Finnmarksvidda, ovvero il pesce al cartoccio

Finnmark, contea a Nord della Norvegia. Immagine di  TUBSOpera propria 

Pesce al cartoccio? Come può venire in mente un’immagine del genere in Norvegia? Dal 24 al 29 febbraio saliamo in quattro italiani ad Alta, al nord della Norvegia, per partecipare ad una mini spedizione di 80 chilometri in autonomia, cioè con slitte e tende, unitamente ad un polacco e ad un inglese accompagnati da due guide, nel Finnmark.

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Il Coro per il Rifugio Monte Bianco

Il nostro Rifugio Monte Bianco, in Val Veny richiede seri interventi di manutenzione per i tetti.

Data la disponibilità del Coro a esibirsi in un concerto pro tetti del Rifugio Monte Bianco, ci attiviamo con Aldo: l’obiettivo, per ottenere il miglior risultato, è di trovare una sede capiente con un’ottima acustica, accessibile al pubblico ma soprattutto a costo zero, missione difficile, se non impossibile!
Comincio a guardarmi intorno, prendo contatti con Andrea presidente del Coro e Simone per meglio comprendere le loro esigenze. Con il caro amico Gianni, amministratore locale, cominciamo a valutare alcuni siti ma poi ci indirizziamo verso la direzione più autorevole: il Conservatorio Giuseppe Verdi. Contattando gli uffici del Comune fissiamo la data del 24 febbraio e prendiamo contatto con l’Assessore. Un incontro cordiale, con Aldo che illustra le nostre intenzioni. L’Assessore è socio CAI, anche se dei cugini, e ci conosce bene. Nel giro di qualche giorno ecco l’approvazione della giunta: il nostro Coro si esibirà al Conservatorio per i tetti del Rifugio Monte Bianco!

Il coro in azione, foto di Roberto Gagna

Parte la macchina della promozione con locandina, programmi, inviti e arriviamo al gran giorno: il 24 febbraio nel pomeriggio i 35 coristi sono già sul palco per le prove, Aldo e io ci occupiamo delle ultime incombenze, poi alle 20,30 il pubblico inizia ad affluire e in breve la sala è quasi al completo, con nostra somma soddisfazione. Il discorso introduttivo di Aldo, poi il saluto di Andrea presidente del Coro.
Le impressioni a caldo di un corista: “…il direttore e tutti noi siamo concentrati, ma distesi e ben consapevoli che il pubblico è in gran parte ugetino e che stasera il Coro è qui con le migliori motivazioni: l’Associazione, il Rifugio, ma anche i valori del Canto popolare e della Montagna…”
Il concerto ha inizio. Presentati in forma scherzosa o ufficiale da un Pietro in gran forma, i canti si susseguono sciolti con la guida del Maestro Beppe Varetto: Che fai bela pastora, E picchia picchia la porticella, E col cifolo del vapore, La vita è bella … pezzi in prevalenza conosciuti, che culminano con la Montanara a coinvolgere in una sola voce tutti i presenti.
Applausi a scrosci, grande entusiasmo reciproco sul palco ed in platea.
Che bellissima esperienza! E grazie a tutti per la buona raccolta fondi, anche da parte dei tetti del Rifugio Monte Bianco.

di Roberto Gagna

A dieci anni dai Giochi Olimpici – Coro Cai Uget in piazza

Si sapeva da giorni che il meteo sarebbe stato inclemente in quell’ultimo weekend di febbraio, ma nulla ha turbato il nostro entusiasmo, iniziato con la lettera d’invito al Coro da parte del Sindaco Fassino. Domenica 28 febbraio avremmo presenziato alla solenne cerimonia di chiusura del Decennale dalle XX Olimpiadi Invernali di Torino 2006! Leggi tutto “A dieci anni dai Giochi Olimpici – Coro Cai Uget in piazza”

Terre d’Albania

Da una ricognizione scialpinistica di Andrea Gobetti e altri attempati delinquenti esce la montagna inviolata. Si chiama Mali Dejes è alta 2200 metri ed è in Albania. La sorpresa sta nel fatto che trovare oggi un massiccio calcareo mai calpestato da speleologi ad una distanza ragionevole da casa è, fatti i debiti confronti, come scoprire sulle Alpi un quattromila che nessuno ha ancora salito. Leggi tutto “Terre d’Albania”

Maestro? Il saluto di Paolo Griffa

Nel Cai Uget dal 1990 e dal 1992 nella Commissione Alpinismo Giovanile dal 2004 presidente della Commissione Alpinismo Giovanile (AG) dell’Uget. Ancora oggi ricordo la mia prima escursione con l’AG.

