (TO). La via si trova ad una quota di circa 1.800m nei pressi del Pian d’le Lese (ex stazione di arrivo seggiovia).
Via Iceberg è il nome attribuito per un totale di 4 tiri di corda ed un grado massimo di 5a.

Trovate la relazione dettagliata su gulliver.it e presso la bacheca del Bar Ristorante dell’Aquila.

Chi ben comincia è già a metà dell’opera

LaPelissier_MatteoGuadagnini
La Pellissier (foto M. Guadagnini)

Chissà se e vero? Ottobre, per chi ama lo sci e il tempo fresco, è un mese di transizione. Che permette però alcune “perle”. Quali le goulottes. Consentono di stare ad alte quote, di arrampicare non con soli mani e piedi e di toccare il ghiaccio e la neve immaginando quello che verrà. E allora l’11 ed il 24 di ottobre due goulottes: Pellissier alle Pointes Lachenal e Perroux con finale sulla Le temps est assassin al Triangle du Tacul. Leggi tutto “Chi ben comincia è già a metà dell’opera”