Incontri ravvicinati con l’Alpinismo Giovanile, Cristalliera, Giugno 2015

Era il 12 aprile 1992 e la meta il Musinè. Al ritrovo del mattino giungevano auto in continuazione, si fermavano, si spalancavano le portiere e scendevano bambini, ragazzi che depositavano gli zaini nel pullman e salivano a prendere posto. I loro genitori si fermavano, chi chiedeva informazioni sulla gita, chi dava le ultime raccomandazioni ai figli, nonostante la loro indifferenza, impegnati a parlare con gli amici e proiettati già sulla bella giornata che avrebbero trascorso, “lontano” dai genitori.

A Caselette, all’inizio del sentiero, ciascun accompagnatore radunò i bambini che gli erano stati assegnati. Io avevo quattro bambini di 8-9 anni. Iniziammo a salire lungo la mulattiera; non smettevano un attimo di parlare, facevano domande su quante cime avevo salito, se avevo figli, se ero fidanzato o sposato, se ero già stato sull’Everest… Una valanga di domande. Diedi loro le risposte. Fortunatamente, la fatica li rese un po’ più silenziosi e proseguimmo lungo il sentiero che s’inerpicava ripido sul costone della montagna, fino a raggiungere la grossa croce di cemento della vetta. Ci sparpagliammo sulla cima e dagli zaini dei bambini uscì ogni ben di dio: panini, scatolette, biscotti, cioccolate, bibite; era incredibile quanto cibo potesse contenere il loro zaino e soprattutto il loro stomaco: mangiarono tutto, il triplo di quanto mangiò il sottoscritto. Rimanemmo circa due ore in cima; fu l’occasione per conoscerci meglio, adulti e bambini. Parlando di montagna, raccontai loro qualche mia piccola avventura: dall’espressione dei loro occhi immagino pensassero di essere di fronte a chissà quale “grande” alpinista.

La discesa fu compiuta lungo il versante sud della montagna dove i fini detriti rendevano il percorso un po’ scivoloso, ma quel grosso gruppo di bambini non si scompose minimamente e, nonostante la fatica, scesero allegri e spensierati fino alla base.

Due di loro, all’arrivo a Torino, mi presentarono ai loro genitori dicendo che io ero stato il loro “maestro” quel giorno. Questa frase mi fece quasi commuovere; con quel termine nella mia vita avevo solo e sempre individuato la figura del mio maestro di scuola elementare, il parroco del paese, un omone grande e grosso; io maestro! Eppure ai loro occhi io fui un maestro e scoprii che quel giorno ero riuscito a insegnare loro qualcosa. Essi, con la loro intelligenza, la loro curiosità e la loro attenzione, avevano appreso come camminare su un semplice sentiero, invece che su un marciapiede; come attraversare un bosco anziché una strada trafficata. Avevano appreso come comportarsi nella natura, rispettandola pienamente soltanto osservando il comportamento degli adulti. Fu una lezione anche per me: capii quanto è importante il nostro comportamento dinanzi ai bambini.

Quel giorno decisi che avrei fatto parte del gruppo di Alpinismo Giovanile. Da allora sono passati 24 anni e sono state compiute circa 240 escursioni. Ho dedicato questi anni a far conoscere la montagna ai ragazzi; ho dato molto, ma ne sono stato ripagato ampiamente. Vedere i ragazzi andare in montagna con gioia, fare domande, rimanere attenti alle spiegazioni è stata sempre una grande soddisfazione.

Oggi, vivendo lontano da Torino, devo rinunciare al ruolo di presidente dell’AG Uget per continuare la mia attività di Alpinismo Giovanile a Vercelli. Il responsabile di un gruppo deve essere presente sul luogo in cui si svolge l’attività, per organizzare, coordinare, comunicare con il gruppo e con la sezione. Lo farà degnamente l’amico Enzo Gilli.

Un saluto all’Uget, con affetto, con l’augurio possa continuare, a promuovere “… la formazione etico-culturale e l’educazione alla solidarietà, alla sicurezza, alla conoscenza e al rispetto dell’ambiente, specialmente dei giovani …”.

Già, i giovani, sono loro il futuro del Cai, non dimentichiamocelo!

Paolo Griffa

La Scala Granda, un esemplare recupero

Salendo la scala granda, foto di Pfb
Erba abbondante, ma passaggio pulito. Foto di Pfb

Mollia è un piccolo comune valsesiano. Il capoluogo (880 m), attraversato dalla strada provinciale per Alagna, è circondato da versanti alti e ripidi; sul lato solatio si trovano alcune frazioni e, più in alto, numerosi alpeggi. Una fitta rete di sentieri univa queste realtà, un tempo popolose, situate fra gli 800 e i 2000 m di quota. In particolare le frazioni Grampa (956 m) e Piana Fontana erano collegate al sovrastante alpeggio Orticosa (1397 m) da una ardita “accorciatoia” dal nome significativo: la Scala Granda, che consentiva ai montanari di evitare un lungo giro riservato ai carichi più grevi e alla transumanza.
La Scala Granda, che definirei esempio di ingegneria spontanea, segue un tracciato decisamente ripido che si insinua su cenge e spaccature di balze rocciose alte decine di metri. I salti, altrimenti impercorribili, vengono superati con vere e proprie scalinate in pietra, da cui il nome del sentiero.
L’abbandono degli alpeggi e dei coltivi avvenuto nel corso del ‘900, ha portato a trascurare e spesso dimenticare capolavori come questo. Frane, smottamenti e l’inesorabile ritorno dei boschi avevano quasi nascosto la Scala Granda ma un gruppetto di volontari, di cui fa parte Claudio Romagnoli, attuale sindaco di Mollia, lavora per ridare agibilità ai sentieri del suo territorio. Uno degli ultimi interventi è stato effettuato proprio sulla Scala Granda nella primavera 2014. L’itinerario è ora fruibile in sicurezza anche con l’acqua dei rii abbondante.
Abbiamo approfittato di un incontro con Claudio per porgli alcune domande.
D: Cosa vi spinge a questi lavori di riscoperta e ricupero?
E’ importante e doveroso mantenerli, nel rispetto dei sacrifici compiuti dai nostri predecessori e per far conoscere agli escursionisti la bellezza del camminare su sentieri storici.
D: Il vostro intervento volontaristico trova appoggio negli enti pubblici (comuni, regione) o da parte del CAI?
I finanziamenti di queste opere sono della Comunità Europea attraverso il “G.A.L. Terre del Sesia”, emanazione della Comunità Montana.
D: Questi sentieri riscoperti e ripristinati confluiranno nel catasto regionale sentieri o sulle pubblicazioni del CAI?
Sì, vengono segnalati dai volontari e inseriti nel catasto a cura della Sezione di Varallo Sesia del CAI. La Scala Granda porta i numeri 282 e 282a.

Grazie Claudio complimenti e buon proseguimento.

Lo Spartiacque

Il sole già scalda alle dieci del mattino. Il capo-gita percorre il sentiero, per nostra fortuna ombroso qua e là, con il passo saggio dei settantotto anni – lo scaramantico lungo ombrello appeso al braccio.
Camminando ci affresca con poche efficaci parole la battaglia delle Alpi del giugno 1940, il colpo di pugnale contro la Francia già sconfitta dai nazisti. Leggi tutto “Lo Spartiacque”

Massiccio del Monte Bianco

La nostra biblioteca si è arricchita del volume Monte Bianco fotografato da un pilota di montagna di Cesare Balbis, editore Glamox Italiana, di Aosta.
Il volume, uscito a fine 2015, dopo oltre un anno di ricerche e riprese fotografiche aeree, tratta ogni particolare del massiccio, dall’orogenesi a tutti i rifugi e capanne, la storia delle funivie, la fauna e flora, la storia delle glaciazioni, il trenino a cremagliera di Montenvers, il Tramwy du Mont Blanc e la nuova funivia Skyway. Sono oltre 250 le fotografie riprese dall’aereo.
L’editore con questo volume ha inteso “raggruppare libri e libricini riguardanti la formazione e descrizione generale del Massiccio del Monte Bianco”.
E’ diviso in cinque capitoli: piccolo trattato di geologia sulla nascita del massiccio, foto riprese sui versanti italiano, francese e svizzero e descrizione dì tutti i rifugi del Monte Bianco.

240 pagine, formato 23×33 cm, 29,50 €.